L’AQUILA – Sarà lunedì prossimo, 22 agosto, il giorno del giudizio per il bilancio comunale dell’Aquila, approvato e rifinito in tutti i suoi atti in fragoroso ritardo rispetto ai termini di legge, tanto che il Consiglio rischia lo scioglimento forzato da parte del prefetto.

È un rischio formale che, di solito, si risolve con un nulla di fatto, ma comunque il 3 agosto scorso il rappresentante del governo, Francesco Alecci, ha inviato una nota all’amministrazione intimando di effettuare la ricognizione degli equilibri di bilancio 2016 entro 20 giorni dal ricevimento, quindi entro martedì 23.

La presidenza del Consiglio ha risposto circa una settimana più tardi, convocando la seduta ordinaria in prima convocazione per il giorno precedente, lunedì 22, alle ore 16 nella consueta aula di Villa Gioia, e comunicandolo con email e messaggini ai consiglieri.

Da approvare ci sarà una delibera contenente sia la salvaguardia degli equilibri, con cui il Consiglio esprime la certezza che le entrate coprano le uscite, sia l’assestamento, cioè la versione finale dopo la quale non sarà più possibile spostare somme da un capitolo all’altro.

Grazie ai 16 milioni di euro giunti faticosamente dal governo dopo un’aspra battaglia e mille colpi di scena, verrà emendato l’assestamento, disponendo che la copertura per il servizio di raccolta dei rifiuti non venga presa dalle tasche dei cittadini ma da quella somma, e sarà di conseguenza ritirata la delibera che disponeva un’ulteriore stangata alla tassa sui rifiuti (Tari).

Il caso bilancio si è creato, infatti, quando il governo ha tergiversato, e l’ente comunale non ha insistito efficacemente, sulla necessità di far arrivare un contributo straordinario da Roma per compensare nei conti le minori entrate e maggiori uscite dovute all’inagibilità del patrimonio edilizio a causa del terremoto del 6 aprile 2009.

Un “tesoretto” che 7 anni fa era di 25 milioni e adesso si è via via ridotto fino a fermarsi a 16, ma stavolta l’esecutivo Renzi non voleva affatto stanziarlo e l’emergenza è destinata a ripetersi l’anno prossimo quando, comunque, ci sarà un’altra sindacatura in carica.

Alla fine la “mancia” è stata infilata nel decreto “Enti territoriali”, approvato il 24 giugno e convertito in legge il 2 agosto.

Come se non bastasse, il testo dell’articolo era sbagliato, perché disponeva che i soldi fossero sì stanziati, ma non si potessero impiegare nel 2016: per il sindaco, Massimo Cialente, un “macroscopico errore”, per altri una mossa taglia-gambe cui si è potuto ovviare solo con un emendamento in sede di conversione alla Camera, poi conservato anche al Senato.

L’attesa spasmodica che si perfezionasse l’iter del decreto nelle due Camere ha costretto il Comune a fare “melina” sul bilancio, approvato il 24 maggio, anche qui per il rotto della cuffia rispetto alla diffida del prefetto, in una versione “lacrime e sangue” con tagli a tutte le voci e aumenti di tasse e imposte, con l’intesa di operare una variazione appena fossero arrivati i soldi.

Ma i soldi non arrivavano a causa del lento percorso del dl, ulteriormente complicato dall’errore, e così, tra numeri legali fatti saltare ad arte per rinviare le sedute e la fissazione di riunioni dell’assemblea civica sempre alla scadenza dei termini di legge o delle proroghe, si è arrivati appunto alla deadline non più superabile del 23 agosto.

La vicenda del contributo straordinario si è incrociata con quella dell’aumento della tassa sui rifiuti (Tari) disposto dalla Giunta: una stangata del +50% in due tranche, prima il 23% approvato anche in Consiglio, che rimane a gravare sulle tasche degli aquilani, e poi il restante 27% rimasto lettera morta dopo il sospirato arrivo della somma.

Lo smaltimento dei rifiuti è la voce più ingente del bilancio a parte la ricostruzione post-sisma: costa 14,5 milioni di euro all’anno, frutto di un contratto con la municipalizzata Asm per 2015 e 2016, che poi andrà rinegoziato.

Nel 2015, di questa somma, 9,5 milioni erano stati presi dalla fiscalità dei cittadini, 5 milioni dai 24 stanziati dal governo come contributo straordinario, oggi decurtato fino a 16.

Quest’anno, con l’aumento del 23% della Tari, le quote cambiano in 11,5 milioni presi dalle tasche dei cittadini e 3 milioni gentile omaggio di Matteo Renzi e soci

Alecci nella nota di diffida ricorda che la mancata approvazione degli equilibri di bilancio “comporta l’attivazione delle procedure dettate dalla normativa in materia che prevede, come ultima soluzione, lo scioglimento del Consiglio”.

“Resto in attesa della comunicazione dell’avvenuta adozione del provvedimento in parola con l’indicazione dei relativi estremi”, conclude il prefetto. Alberto Orsini