L’AQUILA – Scontro tra dirigenti in Regione Abruzzo sulla proroga “last minute”, richiesta con procedura singolare dai massimi vertici dell’ente, del bando che assegna 24 milioni di euro del Piano di sviluppo rurale (Psr) per progetti dei Gruppi di azione locale (Gal). Pronti esposti in procura e all’Unione europea.
Per il capo dipartimento delle Politiche dello sviluppo rurale e della pesca, Antonio Di Paolo, la proroga è legittima e opportuna, motivata dalla necessità di allargare la partecipazione a tutti i territori. Per il suo dirigente Giuseppe Di Fabrizio, invece, non si poteva fare, così breve e all’ultimo momento, e infatti si è rifiutato di firmarla.
Due alti dirigenti dello stesso dipartimento, seduti fianco a fianco, che prendono posizioni opposte. La plastica rappresentazione della spaccatura è andata ieri in scena in commissione di Garanzia, convocata per fare luce sullo strano caso del bando prorogato il 9 settembre, a poche ore dalla scadenza, di soli tre giorni.
Quanto basta per consentire di presentare la sua domanda anche al neo costituito Gal Terreverdi teramane, che riunisce enti, Comuni e soggetti privati in particolare della Val Vibrata, il territorio dell’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, ha evidenziato con malizia l’opposizione, in aggiunta a quelle di altri sette Gal e aventi requisito, che lo avevano fatto entro i termini, alcuni dei quali hanno già annunciato di andare in procura della Repubblica.
Una proroga decisa, come si legge a chiare lettere nella determina, dopo aver “preso atto dell’avvenuta presentazione di richieste nel senso di differire il termine di scadenza al 12 settembre 2016, della cui rappresentazione si sono fatti portatori tanto gli interessati, quanto gli organi di decisione politica dell’ente”. Ovvero a seguito di una lettera del presidente, Luciano D’Alfonso.
Una “indebita ingerenza politica” che ha fatto urlare allo scandalo i consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo, che è anche presidente della commissione di Vigilanza, e il vice presidente del Consiglio regionale Paolo Gatti: entrambi pronosticano uno scenario da incubo, ovvero il blocco del bando, e dunque dell’attività dei Gal abruzzesi, a causa di una pioggia di esposti e ricorsi, che infatti sono stati già presentati.
E in commissione Vigilanza, com’era prevedibile, Gatti e Febbo hanno incalzato Di Paolo e Di Fabrizio, chiedendo in particolare se, secondo loro, non si sia leso il principio della par condicio, e se, sempre per loro, sia una cosa normale ricevere richieste di proroga dal presidente D’Alfonso o da altri assessori, per di più di soli tre giorni, e a ridosso dalla scadenza.
Da quanto trapelato, il capo dipartimento Di Paolo avrebbe negato che la proroga “incriminata” possa aver in qualche modo leso la par condicio, e che è stata adottata non per la “sollecitazione politica”, ma per consentire a tutti i territori di usufruire di un importante opportunità di finanziamento, insomma per allargare la partecipazione.
Una mini proroga, avrebbe poi rimarcato Di Paolo, che è stata tempestivamente pubblicizzata sul sito istituzionale della Regione, ribadendo, insomma, quanto affermato ad AbruzzoWeb dall’assessore Pepe, che si aggirava negli stessi minuti fuori l’aula della commissione.
Di Paolo avrebbe poi aggiunto che in effetti non è una consuetudine ricevere lettere con richiesta di proroghe di bandi.
Di tenore diverso le affermazioni di Di Fabrizio, che avrebbe ribadito quanto già messo nero su bianco in una lettera in cui si avanzavano dubbi sull’opportunità di una proroga a poche ore dalla scadenza, e di sole 72 ore. Per lui il lasso di tempo minimo della proroga doveva essere almeno 15 giorni. Di Fabrizio, del resto, aveva negato la proroga a seguito di una precedente richiesta.
Argomenti che non hanno, com’era ovvio, convito i due esponenti dell’opposizione. Per Febbo, “non solo viene tradito un principio di buona amministrazione, che consiste nell’evitare disparità tra i partecipanti, ma a questo punto già si parla di possibili esposti e dunque rischiano di essere congelati 24 milioni di euro, che non arriverebbero più ai cittadini entro 2 o 3 mesi, ma solo entro i 2 o 3 anni necessari per concludere un eventuale contenzioso”.
Secondo Gatti, infine, “si apre un gravissimo precedente, che consentirebbe di chiedere e ottenere una proroga a tutti coloro che ne hanno bisogno per partecipare a un bando”. Per queste ragioni Febbo e Gatti confermano che invieranno tutti gli atti agli uffici competenti dell’Unione Europea.






