SAN MARTINO SULLA MARRUCINA – Dopo aver bussato a tutte le porte possibili, due importanti aziende italiane avrebbero risposto all’appello di sindacati ed amministratori per rilevare i terreni e gli edifici della Ball di San Martino sulla Marrucina, per un progetto di reindustrializzazione del sito.
Sono però pochi i giorni a disposizione prima di Natale, ovvero il giorno in cui i 70 lavoratori riceveranno la cosiddetta “letterina”, per mettere d’accordo vertici aziendali, che hanno comunicato la decisione di delocalizzare in Serbia, e i nuovi probabili acquirenti.
Intanto tutte le informazioni sugli imprenditori interessati sono state trasmesse alla Regione Abruzzo che si è attivata per verificare l’attendibilità del progetto ma, in attesa che la Ball comunichi le riposte su cassa integrazione straordinaria, cessione dello stabile e trattamento delle persone che vorranno trasferirsi, il tempo continua a scorrere senza tregua.
“La Ball ha offerto la disponibilità a ricollocare i lavoratori, dove possibile, in altre sedi sparse per il mondo. Si tratta comunque di un tentativo, non di una certezza di ricollocazione”, spiega Andrea De Lutiis della Fiom Cgil.
“In queste settimane i vertici aziendali hanno portato avanti un atteggiamento incomprensibile, mostrandosi evidentemente poco solerti a trovare una soluzione per quello che diventerà un dramma per un intero territorio. Da incontri e comunicati ufficiali non è emerso nulla che somigli ad un cambio di rotta. Nulla che, ad oggi, possa evitare di lasciare in mezzo alla strada queste persone. La Ball ha anche dichiarato di aver proposto un interessante accordo economico non accettato dai sindacati. Non esiste cosa più falsa. In tutti i tavoli erano presenti organizzazioni sindacali territoriali e nazionali, Rsu, Regione Abruzzo, sindaci, Mise e Confindustria Chieti-Pescara. Forse eravamo tutti disattenti, se così fosse siamo pronti ad ascoltare nuovamente dall’azienda l’offerta che non abbiamo udito o avremmo rifiutato”.
E poi, riguardo alla cessione del sito: “l’azienda, dichiarando di voler vendere e dichiarando i tempi eccessivi per lasciare lo stabilimento, probabilmente cerca di pregiudicare la reindustralizzazione, sa che i nuovi imprenditori hanno chiesto di avere lo stabile in massimo sei mesi. Ball, dichiarando la vendita, lancia un messaggio importante tranne nel caso che il prezzo di vendita richiesto sia vantaggioso o simbolico. Oltre a chiudere un’azienda sana, vogliono usare lo stabile per fare cassa”.
Ma anche se dovesse prendere forma questo progetto di reindustrializzazione, occorrerebbe prima mettere in atto delle misure fondamentali, come spiega Domenico Adorante, Rsu: “Stiamo ancora attendendo le risposte sulla cassa integrazione, siamo ormai arrivati a Natale senza niente in mano. Tra i lavoratori c’è chi ha appena messo su famiglia, chi sta pagando un mutuo, chi tra qualche anno andrà in pensione e chi questa struttura l’ha tirata su, mattone su mattone, prima come muratore e poi come dipendente. A tutte queste persone, molte delle quali sarebbero anche disposte a stravolgere la loro vita pur di mantenere il lavoro, si devono delle risposte concrete. Non abbiamo più tempo”.





