L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila ha avviato un’inchiesta sull’allarme prostituzione minorile all’Aquila lanciato ieri dal vescovo ausiliare del capoluogo abruzzese, monsignor Giovanni D’Ercole.
Il vescovo ha riferito di essere stato informato da un medico dell’ospedale dell’Aquila sul fatto che ci sono baby prostitute, anche con meno di 14 anni, che vendono il proprio corpo per una ricarica telefonica.
D’Ercole ha mantenuto il più stretto riserbo sul nome del medico e sulle modalità con cui si è imbattuto in questi gravissimi casi.
Ora D’Ercole e il medico saranno ascoltati dai magistrati, probabilmente come persone informate sui fatti: a occuparsi della complessa vicenda il pool di pm che ha la competenza di questi reati i quali hanno già acquisito i resoconti sui mass media.
“Vogliamo approfondire in tempi solleciti quanto denunciato da monsignor D’Ercole – spiega il procuratore capo, Fausto Cardella – con modalità che verranno decise dal pool competente su questi reati”.
Per ora si tratta di una indagine tecnicamente “preliminare”, “accertativa” che farà il salto di qualità qualora venissero trovate prove e riscontri ai gravi fatti riportati da D’Ercole.
Ieri, polizia e carabinieri, oltre che la procura, avevano detto che ufficialmente a istituzioni e forze dell’ordine non risultano denunce di casi del genere.
Due anni fa su un’indagine approfondita, attivata da alcune segnalazioni, non emersero poi riscontri.
LA GIUNTA COMUNALE: ”CHIEDIAMO INCONTRO AL PREFETTO”
“Non c’è dubbio che le affermazioni di monsignor D’Ercole abbiano destato in noi una certa preoccupazione ma, finché si tratta di sue dichiarazioni o sentori o impressioni, non possiamo che attendere l’approfondimento delle Forze dell’Ordine, peraltro, già impegnate in una campagna sul territorio tesa a sensibilizzare e a raccogliere dati sulla violenza sulle donne”.
Lo scrive in un comunicato la Giunta comunale dell’Aquila, annunciando di aver chiesto un incontro al prefetto del capoluogo, Francesco Alecci.
LA NOTA COMPLETA
Sicuramente la Chiesa è un osservatorio privilegiato e anche un solo caso sospetto o taciuto di baby prostituzione rappresenta un dato allarmante ed assolutamente intollerabile.
Quello che sicuramente emerge, invece, ed è evidente e sotto gli occhi di tutti, è il disagio sociale che la Città sta vivendo dal dopo terremoto.
Una città che ancora soffre l’incertezza della sua ricostruzione con l’incertezza dei fondi, oggi non sufficienti per il rispetto tempi del cronoprogramma.
Abbiamo comunque chiesto un incontro col Prefetto per fare chiarezza sulla vicenda anche perché, se il nostro territorio dovesse essere davvero a rischio, chiederemo immediatamente un piano d’intervento sociale a Governo e Regione per l’istituzione di un osservatorio speciale sul fenomeno e l’istituzione di un numero verde.
Intanto, qualora il fumus sollevato da Mons. D’Ercole, fosse confermato, sarà nostra premura istituire anche un tavolo di lavoro per prevenire e fermamente contrastare il dilagare del fenomeno.
Al di là di mere ipotesi tutte ancora da confermare, resta il fatto che chiunque dovesse venire a conoscenza di un qualsiasi tipo di abuso o violenza su minori è tenuto a informarne immediatamente le forze dell’ordine ed i servizi sociali che, chiaramente, garantiranno l’anonimato della fonte.
Baby prostitute, anche sotto i 14 anni, che all’Aquila vendono il proprio corpo per una ricarica telefonica. La denuncia shock arriva direttamente dal vescovo ausiliare dell’arcidiocesi dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, il quale riferisce di aver saputo dell’allarmante fenomeno dalla testimonianza di un medico che lavora all’ospedale San Salvatore dell’Aquila.
Le parole, pesanti come un macigno per un territorio già in ginocchio per il tragico terremoto del 6 aprile 2009, vengono pronunciate nel corso di una conferenza stampa per la presentazione del rapporto sulle povertà in Abruzzo e Molise.
D’Ercole sottolinea che il drammatico fenomeno “è legato alla crisi” e pur mantenendo il più stretto riserbo sul nome del medico aquilano e sulle modalità con cui è venuto a conoscenza dei gravissimi fatti, fa capire che è stato denunciato alla forze dell’ordine che starebbero già seguendo “e con discrezione agendo sui casi di prostituzione minorile all’Aquila”.
L’annuncio supera rapidamente i confini della città e della regione: solo che ufficialmente a istituzioni e forze dell’ordine non risultano denunce in tal senso.
Intanto D’Ercole torna sul suo annuncio, formulando un appello affinché “si incoraggino i ragazzi a parlare con gli adulti, gli insegnanti, i sacerdoti, gli educatori in modo tale che si possano prevenire certi fenomeni”.
“Il disagio deve essere – conclude il prelato – una delle più grandi preoccupazioni per noi adulti”.
A prendere posizione è anche il componente del Centro servizi volontariato dell’Aquila Gianvito Pappalepore, per il quale “il fenomeno a mio avviso è innescato non dalla condizione di povertà tipica, cioè quella causata da precarie condizioni economiche, ma è conseguenza di relazioni culturali e crisi di valori anche in seno a famiglie normali che quindi non hanno problemi economici”.





