TERAMO – “Una sentenza che è un’operazione verità anche sull’inconsistenza iniziale del patrimonio accusatorio: Luciano D’Amico avevamo il diritto di averlo ancora come presidente di Tua. Qualcuno dovrà risarcire i danni, perché non è vero che non è accaduto nulla. Qui si è impedito a un cittadino bravo, chiamato dall’ordinamento a fare il presidente di una società importante qual è quella che dà diritto ai trasporti, di poterlo fare, perché circondato da un mantello accusatorio che si è rivelato pieno di niente”.
Lo ha detto il senatore del pd Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione Abruzzo, nella conferenza stampa tenuta a Pescara sull’assoluzione dell’ex rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, che ha subito il processo a seguito dell’inchiesta relativa al doppio incarico come rettore dell’università e presidente del cda dell’Arpa Spa, l’attuale Tua. Doppio incarico che, in base alle ricostruzioni della Procura, avrebbe permesso a D’Amico di percepire indebitamente 57mila euro. Secondo l’accusa, infatti, la posizione ricoperta per Tua gratuitamente gli avrebbe di fatto impedito svolgere l’attività di docente a tempo pieno, requisito la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore. Contestato inoltre a D’Amico anche il peculato a seguito della consegna, di 10 tablet dell’università al personale tecnico di supporto, in occasione della cerimonia ‘Welcome Matricole’.
“La giurisdizione operante nel Tribunale di Teramo ha assolto, perché il fatto non sussiste, il Rettore emerito Luciano D’amico ed ho ritenuto opportuno sviluppare questa conferenza – ha detto D’Alfonso -. Il gigantismo accusatorio e l’emotività accusatrice, alla luce della conclusione della vicenda, hanno tolto all’Abruzzo una delle sue migliori competenze.
La lavorazione accusatrice si è rilevata destituita di ogni fondamento, in quanto l’assoluzione è stata pronunciata con formula piena. Non solo la condotta non è stata da questi tenuta, ma nemmeno l’evento prospettato dall’accusa, come reato, si è mai verificato.
“Durante una sessione di convegnistica, nel quadro di alcuni curriculum è stato messo in evidenza quello di Luciano D’Amico, quale figura di esperto nel mondo del credito, ed è stata espressa la volontà di nominarlo, ma il Testo Unico bancario vieta la possibilità di nominare gli indagati.
Si dovrebbe fare a monte un procedimento di discernimento. Auspico che questa vicenda sviluppi una capacità di insegnamento, quasi una capacità rieducativa. È necessario prospettare una giustizia nel percorso accusatorio. Dagli anni ’90 ad oggi si dovrebbe sviluppare uno studio scientifico-statistico su quanti impianti accusatori si sono concretizzati in sentenze assolutorie di tale portata. È necessario accendere luce su questo art. 358 c.p.p., lavorare per un sistema di giustizia nel quale si cerchino anche prove a favore dell’indagato”.
LA DIRETTA DELLA CONFERENZA STAMPA






