L’AQUILA – “Sull’autonomia differenziata ho una posizione mediana: non credo che ci penalizzerà, perché noi siamo ancora una regione che dà più di quello che chiede, in termini di fiscalità, ma non mi fa scaldare il cuore come riforma, lo devo dire con grande chiarezza”.

Davanti ad un cavallo di battaglia della Lega al governo, quella dell’autonomia differenziata, si registra la presa diposizione, se non di bocciatura, ma poco ci manca, nell’intervista ad Abruzzoweb, del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia. Il quale invece ritiene, a proposito di autonomie locali, ben più prioritario restituire deleghe, risorse e dignità istituzionale alle Province, azzoppate dalla riforma Delrio del 2014.

L’autonomia differenziata, processo in itinere che vede come fautore Roberto Calderoli
Ministro per gli affari regionali  della Lega,  che deve arrivare a permettere alle Regioni a statuto ordinario di chiedere e ottenere maggiori poteri legislativi e gestionali in 23 materie (come sanità, istruzione, ambiente, energia) negoziando con lo Stato. Per ora siamo però solo alla fase delle pre-intese, giuridicamente non vincolanti, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, per alcune materie  “no-lep”, ossia materie per le quali in linea di principio non è necessaria la preventiva individuazione di quei livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere garantiti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Riforma rilanciata nella tre giorni di Roccaraso e Rivisondoli, da Matteo Salvini, da portare a casa entro la legislatura.

Contro la riforma si è però costituito uno schieramento trasversale, anche nella maggioranza di centrodestra di Giorgia Meloni – che vuole agganciarla al presidenzialismo -,  da parte di chi ritiene che se le Regioni ricche si terranno i soldi delle tasse per gestire in proprio le nuove deleghe in esclusiva, a rimetterci saranno le piccole regioni, in particolare del Sud che non hanno pari potenza di fuoco fiscale, con un sostanziale “secessione” delle regioni ricche del Nord, che versano alla cassa comune statale più di quanto ricevono indietro, con buona pace della coesione nazionale.

A novembre 2024 la Corte Costituzionale ha comunque bocciato alcune parti della legge, soprattutto quelle dedicate ai livelli essenziali delle prestazioni, ritenendole troppo vaghe e prive di criteri chiari, e senza una definizione precisa e condivisa dei Lep, la riforma non può procedere.

Sull’autonomia differenziata, spiega dunque Sospiri: “capisco le istanze di alcune regioni del nord d’Italia, capisco che il regionalismo in Italia è stata una riforma ancora non pienamente apprezzata, forse non pienamente completata, ma ho qualche perplessità sulla gestione a livello regionale di alcune materie, a cominciare dalla sanità, che considero importantissime, e complessivamente da gestire a livello più nazionale, magari come materie concorrenti più che esclusive, a cominciare dalla sanità”.

A proposito di autonomia differenziata, spiega piuttosto Sospiri,  dovremmo piuttosto affrontare il tema delle province”, declassate ad enti di secondo livello dalla riforma Delrio, con deleghe limitate ad edilizia scolastica, viabilità e poco altro, mentre altre deleghe sono state traferite alle Regioni, con meno dipendenti e meno risorse, in vista della loro abolizione, che però non si è mai verificata, con elezioni riservate ai soli sindaci e consiglieri comunali del territorio provinciale

“Questi enti oggi vengono eletti da eletti, senza risorse e senza raccordo. Questo ha portato anche la Regione Abruzzo a dover svolgere un lavoro che non sa fare e che non deve fare, quella di raccordo tra gli enti locali e un’istanza sovraccomunale”.

“C’è stato un referendum che ha impedito il confermarsi di una riforma costituzionale, quindi le province sono rimaste nel nostro ordinamento costituzionale della Repubblica italiana, ma per come sono ora hanno solo difficoltà, per me devono tornare ad essere finanziate, con il presidente e i consiglieri eletti dal popolo. Ripeto non possiamo fare a meno della loro funzione di raccordo  sovra municipale. La Regione deve avere invece un compito programmatorio e ha molte altre  di gestione di altre materie”.