CHIETI – Una spesa complessiva per tre anni di 1.290.602 euro, iva inclusa, per “servizi professionali e di migrazione”, dei sistemi informatici e dei dati in una piattaforma cloud, e 33.083 euro per il canone infrastrutturale della stessa. A favore di Polo strategico nazionale (Psn), società pubblico-privata partecipata da Tim, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti e Sogei.
Queste le somme e il beneficiario che si leggono nella delibera approvata il 2o ottobre dal direttore generale della Asl provinciale di Chieti, Mauro Palmieri, che fa seguito ad una delibera del marzo 2024, per effetto delle quali c’è stata l’adesione alla convenzione nell’ambito di uno degli assi di intervento del Pnrr, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha l’obiettivo di dotare la pubblica amministrazione di tecnologie e infrastrutture cloud che possano beneficiare delle più alte garanzie di affidabilità, resilienza e indipendenza. Memori anche degli attacchi hacker che solo due anni fa hanno messo in ginocchio tanti sistemi informatici in Italia, tra cui anche in Abruzzo quello della Asl provinciale dell’Aquila.
Andando a vedere il progetto di Psn, si parla di un trasferimento in una infrastruttura tecnologica
avanzata, finalizzata alla creazione di un sistema informatizzato centralizzato, conforme agli standard di sicurezza e
affidabilità richiesti, di software e contenuti relativi alle Procedure amministrative e contabili, al Bilancio di esercizio, al Controllo di Gestione e alle Procedure di gara.
Tutto opportuno ed utile, dunque, un passo in avanti verso la efficienza e la sicurezza informatica, si registrano però anche perplessità, per non dire polemiche, all’interno della stessa Asl, perché non è del tutto chiaro, a leggere la delibera, affermano le fonti di questa testata, “quale sia la quota parte e l’entità economica che se andrà in consulenze strategiche e amministrative contabili, al di là dell’opportuno processo di migrazione dei dati”, contenute nel pacchetto proposto nel progetto allegato alla stessa delibera, a firma di Psn, a valere su quel milione di euro e rotti e alla voce “servizi professionali e di migrazione”.
Da quanto si è appreso Silvio Paolucci, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, interessato dalla vicenda, presenterà in una interpellanza con contestuale richiesta di accesso agli atti.
Si sostiene poi che nella delibera non è esplicitato ed analizzato quale sia “la reale utilità nel piano dei fabbisogni per i cittadini della Asl Teatina, tenuto conto che in questa fase sarebbe più utile per loro impegnare queste risorse per farmaci, dispositivi e servizi”.
Del resto anche la Asl provinciale di Chieti è impegnata, o meglio obbligata, a procedere nel prossimo triennio a fare notevoli tagli di spesa per contribuire ad abbattere il buco della sanità abruzzese, calcolato dal Tavolo interministeriale di monitoraggio del 10 luglio in oltre 126 milioni di euro per il 2025, anche se l’assessore regionale al Bilancio di Fdi, Mario Quaglieri, a questa testata, come pure, più volte, l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, hanno assicurato che alla luce dei report trimestrali successivi al luglio di quest’anno, si è già scesi a sotto i 100 milioni. In ogni caso il centrodestra del presidente Marco Marsilio, di Fdi, riconfermato a marzo 2024, è stato già costretto ad aumentare l’addizionale Irpef, ad imporre appunto alle quattro Asl un piano di risparmio di 150 milioni di euro complessivi fino al 2027, e a tagliare i budget dei dipartimenti regionali.
Anche la Asl provinciale è insomma in piena fase di piano di rientro, con un deficit registrato nel 2024 di oltre 40 milioni di euro. In questo quadro dunque il ricorso a consulenze esterne risulterebbe problematico, seppure non vietato in linea di principio, se strettamente necessarie.
Si legge sempre nella proposta progettuale, approvata dalla delibera, che per l’intero periodo di migrazione, il Psn potrà mettere a disposizione varie figure professionali. e “l’attivazione di una serie di attività specialistiche che supportino l’Azienda sanitaria lungo tutto il percorso di trasformazione digitale”.
Queste le figure professionali menzionate nel documento: un “project manager”, che coordina le attività e collabora col referente che ogni singola PA dovrà indicare e mettere a disposizione, un “technical team leader”, che segue tutte le fasi più strettamente legate agli aspetti operativi, un “enterprise architect”, con ha elevate conoscenze su differenti aree tecnologiche, un “business analyst”, responsabile dell’analisi dei dati anche in ottica di business, un “cloud application architect”, che “ha conoscenze approfondite ed esperienze progettuali nella definizione di architetture complesse e di Ingegneria del Software dei sistemi cloud, un “cloud application specialist”, per le soluzioni cloud e dell’integrazione di soluzioni applicative, un “database specialist and administrator”, responsabile dell’installazione dell’aggiornamento, della migrazione e della manutenzione del sistema, un “system integration & test specialist”, che contribuisce in differenti aree dello sviluppo del sistema, effettuando il testing delle funzionalità e diagnosticandone le possibili di feedback, un “product network technical specialist”, responsabile delle attività inerenti all’integrazione delle soluzioni tecniche ed il supporto specialistico di prodotto nell’ambito dell’intervento progettuale”, un “system and network administrator”, con competenze sui sistemi operativi, responsabile della implementazione di sistemi di virtualizzazione e della manutenzione, della configurazione e del funzionamento dei sistemi informatici di base.
Nella delibera, con la nomina di Antonio Di Sciascio, direttore del reparto Acquisizione beni e servizi, quale responsabile unico del procedimento (rup), si premette che la proposta “è tecnicamente congrua e funzionale al perseguimento degli obiettivi di digitalizzazione e razionalizzazione dell’Azienda”.
Viene poi approvato il cronoprogramma del progetto e relativa spesa autorizzata che graverà su esercizi finanziari pluriennali.
Nel dettaglio, per l’esercizio 2025, 57.477 euro “per le attività professionali di avvio progetto stimate per l’ultimo bimestre dell’anno”, tenuto conto che non sono previsti costi per canoni infrastrutturali, in quanto i servizi non saranno ancora attivati.
Per l’esercizio 2026, 349.395 euro, per “le fasi intensive di migrazione nel cloud, per la prima quota annuale dei servizi professionali operativi continuativi e la prima annualità completa del canone infrastrutturale”.
Per l’esercizio 2027 preventivati 349.395 euro, per “i costi a regime del progetto, composti dalla quota annuale dei servizi professionali operativi e dal secondo canone infrastrutturale completo”.
Infine per l’esercizio 2028, 293.001 euro, “a copertura della quota residua dei servizi professionali e i restanti 10 mesi del canone infrastrutturale, fino alla scadenza del contratto”.






