TERAMO – Sono bastate poche parole del nuovo regolamento approvato dal Consiglio provinciale nel settembre 2015, che modificano quello precedente, per escludere centinaia di disoccupati dal bando del Centro per l’impiego della Provincia di Teramo, duramente contestato, e poi annullato in autotutela, per l’assunzione di 14 addetti all’immissione dati presso la Asl.
Il particolare viene segnalato ad AbruzzoWeb da alcuni dei disoccupati con bassa qualifica professionale esclusi dal bando, avendo indicato nella domanda qualifiche solo “terminologicamente” diverse a quella di “addetto all’immissione dati”, ma del tutto equivalenti nella sostanza.
Equivalenza confermata alla Provincia dall’Istat, responsabile della classificazione delle professioni a cui sono tenute ad attenersi tutte le Province italiane, a cui ha fatto seguito l’annullamento “in autotutela” del bando.
Per confrontare i due regolamenti e constatare la portata della piccola modifica, basta consultare il sito internet della Provincia di Teramo, alla pagina del settore Lavoro.
Il primo regolamento, che riporta la data del dicembre 2007, in un passaggio chiave, all’articolo 4 specifica che “per qualifica professionale relativa alle selezioni pubbliche indette da soggetti pubblici appartenenti all’ambito territoriale di competenza della Provincia di Teramo, si intende solo ed esclusivamente quella contenente la medesima descrizione e relativa codifica ministeriale, come fedelmente riportato nell’avviso pubblico, mentre non sarà riconosciuta valida la cosiddetta qualifica matrice”.
Tradotto dal burocratese: bisogna attenersi ai codici a cinque cifre che sono riportati sul sito dell’Istat.
Ad esempio, per quanto riguarda il bando annullato, per “addetto all’immissione dati” la qualifica da adottare era l’unità professionale individuata dal codice a cinque cifre 4.1.2.2.0, che racchiude le qualifiche di “operatore di computer per l’immissione dati”, “addetto inserimento dati”, “codificatore dati meccanografici”, “operatore di calcolo”, “operatore di consolle”, “operatore di data entry”, “operatore di macchine calcolatrici”, “operatore di macchine contabili”, “operatore meccanografico”, “schedulatore informatico” e “videoterminalista per l’immissione dati”.
Non vale indicare la sola categoria a quattro cifre, 4.1.2.2. che indica la categoria complessiva di “addetto all’immissione dati”, denominata dall’Istat “unità professionale omogenea” che al suo interno comprende tutti gli esempi le qualifiche sopra riportate considerate quindi perfettamente equivalenti.
È avvenuto però che il 15 settembre 2015, pochi giorni prima del 23 settembre, data di emanazione dell’avviso della Asl di Teramo, il regolamento è stato cambiato, e solo nel decisivo articolo 4.
Si aggiunge infatti che i candidati hanno la facoltà di “indicare nell’avviso pubblico un massimo di complessive tre qualifiche, ove esse siano ritenute dall’Ente richiedente equipollenti, cioè contenenti il medesimo codice “matrice” (formato dai primi quattro numeri), ricavabile delle codifiche ministeriali e delI’Istat, vigenti al momento di emanazione dell’avviso pubblico e siano anche equivalenti dal punto di vista terminologico della descrizione”.
Ovvero: per il candidato non basta più specificare di essere un “operatore di computer per l’immissione dati”, ma deve anche scrivere nero su bianco che si possiede la qualifica generale indicata con il codice a quattro cifre, di “addetto all’immissione dati”, che diventa a questo punto specifica e l’unica ammissibile.
Sembra una questione di lana caprina, che appassionerebbe i filosofi medioevali che si arrovellavano sull’esistenza autonoma, in qualche mondo ideale, delle categorie, ad esempio quella di “fiore”, rispetto alle migliaia di specie di fiori reali e concreti.
Anche per la Provincia di Teramo, insomma, un ciclamino non è un fiore a tutti gli effetti.
Solo una minoranza di candidati, hanno protestato gli esclusi, ha letto il regolamento modificato in modo cervellotico pochi giorni prima del bando e ha compilato la domanda in modo inoppugnabile. Sottolineando che questa tipologia di regolamento è stato adottato solo dalla provincia di Teramo, che pure ha presentato il regolamento come uno strumento teso “a garantire un trattamento equo e paritario in favore di tutti i lavoratori”.





