SULMONA – Dalle prime ore del mattino i Carabinieri della Compagnia di Sulmona (L’Aquila), coadiuvati dai militari delle Compagnie di Chieti, Montesilvano (Pescara), Avezzano e Castel di Sangro (L’Aquila), hanno dato corso ad una vasta operazione in tutta la regione Abruzzo, con l’esecuzione di 9 misure cautelari in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo dei reati di usura, estorsione, falso e associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Sulmona, Marco Billi, a conclusione di una prolungata attività di indagine.

I Carabinieri hanno operato un sequestro per equivalenze relativo ad un immobile riconducibile agli indagati.

Si erano inventati due aziende “fantasma” per chiedere finanziamenti da reinvestire nel mercato dei prestiti a strozzo. Nell’inchiesta sono state arrestate nove persone e denunciate undici. Tutto è partito un anno e mezzo fa dalla denuncia di un imprenditore di Sulmona sottoposto ad estorsione da uno degli arrestati.

Dagli accertamenti dei Carabinieri è emerso che una famiglia di origine rom che svolgeva come attività principale il prestito di soldi con tassi che raggiungevano anche il 54% mensile, aveva fatto il salto di qualità creando un diabolico sistema economico che ruotava intorno a due aziende con capitale sociale e con dipendenti, tutti fittizi, reperiti nel mondo della tossicodipendenza locale.

In questo modo, è stato spiegato in una conferenza stampa tenuta alla caserma dei Carabinieri di Sulmona, il sodalizio criminale riusciva ad ottenere prestiti da finanziarie e istituti di credito attivando la procedura della cessione del quinto dello stipendio a carico dei dipendenti, tutti conniventi, per un ammontare di circa 600.000 euro.

Per non dare modo alle banche di avviare denunce e contenziosi le due aziende fittizie onoravano le prime rate dando modo alla società di prendere tempo e conseguire altro capitale, con la medesima tecnica.

L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei nove arrestati che risultano indagati a vario titolo con altre undici persone è stata firmata dal gip Billi, che ha ordinato anche il sequestro per equivalente di una villa di cinque vani nel comune di Roccacasale (L’Aquila), con annesso garage e quattro terreni, del valore di 600.000 euro, acquistata in un’asta giudiziaria e dei conti bancari delle due società.

Le accuse per tutti, a vario titolo, anche per gli undici denunciati, sono usura, estorsione, falsità ideologica, sostituzione di persona e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe.

GLI ARRESTATI

Mario Di Rosa, 51 anni, di Sulmona, Cesare Mariani, 52 anni, di Raiano, residente a Chieti, Sonia Di Rosa, 42 anni, di Sulmona, Bruno Spinelli, 41 anni, di Sulmona, Luigino Di Rosa, 45 anni, originario di Sulmona e residente a Pettorano sul Gizio, Pasquale Di Rosa, 46 anni, originario di Castel di Sangro e residente a Montesilvano.

Agli arresti domiciliari sono finiti Lucia D’Amato, 45 anni di Sulmona, Pasquale Di Rosa, 23 anni di Sulmona e Lucia Morelli, 34 anni, di Avezzano.

Il sequestro preventivo riguarda inoltre le quote di partecipazione al capitale sociale di due società fittizie rilevate ai fini di commettere le truffe in danno delle banche e delle società finanziarie.