CHIETI – Il commissario straordinario Paolo Menduni è stato sostituito da Carlo Montanino, avvocato di Pescara ai vertici Agenzia di informatica e committenza (Aric).
La staffetta è stata decisa con decreto del presidente della Regione Luciano D’Alfonso il 2 febbraio scorso.
Contro la nomina del 75 enne Menduni, manager in pensione, avvenuta a novembre del 2016, si era scatenata l’opposizione dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari, che ha fatto un esposto all’Autorità anticorruzione, indirizzato anche alla Procura regionale della Corte dei conti, “in quanto macherebbero i presupposti legittimanti la nomina di un commissario straordinario in aggiunta al direttore generale e alle funzioni assegnategli”.
Menduni è stato commissario della Asl di Chieti dal ’93 al ’94 e manager della Asl dell’Aquila dal ’95 al 2000, e in quanto pensionato non ha potuto ricevere retribuizioni, in base alla legge Madia.
L’ avvicendamento viene però definito “poco chiaro” dal consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo
“L’Aric – spiega Febbo – è un carrozzone voluto da D’Alfonso per velocizzare e risparmiare sui costi dell’amministrazione regionale ma, fino ad oggi, non ha prodotto nulla se non incarichi legali e inoltre, probabilmente ma c’è da verificare, una retribuzione per il Commissario”.
“Oggi apprendiamo che il tanto osannato Paolo Menduni viene sostituito improvvisamente da Carlo Montanino. Il Presidente della Regione, nella sua incessante campagna elettorale, si ostina a fare nomine poco opportune dettate solo da una logica fiduciaria, scavalcando sia la sua Giunta sia il Consiglio regionale. Come mai, dopo 15 mesi di nulla, Menduni viene improvvisamente sostituito? Cosa ha prodotto fino a oggi? O la sua sostituzione è riconducibile proprio a non aver applicato il nuovo disegno di legge che prevedeva nuove assunzioni? C’è stato, in questi 15 mesi, un compenso per il Commissario?”, si chiede Febbo.
“ Inoltre, leggendo il decreto di nomina di Carlo Montanino sembra che l’incarico a Menduni non sia mai esistito. Passaggio poco chiaro e inconsueto poiché di solito, quando c’è un avvicendamento o un cambio all’interno di un Ente regionale, nell’atto si fa sempre riferimento al predecessore, alla sua sostituzione o decadenza”.
“Queste – spiega Febbo – sono tutte domande che esigono risposte plausibili e credibili. E ci insospettisce ancor di più il silenzio del presidente D’Alfonso su questo passaggio di consegne, abituati come siamo agli annunci trionfalistici. Oggi, vediamo spuntare improvvisamente dal cilindro un nuovo commissario straordinario. Nel settembre del 2016, data di approvazione della nuova Legge sull’istituzione dell’Aric, era stata presentata come la panacea del bilancio regionale e delle Asl, paventando risparmi fantamilionari per oltre 75 milioni di euro. Il sottoscritto, invece, aveva già sollevato sia in Consiglio regionale sia in Commissione di Vigilanza tutte le perplessità sulla costituzione di questo nuovo Ente e sui suoi costi, sopratutto quelli legali. Ritenevo e ritengo l’Aric l’ennesimo carrozzone dalfonsiano creato per il solito postificio per i soliti noti, magari “pensionati d’oro”. “Pertanto – conclude Febbo – riporterò all’attenzione del Consiglio regionale e della Commissione di Vigilanza la questione relativa all’Agenzia di Committenza soprattutto per verificare cosa è stato prodotto in questi mesi e quanto è costato alle casse regionali”





