TERAMO – “Non dubito del fatto che la mini proroga del bando Gal sia del tutto legittima, fidandomi dei nostri dirigenti, come che sia legittimo, ed anzi opportuno, che l’organo politico, nella persona del presidente Luciano Alfonso, l’abbia richiesta all’ufficio competente”.
Risponde così l’assessore all’agricoltura Dino Pepe, alla grandinata di critiche piovutagli addosso a seguito della proroga del bando regionale che assegna 24 milioni di euro del Piano di sviluppo rurale per progetti dei Gruppi di azione locale (Gal), che scadeva il 9 settembre, ma che all’ultimo momento, a poche ore dalla chiusura dei termini, è stato prorogato di tre giorni, su richiesta, si legge a chiare lettere nella determina del dipartimento Politiche agricole, “degli interessati”, e degli “organi di decisione politica dell’ente”.
Una proroga che ha indotto tre Gal che avevano fatto domanda nei tempi di fare un esposto in Procura. E che ha fatto urlare allo scandalo in particolare i consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo e Paolo Gatti, anche perché questa proroga ha consentito di fare domanda anche al Gal terre verdi teramane, che unisce decine di comuni, enti e aziende, che “guarda la combinazione”, osservano i forzisti, corrispondono al territorio di provenienza dell’assessore teramano Pepe.
Rilevando infine che la determina che ha prorogato il bando è stato firmato, secondo loro in modo anomalo, non dal dirigente competente, Giuseppe Di Fabrizio, ma del capo dipartimento Antonio Di Paolo.
Pepe rispedisce però al mittente tutte le accuse, e offre una lettura del tutto diversa dell’accaduto.
“È vero, il bando è stato prorogato di pochissimi giorni, a seguito di una precisa richiesta del presidente D’Alfonso, che si è fatto portavoce di una richiesta arrivata dai territori. Se i dirigenti regionali hanno ritenuto legittima questa richiesta, e possibile la mini proroga, non ho motivo di dubitare”.
La lettera a cui Pepe si riferisce è quella la cui esistenza è stata già resa nota da Febbo, che ne ha chiesto copia, inviata pochi giorni prima della scadenza del bando da Claudio Ruffini, segretario particolare del presidente D’Alfonso, ex consigliere regionale e presidente della Provincia di Teramo.
Il governatore aggiunge Pepe, “ha fatto bene, a chiedere questa proroga per consentire l’arrivo di altre domande, del resto non è stato fatto per favorire questa o quel soggetto, allora si che ci sarebbero stati problemi, ma per venire incontro alle richieste di comuni di tutti i colori politici, organizzazioni agricole, camere di commercio, con l’unico obiettivo insomma di consentire a tutti di poter beneficiare di uno strumento che consentirà di mettere in campo strategie di sviluppo locale”.
Un differimento tecnico insomma nato da un richiesta diffusa, assicura Pepe, non penato certo per favorire i suoi territori.
“Tutti potevano usufruire della proroga, e i potenziali beneficiari non sono certo tutti amici miei”, liquida poi l’accusa di Febbo e Gatti con una battuta.
Contestando l’esser venuto meno della par condicio e leale concorrenza, o Bruno Petrei, presidente Gal Gran Sasso Velino, Rocco Di Micco, presidente Gal Terre Aquilane , Vincenzo Margiotta, presidente Gal Abruzzo Italico Alto Sangro, hanno annunciato di andare in procura e chiedono il ritiro immediato della determina.
Pepe però non si dice preoccupato. “Non sarebbe la prima volta, ma non vedo motivi per fare passi indietro, tutto è stato fatto in buona fede e secondo le regole”.
Pepe conclude ricordando ai Gal sul piede di guerra che “i bandi di questi Psr sono stati apprezzati da tutti, perché finalmente ad essere protagonisti sono i comuni, e perché nella nova programmazione sono state inserite anche le fasce collinari svantaggiate. Ricordo anche che in passato i ricorsi e contenzioni creati Gal, hanno creato ritardi nella programmazione, e nell’erogazione dei fondi, e a pagare sono stati i territori, i cittadini e gli agricoltori”.





