L’AQUILA – C’è voluto un anno e mezzo per convocare i primi migranti approdati in Abruzzo richiedenti asilo. E i tempi, per la commissione di Ancona, che ne ha la competenza, si allungheranno ancora dopo che dal marzo scorso i flussi sono notevolmente aumentati.
Non si tratta naturalmente di profughi sbarcati in Abruzzo, a parte i cinque arrivati ad Ortona l’altro giorno a bordo del posatubi partito dalla Costa d’Avorio sul quale si erano imbarcati clandestinamente, ma di immigrati trasferiti da altre regioni, soprattutto del Sud Italia. Ad ogni sbarco il 2% arriva in regione, che ad oggi ospita circa 1800 persone.
La lunghezza dei tempi, passata dagli iniziali due mesi ad addirittura anche due anni, comporta naturalmente anche alti costi per l’accoglienza, che nel tempo che intercorre tra l’approdo ed il riconoscimento è a carico dello Stato Italiano. Cresce il numero delle strutture che li accolgono ed il loro affollamento.
La Regione, intanto, ha chiesto al ministro Angelino Alfano di istituire una commissione anche in Abruzzo per velocizzare i tempi. A pagare lo scotto di questi tempi biblici sono naturalmente gli extracomunitari che finchè non si vedono riconoscere il visto non hanno modo neppure di lavorare.
In questi giorni c’è poi un altro nodo da sciogliere, legato ai minorenni, che non è chiaro se debbano o meno iscriversi a scuola. Anche per loro, vale lo stesso discorso degli adulti: trattandosi, su carta, di sistemazioni temporanee, i bambini non possono nel frattempo andare a scuola. Di certo, per loro, un risvolto persino peggiore, visto che rischiano di restare “parcheggiati” nei centri di accoglienza per lunghissimi periodi ritardando la formazione primaria. Servirebbero mediatori culturali che il sistema scolastico non è per ovvie ragioni in grado di garantire.




