TERAMO – Ultimo giorno di campagna elettorale in vista del ballottaggio di domenica prossima a Teramo e Silvi, le uniche due città abruzzesi sopra i 15 mila abitanti, della tornata amministrativa del 10 giugno.

Due sfide il cui esito non è scontato, e che andranno lette oltre il dato locale, visto che a confrontarsi sono le principali forze politiche in campo, tenuto conto che a breve si voterà anche per la Regione Abruzzo. In queste due partite il Pd, seppure al fianco delle civiche, tenta in riscatto dopo la debacle delle politiche del 4 marzo. Il centrodestra punta invece a consolidarsi Il Movimento 5 stelle, fuori dai ballottaggi invece non si schiera, anche se in campo c’è la Lega, con cui è al governo del Paese. Paradossi della politica dei due forni e dei contratti di legislatura.

Sia a Teramo e che a Silvi non ci sono stati apparentamenti tra i candidati rimasti in corsa, e quelli rimasti fuori dai giochi al primo turno. Ma serrate sono state le trattative, gli ammiccamenti, ed anche qualche accordo sottobanco, che potranno rivelarsi domenica prossima decisivi, per confermare il risultato del primo turno o per eventuali calorosi ribaltoni.

BALLOTTAGGIO A TERAMO

A Teramo la sfida è tra il centrodestra “classico” dell’ex assessore regionale ai trasposti Giandonato Morra, che al primo turno ha ottenuto il 34,6 per cento, pari a 10.638 voti , e Gianguido D’Alberto a capo della coalizione tra Partito democratico e liste civiche, costretto ad inseguire, partendo dal 21,1 per cento, pari a 6.492 voti.

Morra è appoggiato dal suo partito Fratelli d’Italia, che al primo turno ha preso il 7,01% (2.085 voti), da Futuro in, la lista del consigliere regionale Paolo Gatti, 10,95% (3.256 voti), da Forza Italia, 8,86% (2.634 voti), (2.085 voti), dalla Lega: 6% (1.758 voti), dalla civica Oltre Teramo, 5,13% (2.023 voti), dal Popolo della Famiglia: 0,39% (118 voti).

D’Alberto è stato appoggiato dal Partito democratico, 8,63% (2.565 voti), da Insieme possiamo, 7,75% (2.303 voti), da Teramo vive, 2,72% (809 voti) e da Teramo 3.0,  2,36% (702 voti).

D’Alberto, che deve recuperare uno svantaggio di 4.146 voti, fino all’ultimo ha attaccato Morra accusandolo di rappresentare la continuità con la giunta del sindaco forzista Maurizio Brucchi, caduto nel dicembre 2017, evidenziando in una proiezione, che torneranno in  giunta buona parte dei suoi ex assessori, e dominus della politica teramana il consigliere regionale Gatti, che con la sua lista Futuro ha fatto il pieno di voti. Ma anche Morra e suoi hanno ribattuto che dietro D’Alberto non c’è affatto il nuovo, ma anzi il Pd del presidente della Regione e senatore Luciano D’Alfonso, i vertici del Pd teramano, a cominciare dal capogruppo in Regione Sandro Mariani, il neo assessore del Nuovo centro destra Giorgio D’Ignazio, passato nel centrosinistra da pochi mesi e molti ex amministratori rimasti all’opposizione da oltre 15 anni.

Di apparentamenti non ce ne sono stati, ma è ovvio che in caso di ballottaggio sarà decisivo vedere cosa faranno i candidati esclusi.

Almeno ufficialmente Mauro Di Dalmazio, consigliere regionale di Abruzzo futuro, che ha con la sua lista Al centro per Teramo ha appoggiato per anni Brucchi, per poi farlo cadere, ha ribadito che non appoggerà nessuno dei due candidati, e comunque vada il ballottaggio di domenica, siederà tra i banchi dell’opposizione.

Forte dell’ l’11,5% dei consensi ottenuti al primo turno, che traduce in percentuale 3.500 voti, l’ex candidato sindaco di “Al centro per Teramo” e “Azione politica” potrebbe davvero spostare gli equilibri.
Significativa però la presa di distanza, da tale posizione, del parlamentare di centrodestra eletto in Abruzzo Gaetano Quagliarello, leader del movimento Idea, di cui fa parte anche Di Dalmazio.

Quagliarello ha detto chiaro e tondo che “in questi giorni sono impegnato affinché Morra possa diventare il sindaco di Teramo”.

Altra incognita è rappresentata dal Movimento 5 stelle, che contava di arrivare al ballottaggio, forte del 40 per cento alle politiche del 4 marzo, che però con il suo candidato sindaco Cristiano Rocchetti si è fermato al 16,5%, pari però a 5.063 voti.

Rocchetti non ha voluto fare nessun apparentamento. Il deputato teramano Fabio Berardini ha poi ribadito che M5s , “non appoggia alcun candidato sindaco e non è interessato ad alcuna poltrona né al numero di consiglieri che verranno eletti”.

Libertà di voto dunque, e sarà interessante vedere se gli oltre 5 mila elettori pentastellati rimarranno a casa, oppure voteranno per il centrosinistra, con cui hanno condiviso quattro anni di opposizione al Brucchi e al centrodestra. Oppure voteranno per il candidato appoggiato anche dalla Lega, con cui M5s è al governo del paese.

C’è chi fa notare che i pentastellati prenderebbero tre consiglieri in caso di vittoria di Morra, ovvero Rocchetti, Pina Ciammariconi e Ivan Verzilli.

Si è tirato fuori dai giochi, anche Giovanni Cavallari, ex consigliere comunale del Pd, che si è presentato con la lista civica Bella Teramo, ottenendo un ottimo 10,2% pari a 3.146 voti, spaccando però il fronte del centrosinistra.

Cavallari è stato velatamente accusato da D’Alberto di strizzare di fatto l’occhio a Morra. Ma su questa situazione lo stesso Cavallari ha replicato con fermezza, ricordando che è stato D’Alberto a non volere l’apparentamento, che a sua volta ribatte che invece un accordo alla luce del sole era stato proposto eccome. Anche Cavallari che ha prevalentemente attinto al bacino elettorale del centrosinistra, critico con il Pd, otterrebbe però tre consiglieri in caso di vittoria di Morra, due in caso di vittoria di D’Alberto. E anche questo peserà nelle scelte all’interno della sua lista.

Altro candidato sindaco fuori gara è Alberto Covelli, che ha preso il 5,1 %, pari a 1.580 voti, ottenuti dalle liste Abruzzo Insieme e Popolari Con Teramo. Sembrerebbe che Covelli sia ad un passo dall’appoggio al centrodestra, anche senza apparentamenti ufficiali

IL BALLOTTAGGIO A SILVI

Partita ribaltata rispetto a quella di Teramo, quella che si gioca a Silvi: qui al primo turno è rislutato essere in vantaggio il candidato del centrosinistra Francesco Comignani, ex sindaco, caduto ad aprile 2017 quando nove consiglieri si dimisero. Si è poi ricandidato e ha preso il 35,56 pari a 2.772 voti.

Comignani è stato appoggiato dalle liste civiche Silvi Ripartiamo, 15,03% pari a 1.122 voti, Democratici Per Silvi 14,91%, (1.113 voti) e Obiettivo Silvi 6,75% (504 voti).

A tallonarlo è però il candidato civico, ma incardinato nel centrodestra Andrea Scordella, che ha preso il 33,33 pari a 2.598 voti. Appoggiato dalla Lega 15,62% (1.166 voti), Forza Italia 8,37% (625 voti), Idea Popolo Libertà, 7,31% (546 voti), e Fratelli D’Italia 3,45% (258 voti).

A separarli appena 147 voti, e allora sarà a dir poco decisivo cosa decideranno di fare gli elettori degli altri due candidati usciti di scena al primo turno, ovvero Simona Astolfi del Movimento 5 stelle, che ha preso il 22,42 , pari a 1.687 voti, e l’avvocato Antonio Del Vecchio, di Silvi in comune, lista di area di sinistra, che al primo turno ha preso il 6,88 pari a 537 voti.

Anche a Silvi non c’è stato nessun apparentamento e il Movimento 5 stelle, il vero ago della bilancia, si è tirato fuori dalla partita.

Astolfi ha ribadito infatti che “non daremo nessuna indicazione di voto ai nostri elettori in occasione del ballottaggio. Sarebbe incoerente e non in linea con il nostro percorso un apparentamento. la nostra posizione resta dunque la stessa. I nostri elettori sono liberi di scegliere a chi dare la fiducia, non vogliamo cariche o incarichi, né daremo indicazioni, invitiamo i nostri elettori solo a documentarsi bene sui programmi e sulle persone, li invitiamo a votare con consapevolezza e attenzione, ma non diciamo a chi”.

Un enigma ciò che faranno gli elettori di Del Vecchio, che con Comignani ha il dente avvelenato, avendo votato la sfiducia ad aprile 2017.

“Siamo stati bocciati dagli elettori – ha dichiarato Del Vecchio – ma resteremo coerenti. Il nostro gruppo è nato proprio in contrapposizione a Comignani, non potremmo mai appoggiarlo. Io stesso sono tra quelli che hanno votato la sfiducia alla sua amministrazione che ha portato un anno fa al commissariamento del Comune. Per ora il nostro orientamento è quello di non dare alcuna indicazione di voto a quanti ci hanno sostenuti”.

Ma poi aggiunge provocatorio, “in ogni caso per noi coerenza vuole che si opti o per non votare, non riconoscendosi in nessun candidato, e nel caso si voglia giustamente rispondere a questo dovere civico meglio Scordella”.

Tra gli obiettivi dei due candidati c’è infine quello di recuperare gli oltre 1250 elettori che al primo turno non si sono recati alle urne.