L’AQUILA – La procura della repubblica di Chieti ha aperto un’inchiesta sulla situazione debitoria dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) teatina, alle prese con un super indebitamento di circa 4 milioni di euro.
Sono stati i vertici dell’ente regionale a consegnare gli atti ai magistrati: in particolare, saranno verificati le azioni per le quali il direttore, Domenico Recchione, è arrivato a percepire uno stipendio lordo di 324 mila euro a cui nel 2013 si sarebbero aggiunti 53mila euro di arretrati: un emolumento superiore a quanto percepito dal presidente degli Stati Uniti Obama e quello italiano Napolitano.
Oltre a questo sostanzioso esborso, accertamenti anche sui trattamenti economici dei dirigenti, due dei quali percepiscono rispettivamente 180 mila euro e 128 mila euro l’anno. Mentre la magistratura lavora per fare chiarezza, sta per essere approvato il piano di dissesto finanziario chiesto dall’amministratore unico, Antonella Gabini, che potrebbe attivare quel piano di risanamento che potrebbe sbloccare il pagamento degli stipendi per i 23 dipendenti che non hanno percepito la mensilità di aprile e sono in stato di agitazione.
La seconda commissione consiliare (Territorio) riunita con urgenza ha infatti approvato un parere che deve essere allegato alla delibera con cui la Giunta regionale darà il via libera alla istanza di dissesto finanziario. Oggi è fissata la riunione della Giunta regionale.
Secondo quanto stabilito in un emendamento, licenziato nelle scorse settimane dal Consiglio, per le Ater in difficoltà economiche c’è la possibilità di vedersi riconosciuto lo stato di dissesto che prevede il ripianamento dei debiti con la vendita dei loro beni a uso commerciale, quali garage, locali al pianterreno, terreni non edificabili a fini sociali e fabbricati dismessi, non degli alloggi popolari.
“È urgente avviare un processo di risanamento, in questo senso ho avuto un grande supporto dalla Giunta e dal Consiglio, sia come maggioranza, sia come opposizione”, ha spiegato la Gabini, audita dalla commissione consiliare nella scorse settimane.
“Con il via libera alla dichiarazione di dissesto e alla vendita di immobili – conclude – il sistema bancario, che ha bloccato i flussi, ridarà ossigeno all’Ater di Chieti che così potrà pagare stipendi, imprese e fornitori”.
L’emendamento prevede anche la facoltà di rescindere il contratto al direttore che viene ritenuto uno dei responsabili del buco, e in questo senso, stando a quanto si è appreso, il direttore Recchioni avrebbe le ore contate: per lui l’amministratore unico avrebbe pronta la lettera di revoca.
“L’approvazione del parere da parte della commissione è una buona notizia, perché sbloccherà il pagamento del nostro stipendio, che è la cosa che ci interessa di più”, spiega ad AbruzzoWeb Nino Rapposelli, dipendente Ater e rappresentante sindacale.
A proposito di stipendi: i dipendenti presenti alla riunione della commissione hanno assicurato a questo giornale che nessuno di loro sapesse quanto guadagnava il direttore Recchione, in anni, per giunta, in cui l’Ater accumulava debiti e centinaia di indigenti attendevano invano l’assegnazione di una casa popolare.
E non non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito a un andazzo grazie al quale sull’incasso complessivo di 1,6 milioni derivanti dai canoni di locazione, 1 milione se n’è andato a pagare lo stipendio di quattro super burocrati.
Inoltre, dal 2004 la spesa annua complessiva per il personale è passata da 900 mila a più di 2,5 milioni di euro. Senza nessun passo in avanti sul fronte del drammatico problema dell’accesso alla casa. Filippo Tronca





