L’AQUILA – Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, l’abruzzese Giovanni Legnini, ha definito “grave e dannosa che tanto allarme ha determinato nei cittadini e nelle istituzioni” l’affermazione del presidente della commissione Grandi rischi, il fisico Sergio Bertolucci, che, nella giornata di sabato, in un sunto della relazione sullo sciame sismico in atto nel Centro Italia pubblicato sul sito della Protezione civile, ha fatto accenno alla possibilità di nuovi terremoti di magnitudo tra 6-7, creando panico nelle popolazioni.

L’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è in questi giorni squassato dalle polemiche anche per l’uso, da parte del presidente Bertolucci in un’intervista, dell’espressione “effetto Vajont” per descrivere il rischio in caso di forti scosse nelle zone vicine a una delle dighe del lago artificiale di Campotosto, dov’è in atto una fitta sequenza: espressione che ha provocato le dimissioni in polemica del vice presidente della Cgr, Gabriele Scarascia Mugnozza.

Legnini ha citato questa circostanza nella relazione pronunciata nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in corso di svolgimento all’Aquila, in particolare nel passaggio riferito al processo alla Grandi rischi che il 30 marzo 2009, cinque giorni prima della tragica scossa, si riunì all’Aquila per esaminare lo sciame in atto da mesi.

Il tribunale dell’Aquila ha condannato i sette componenti a 6 anni di carcere con l’accusa di omicidio colposo per aver sottovalutato il rischio sismico e falsamente rassicurato la popolazione che, in conseguenza di ciò, non prese le precauzioni abituali, per esempio, uscire di casa dopo una scossa forte.

In Appello all’Aquila (presidente del collegio l’attuale presidente della Corte, Fabrizia Francabandera), sei dei sette imputati sono stati assolti con la eccezione dell’allora vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, condannato a 2 anni, verdetto poi confermato in Cassazione.

“In questo distretto non è di certo mancata la capacità della magistratura, requirente e giudicante, di scrivere importanti pagine, alcune delle quali devono ancora trovare una risposta giudiziaria conclusiva – ha spiegato Legnini – Mi riferisco allo straordinario lavoro della magistratura che voglio qui, ancora una volta, ringraziare, finalizzato a fronteggiare i rischi di infiltrazione malavitosa, la corruzione e il contrasto all’abusivismo edilizio nell’ambito della ricostruzione post-terremoto; un’attività che ha consentito di contenere i rischi immanenti di illegalità diffusa. Mi riferisco, inoltre, all’accertamento, seppur non ancora definitivamente confluito in giudicato penale, di gravissimi fenomeni di inquinamento ambientale; voglio anch’io richiamare il noto processo che ha interessato la commissione Grandi rischi”.

“Nel corso del suo apprezzato intervento in Cassazione, il presidente Canzio ha già sottolineato proprio il rilevante contributo proveniente da questa Corte d’Appello, sui principi in tema di posizione di garanzia e sulla configurabilità di una condotta colposa, a seguito di informazioni inadeguate o equivoche, fornite alla pubblica opinione da parte degli organi a ciò deputati”, ha aggiunto ancora Legnini.

Secondo il numero 2 del Csm, “si tratta di una complessa vicenda processuale che ha consentito di affrontare, tra l’altro, il delicato e cruciale tema dell’obbligo di corretta informazione a fronte del rischio di eventi catastrofici di segno opposto; quella degli obblighi di preventiva informazione è comunque una questione che incide a fondo sul rapporto tra le autorità pubbliche e i cittadini”.

“Proprio in questi giorni ne abbiamo avuto una nuova manifestazione – ha concluso – di segno diverso da quello a cui mi sono riferito, ma comunque grave e dannosa che tanto allarme ha determinato nei cittadini e nelle istituzioni”.

MENNINI: “RISPETTARE DIRITTO A DIFESA IN CONFERENZE STAMPA”

“Mi sono chiesto più volte, come se lo chiedono anche i cittadini: perché un pubblico ministero, parte pubblica di un processo, ha la possibilità di convocare una conferenza stampa, spesso affiancato dalla polizia giudiziaria, nella quale rilascia dichiarazioni accusatorie, a volte vere e proprie asserzioni, espone le proprie tesi d’accusa in una sede diversa da quella propria che è il dibattimento, senza la presenza di qualcuno che possa confutare in alcun modo?”.

Il procuratore generale dell’Aquila, Pietro Mennini, nella relazione presentata nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto aquilano, bacchetta i pm protagonisti di conferenze stampa.

“Perché il pm in queste conferenze non espone mai ove ci siano gli elementi a favore dell’indagato o imputato che pure ha il dovere di ricercare così come previsto dal codice di rito – continua il magistrato – Viene così rispettato il diritto della difesa? Credo che ciascuno di noi sia in grado in serena coscienza di rispondere che certamente vi è leso il principio del contradditorio e di parità tra le parti processuali e quindi anche il sacrosanto diritto di difesa”.

Mennini indica una soluzione provocatoria: “Perché se è proprio impossibile farne a meno e questa è una proposta che sommessamente avanzo, non far partecipare alle conferenze anche il difensore dell’imputato-indagato-arrestato dopo ovviamente averlo messo in condizione di conoscere gli atti nella misura tale da garantire una efficace interlocuzione o anche ancor meglio, perché non posticiparla la comunicazione mediatica all’esito dell’interrogatorio di garanzia? Perché per rispettare la necessità di informazione e del diritto di cronaca non si lascia l’iniziativa alla polizia giudiziaria che ha compiuto le indagini o ci si limita ad un comunicato stampa? Potrebbe essere una soluzione per evitare l’esposizione mediatica del magistrato titolare delle indagini preliminari”.

Mennini va avanti nella invettiva: “Altra questione che si chiedono i cittadini, come possono i giornalisti sia della carta stampata che della radiotelevisione siano presenti all’atto dell’arresto di un imputato in modo da riprenderlo in stato di costruzione, quando e da chi vengono informati a rischio di vanificare l’operazione di polizia giudiziaria, evidentemente c’è qualcuno che non rispetta le regole, certamente non rispetta quella della cautela e della riservatezza. Ancora una proposta perché non evitare di rendere pubblico il nome del magistrato sia esso che pubblico ministero che gip titolare del procedimento e non parlare di contro dell’ufficio della Procura o ufficio Gip, si otterrebbero subito due risultati: garantire la sicurezza del magistrato ed evitare sovraesposizioni personali che spesso si trasformano in protagonismo”.

Il procuratore generale sottolinea “che da tutti i capi degli uffici requirenti del distretto abruzzese sono state impartite rigorose istruzioni a tutto il personale di magistratura e amministrativo nonché alla polizia giudiziaria al fine di prevenire eventuali fughe di notizie o di atti procedimentali sottoposti a segreto o comunque non integralmente pubblicati, riservando a se stessi o al magistrato espressamente delegato l’esclusiva competenza di intrattenere rapporti con i diversi organi di informazione”.

FRANCABANDERA: “L’ACCORPAMENTO DEI TRIBUNALI HA CONGELATO GLI ORGANICI”

“Il previsto accorpamento dei quattro tribunali sub-provinciali, stabilito sin dal 2013 ma oggetto di proroga sino alla fine del 2018, ha di fatto congelato le piante organiche, già considerate accorpate a livello ministeriale, sì che si è arrivati al paradosso di mantenere in piedi, pretendendone il regolare funzionamento, uffici giudiziari che non risultano più inseriti tra i destinatari di risorse umane e materiali, con il risultato di impoverire ulteriormente tutti gli uffici, senza alcuna immediata prospettiva di miglioramento”.

A lanciare l’allarme, nel corso della relazione sull’amministrazione della giustizia letta alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, la presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera.

Come ha ricordato, sul tema dell’accorpamento “sono state sollevate, come è ovvio e forse giusto, molte perplessità, se non convinte contestazioni, in ordine alla opportunità di sopprimere ben quattro sedi giudiziarie, alcune di antica istituzione, tanto più che queste hanno offerto al territo-rio un servizio di certo positivo”.

In ogni caso, “per l’innovazione tecnologica, per la ormai necessaria specializzazione richiesta ai giudici, è giunto il momento di tenere adeguatamente conto del fatto che la dimensione minima di un ufficio giudiziario efficiente è certamente maggiore di quella dei nostri quattro tribunali sub-provinciali”.

In conclusione, sempre secondo la presidente Francabandera, “la scelta di proseguire o interrompere questo progetto riformatore ormai divenuto legge è, e non può che essere, squisitamente politica, perché solo chi ha il mandato popolare può soppesare le diverse e spesso contrastanti esigenze, valutando se privilegiare il dato dell’efficienza degli uffici o quello della presenza capillare sul territorio, individuando tra queste il miglior livello possibile di sintesi e rispondendo alla cittadinanza della bontà delle sue scelte”.

“A BREVE LA CORTE TORNA AL TRIBUNALE, STOP AFFITTI”

“A breve la Corte tornerà a occupare” il palazzo di Giustizia e “riprenderemo così possesso dei nostri uffici, a distanza di otto anni da quel tragico 6 aprile che ha segnato il prima e il dopo di questa città bella e dolente”. Lo ha detto, nel corso della relazione sull’amministrazione della giustizia letta alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, la presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera.

“Rispetto alla situazione ante sisma è stata eliminata ogni forma di locazione passiva – ha evidenziato – come in precedenza avveniva per il Commissariato agli Usi Civici, l’Ufficio del Giudice di Pace e la sede di Bazzano. Quest’ultima, dal corrente mese, è oggetto di definitiva dismissione, con il mantenimento a titolo gratuito di limitati spazi residui, quali magazzini ed archivi, secondo una prima intesa raggiunta con l’ente proprietario”.

La presidente ha anche rimarcato che “allo stato, quindi, tutti gli uffici giudiziari aquilani hanno sede in edifici di proprietà pubblica, senza oneri locativi, in piena coerenza con le direttive di contenimento della spesa pubblica”. Sul tema della possibile unione dei tribunali di Avezzano e Sulmona a quello del capoluogo, ancora in bilico e oggetto di dibattito politico, la Francabandera ha rilevato che “al momento, l’ampiezza degli spazi ricavati e la disponibilità della struttura ove oggi è ancora allocata la Corte d’Appello consentono di guardare con realistica fiducia alla possibilità di dare seguito, ove il legislatore mantenga ferma la data del 2018, al previsto accorpamento”.

I DATI: AUMENTA IL PENALE, SCENDE IL CIVILE

Nei tribunali del distretto della Corte d’Appello di L’Aquila, tra il 1 luglio 2015 e il 30 giugno 2016, per quanto riguarda la giustizia penale c’è stato un aumento delle sopravvenienze nel dibattimento monocratico (+6%), negli affari Gip/Gup noti (+4%) e negli appelli del giudice di pace (+10%); la pendenza finale è scesa soltanto per il dibattimento monocratico (-2%). In flessione le definizioni collegiali (-7%), mentre sono aumentate nel dibattimento monocratico (+10%) e negli appelli del giudice di pace (+7%).

Questi alcuni dati forniti dalla relazione sull’amministrazione della giustizia letta alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario dalla presidente della Corte d’Appello di L’Aquila, Fabrizia Francabandera. Per quanto riguarda la giustizia civile, la presidente registra una generale tendenza alla diminuzione delle sopravvenienze, che si attesta tra il 10 e il 20% in quasi tutti i Tribunali del distretto. In decremento è anche il numero delle definizioni totali, compreso entro il 10%, quanto ai Tribunali di Avezzano, Sulmona e Teramo; più marcato per i Tribunali di Pescara (-12%), Lanciano (-13%) e Vasto (-24%), mentre il Tribunale di L’Aquila ha incrementato le definizioni del 17%, il Tribunale di Chieti del 2%), ed il Tribunale per i Minorenni del 9%.

In particolare, nei procedimenti davanti al giudice di pace, il dibattimento ha registrato una diminuzione definita “apprezzabile” delle sopravvenienze, passate da 2.509 a 2.071 (-17%), cui ha corrisposto un significativo aumento delle definizioni (da 2.676 a 3.041, pari al 14%), con conseguente marcata diminuzione delle pendenze, passate da 3.593 a 2.576 (-28%). Sempre per il penale, negli uffici delle procure della Repubblica i dati di iscrizioni e pendenze, relativi ai reati ordinari-noti sono in diminuzione (rispettivamente: -2% per le nuove iscrizioni e -13% per la pendenza finale), con una riduzione della giacenza a 20.443 affari, anche per effetto dell’aumento delle definizioni, passate da 35.494 a 37.914, con un incremento percentuale del 7%.

Allo stesso modo sono diminuite sia le iscrizioni sia le pendenze per i reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia (rispettivamente -24 e -19%), con diminuzione della pendenza (da 47 a 38), anche per effetto dell’aumento delle definizioni, salite del 17%.

Per quanto concerne l’andamento dei reati, per quelli contro la pubblica amministrazione, con variazioni marginali di segno positivo e negativo, è rimasto sostanzialmente stabile in tutto il distretto; da segnalare all’Aquila il flusso costante dei procedimenti per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, da ricollegare alla ricostruzione conseguente il sisma del 6 aprile 2009.

Quanto ai reati di associazione a delinquere di tipo mafioso, o comunque di criminalità organizzata, va segnalato il processo (denominato “Adriatico”) a carico di 62 imputati (di cui 6 in stato di custodia cautelare) al Tribunale di Vasto mentre Da rimarcare è invece l’assenza di procedimenti per tale delitto negli altri Tribunali, presso i quali, tuttavia, si rileva un numero consistente di procedimenti per reati associativi comuni, relativi soprattutto a sodalizi criminali che si occupano di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Disomogeneo è il dato numerico relativo agli omicidi volontari, consumati o tentati; in diminuzione a Chieti, stabile a Pescara ed Avezzano, nessun delitto a Vasto e Sulmona. L’Abruzzo si conferma, sempre per la presidente, una regione colpita dal fenomeno della tratta e dello sfruttamento della condizione femminile.

Per quanto riguarda la giustizia civile, la presidente registra una generale tendenza alla diminuzione delle sopravvenienze, che si attesta tra il 10 e il 20% in quasi tutti i Tribunali del distretto. In decremento è anche il numero delle definizioni totali, compreso entro il 10%, quanto ai Tribunali di Avezzano, Sulmona e Teramo; più marcato per i Tribunali di Pescara (-12%), Lanciano (-13%) e Vasto (-24%), mentre il Tribunale di L’Aquila ha incrementato le definizioni del 17%, il Tribunale di Chieti del 2%), ed il Tribunale per i Minorenni del 9%.

La presidente rileva una “netta prevalenza delle cause in materia di diritti reali, di contratti (soprattutto appalto e contratti bancari), di risarcimento dei danni e di opposizione alle sanzioni amministrative. In particolare, risultano sostanzialmente concentrate nel circondario di L’Aquila, sede dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato – prosegue – le cause contro la pub¬blica amministrazione e quelle aventi ad oggetto le opposizione alla stima in materia di espropriazione per pubblica utilità (che risentono ancora fortemente degli espropri seguiti al sisma del 2009)”.