L’AQUILA – “L’ultimo stipendio che ci hanno versato è quello di settembre, poi i due mesi di cassa integrazione, mentre lo stipendio di dicembre, se tutto va bene ce lo daranno a fine marzo. Ma qui ci sono padri e madri di famiglia, che vivono nella totale incertezza, a casa, senza ammortizzatori sociali. Chiamateci pure aspiranti cassintegrati…”.
Parole amare quelle di Guido Zoppoli, responsabile di uno dei reparto di Aura Materials, operante nel recupero materiali preziosi, in profonda crisi e con produzione bloccata, nonostante operi in un settore considerato strategico come quello dell’economia circolare.
Assieme a circa 40 dei 60 dipendenti Zoppoli, oltre 30 anni da operaio dentro il tecnopolo, già dai tempi dell’Italtel, era oggi fuori i cancelli, per un sit-in con striscioni lungo la statale 17, con su scritto, “Aura, esuberi spontanei come un orologio svizzero”, “Finanziati con 11 milioni di euro per il raee, avete una risposta adesso?”.
Con riferimento al fatto che che gli svizzeri di Aura, subentrati ad Accord Phoenix, hanno ereditato una attività che aveva ottenuto un finanziamento di 11 milioni di euro di fondi pubblici, per un progetto industriale al Tecnopolo, della durata di dieci anni, che scade a marzo prossimo.
“Aura fino adesso non si è nemmeno presentata ai tavoli regionali – incalza Zoppoli -, è stata solo ultimamente in Prefettura, e ha portato un piano di rientro per i nostri stipendi, che se tutto va bene ce li pagherà a fine marzo, con tre mesi di ritardo. Intanto noi stiamo a casa senza soldi, dopo che lo stipendio di settembre ce lo hanno pagato a gennaio”.
Per la tredicesima, poi “da quello che è stato detto in Prefettura si vedrà col nuovo acquirente, sempre che ci sarà nuovo acquirente”.
Un “aspirante cassintegrato”, si definisce il lavoratore, al pari di tanti suoi colleghi, e intanto “i più giovani sono già andati via, a fare altro”. Il problema è per chi più avanti con l’età avrò difficoltà a trovare una nuova occupazione.
“Eppure, conclude, “l’economia circolare, il recupero dei materiali da reimpiegare in nuovi prodotti, rappresenta il futuro, in mezzo mondo. Ma qui, noi, il futuro non lo vediamo più”.






