L’AQUILA – Un patrimonio librario immenso, oltre agli immobili, da gestire con 250 dipendenti in meno, tra tecnici e amministrativi, direttori compresi: è quanto ereditato dalla Regione Abruzzo con la firma dell’accordo che il 5 settembre scorso ha ufficializzato il passaggio di competenze sulle 4 biblioteche provinciali abruzzesi e sulle agenzie di promozione culturale, dalle abolite province alla Regione Abruzzo.
Un accordo che arriva al termine di un lungo e faticoso iter per l’applicazione della legge Delrio, sul riordino delle Province, recepita con legge regionale numero 32 del 20 ottobre 2015.
Proprio i lunghi tempi di attuazione hanno comportato, per 250 dei 712 dipendenti delle Province considerati eccedenti compreso il personale delle biblioteche, il trasferimento presso altri enti.
In alcuni casi, come per il direttore della biblioteca Delfico di Teramo, Luigi Ponziani, si è optato per il pensionamento.
“La gestione delle biblioteche in questa fase di transizione diventa un problema tecnico – afferma Enzo Fimiani ex direttore della biblioteca provinciale di Pescara ora dirigente della biblioteca di ateneo all’università Gabriele D’Annunzio – . I servizi pubblici che offrono sono complessi. Il compito della Regione sarà riorganizzare tutto questo in modo efficiente, anche giungendo a creare un polo bibliotecario unico che comprenda tutto l’universo bibliotecario abruzzese in termini di servizi, di informatica, di uffici. È la proposta di legge cui si sta lavorando da due anni, proposta avanzata dagli ex presidenti delle Province, dai direttori delle biblioteche e dall’associazione italiana biblioteche”.
La situazione attuale delle 4 strutture provinciali è comunque legata appunto alla mancanza di personale e alle incertezze sui tempi del definitivo passaggio di gestione.
Le maggiori criticità sono per la biblioteca aquilana “Salvatore Tommasi”, nata nel 1848, già costretta dopo il sisma del 6 aprile 2009 in una sede provvisoria nel nucleo industriale alla periferia est dell’Aquila, con tempi incerti per il rientro nella storica sede di piazza Palazzo ancora inagibile per i danni subiti a causa del terremoto, e per la biblioteca “Angelo Camillo De Meis” di Chieti, anche questa ospitata in un capannone industriale per l’inagibilità della sede cittadina e in attesa di essere nuovamente ricollocata stavolta negli spazi di una ex caserma.
Intanto, alla biblioteca Tommasi dell’Aquila, l’orario per chi volesse consultare uno o più libri tra le migliaia a disposizione, è stato ridotto alla sola apertura mattutina, tutti i giorni dalle 8,30 alle 13,30, fino a nuova comunicazione.
“Per tutte e due le strutture, Chieti e L’Aquila, oltre agli onori di un patrimonio librario inestimabile, abbiamo ereditato anche delle passività in termini di affitti – spiega Francesco Tentarelli dirigente del servizio beni e attività culturali della Regione Abruzzo, che avrà il compito di guidare questo passaggio di competenze – e la carenza di personale sarà in qualche modo colmata. Stiamo lavorando a diverse soluzioni”.
“Per le biblioteche di Teramo e Pescara la situazione è relativamente tranquilla, vanno ripensati alcuni servizi – continua Tentarelli – si vuole pensare un sistema regionale globale che possa includere anche le biblioteche minori, le 15 agenzie di promozione culturale con un patrimonio 20 mila volumi. Le difficoltà ci sono anche nell’acquisto di nuovi libri, per la mancanza dei fondi necessari”.
La proposta di legge per il polo bibliotecario unico regionale è stata appoggiata e portata avanti da Giovanni Lolli, vice presidente della Giunta regionale, che sottolinea come “delle 20 biblioteche provinciali italiane ne abbiamo 4 solo in Abruzzo. C’è un gruppo che sta lavorando alla proposta di legge e bisogna ora pensare di istituire un tavolo con i sindaci e con i rappresentanti delle università e con il presidente Luciano D’Alfonso che ricordiamo essere assessore alla cultura”.
“In questo passaggio ci sono molte criticità da affrontare e risolvere. Molti dei dipendenti sono stati trasferiti o hanno scelto di andarsene e si trattava di tecnici che non sarà facile sostituire – continua Lolli – anche alla luce di inferiori somme messe a bilancio proprio per le risorse umane”.
Sulle tempistiche necessarie perché l’accordo firmato il 5 settembre diventi esecutivo “si sta scrivendo la delibera che dovrà essere portata poi in Giunta per l’approvazione e la successiva pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo”, conclude.






