L’AQUILA – Solo pochi giorni e si saprà il vincitore della sfida per la presidenza dell’Associazione costruttori provinciale dell’Aquila, prevista alle elezioni del prossimo 30 giugno, convocate dopo le dimissioni dell’imprenditore Ettore Barattelli.

Una partita, quella che vede sfidarsi Adolfo Cicchetti e Francesco Laurini, cui guarda con interesse tutta la città capoluogo, vista l’importanza di un’associazione, l’Ance, considerato realtà centrale, sia da istituzioni che opinione pubblica, nell’ambito delle ricostruzioni post-terremoto 2009 e 2016.

Per conoscere meglio i candidati, AbruzzoWeb ha rivolto loro alcune domande da cui emerge per entrambi una comune volontà di rilancio dell’associazione, con strategie e modalità tuttavia divergenti.

“Un cambiamento dinamico di metodo e di approccio, in un secolo che ha visto cambiare la società e il mondo del lavoro in maniera rivoluzionaria attraverso le tecnologie digitali”, è il valore aggiunto che Cicchetti ritiene di poter portare.

Laurini fa notare di aver “lasciato segni innovativi, evocativi e tecnologici, dimostrando attaccamento al lavoro e al luogo che ci ha espresso e che ci ospita. Ho ricoperto incarichi di varia levatura su scala locale e nazionale, mi sento pronto per età, esperienza e professionalità”.

Da entrambi una difesa al ruolo degli imprenditori e anche ad alcuni strumenti come il Fondo etico, che andrà rivisto per renderlo fruttuoso in modo strutturale.

Differenti i profili due sfidanti anche in riferimento alle diverse generazioni per via delle diverse età anagrafiche: Cicchetti, 44 anni, ha fatto la trafila nella dirigenza Ance, è l’attuale presidente dell’Edilconfidi, è ex presidente dei giovani ma, soprattutto, è figlio di Filiberto, già presidente provinciale, e “capo” di una famiglia storica nel settore; Laurini, 61 anni, in passato vice presidente, è un imprenditore più esperto, anche lui molto noto nel comparto e in città.

L’ambìta poltrona è rimasta vuota in seguito alla decisione di lasciare l’incarico conquistato circa un anno e mezzo fa da parte di Barattelli, per via di una condanna in primo grado per truffa in un processo relativo a un appalto pubblico per la ricostruzione post-terremoto di una parte della Caserma Campomizzi, dove è insediata una residenza per studenti.

Sulla sua presidenza una valutazione moderatamente positiva da parte di entrambi, con qualche rimprovero più nella forma che nella sostanza delle azioni svolte. 

Barattelli era anche a capo di una struttura di coordinamento di Ance nazionale relativa alle varie ricostruzioni in ambito nazionale: una posizione che come ovvio entrambi i contendenti dicono di voler difendere e, anzi, rilanciare.

Che cosa ritiene di avere in più rispetto al suo sfidante per poter guidare l’Ance in questa fase delicata?

Cicchetti: Che Ance L’Aquila sia una realtà viva e pulsante lo dimostra il numero di dirigenti validi disposti a sottrarre il loro tempo all’impresa per mettersi a disposizione dell’associazione, dove il lavoro delle commissioni e degli organi statutari è intenso, quotidiano e mai semplice. Stimo il mio sfidante, certamente non avversario, con cui condivido l’entusiasmo e l’impegno dentro Ance L’Aquila. La mia gavetta da giovane imprenditore è iniziata nel 2002, dal gradino più basso, come componente del gruppo giovani ed è passata ininterrottamente per tutti i livelli crescenti di esperienze (membro del Comitato Giovani, consigliere e poi presidente Comitato Giovani, membro della Giunta e del Consiglio, presidente di Edilconfidi) che oggi si rivelano utilissimo e ricco bagaglio. Da giovanissimo, già prima di laurearmi, sono stato impegnato a tempo pieno nell’azienda di famiglia, in cui ho allenato capacità decisionali e di organizzazione pratica del lavoro aziendale. Mi sento affine oggi a quella schiera di quaranta/cinquantenni che affrontano la scena economica e politica e che desiderano realizzare un cambiamento dinamico di metodo e di approccio, in un secolo che ha visto cambiare la società e il mondo del lavoro in maniera rivoluzionaria attraverso le tecnologie digitali che hanno stravolto anche il modo di fare impresa. Credo che per questo ci voglia una buona dose di esperienza, su cui sento di avere le carte in regola, e di modernità di visione che mi appartiene, più che per meriti, per anagrafica.

Laurini: L’azienda di cui sono presidente del Cda è stata fondata nel 1988 con i miei storici soci, quest’anno festeggia i suoi trent’anni di vita, credo che trent’anni di attività intensa e diretta siano sufficienti per giustificare e senza aggiungere altro, la cui valutazione sarebbe di fatto inutile. Nella città abbiamo lasciato segni innovativi, evocativi e tecnologici, dimostrando attaccamento al lavoro e al luogo che ci ha espresso e che ci ospita. Ho ricoperto incarichi di varia levatura su scala locale e nazionale, pur non avendo mai ricoperto il ruolo di presidente Ance, cui mi sento ovviamente pronto per età esperienza e professionalità.

Che valutazione dà della pur breve presidenza Barattelli? Che cosa va mantenuto e che cosa cambiato?

Cicchetti: Barattelli, come i suoi predecessori, ha agito in un gioco di squadra apicale che ha impegnato molte professionalità e molto lavoro su diversi temi nevralgici, a cui anche io ho cercato di dare il mio contributo: la ricostruzione pubblica e privata, i nuovi incentivi per l’edilizia, la semplificazione burocratica, il funzionamento della pubblica amministrazione, l’urbanistica, le politiche immobiliari e molto altro. Da soli si può poco. Questa è l’Ance, questo il suo metodo. Un metodo multifocale e ampiamente condiviso in cui bisogna avere l’abilità di inserirsi in sinergie virtuose e osmotiche sia tra i gangli dirigenziali e quelli operativi.

Laurini: Il presidente Barattelli non ha avuto il tempo di fornire il suo personale imprinting, le sue proposte urbanistiche presentate, tranne alcuni punti, sono certamente interessanti e da valorizzare, mentre cambierei lo stile di pubblicazione di quelle idee, che, per loro natura sono di appannaggio della classe politica. Ottimo lo sforzo di ricucire le ammaccature derivanti dalla sua elezione, in parte riuscite: su questo mi impegnerò a non creare spaccature all’interno ma solo una sana e limpida competizione, proprio facendo esperienza in merito.

Con l’ormai ex presidente l’Ance aquilana era a capo di una struttura di coordinamento nazionale delle varie ricostruzioni, pensa di poter riconquistare e mantenere questa importante delega se eletto?

Cicchetti: Se eletto erediterò questa delega cercando di consolidarla e, nel caso, difenderla. La meritiamo per il patrimonio di numeri e peso specifico che la nostra associazione provinciale ricopre all’interno del sistema nazionale ma anche per il know-how su determinate specificità legate al sisma che le nostre imprese hanno acquisito in questi anni oltre al fatto di essere state parte attiva nella stesura delle regole. Siamo la quindicesima associazione per numero di associati, contributi versati, lavoratori assunti eccetera. Un risultato a cui hanno concorso tutti i dirigenti Ance, ma soprattutto tutti gli associati. 

Laurini: Essere a capo di una struttura di quel genere significa conoscere le problematiche e affrontare le possibili soluzioni in senso olistico. Mantenere la posizione è possibile e auspicabile, ma solo se da quel consesso possano uscire proposte che valorizzino effettivamente le imprese, il lavoro, ma, soprattutto, le persone, nel senso di qualità della vita e non solo per gli aspetti delle proprietà e del reddito. Certo che esserci è importante.

Il cuore dell’edilizia provinciale è la ricostruzione post-terremoto che, però, vive una fase di preoccupante rallentamento. Che cosa può fare l’Ance?

Cicchetti: Innanzitutto diversificare i campi di azione: la ricostruzione interessa per lo più le imprese aquilane che pure faticano a entrare pienamente nel mercato per via della grande concorrenza di grandi aziende da tutta Italia. La mia attenzione e la mia azione saranno rivolte in questo senso: difesa costante e quotidiana delle imprese del nostro territorio. Altresì sarà altrettanto alta l’attenzione ed energica l’azione, così come è stato durante la mia presidenza dell’Edilconfidi, verso le imprese di Avezzano e Sulmona che, in questo momento, vivono altri problemi. Sarà necessario attivare altre risorse legate al sisma bonus, all’eco bonus, alla riqualificazione dei centri urbani e altro, agendo in stretto contatto con le amministrazioni locali. Per il futuro occorrerà uno sforzo di diversificazione degli obiettivi. La ricostruzione resta una missione importante su cui da sempre abbiamo fatto da pungolo e continueremo a farlo, con fermezza ma anche con spirito di collaborazione, offrendo, ove possibile, tutte le nostre professionalità ed esperienze. Per quanto riguarda il sisma del Centro Italia, dobbiamo incidere sull’apparato legislativo a difesa delle piccole e medie imprese e nello spirito di legalità e trasparenza che ha contraddistinto la formazione del modello-L’Aquila, troppo frettolosamente rigettato che ha invece oggi bisogno di una rilettura efficace.

Laurini: L’Ance raccoglie le istanze delle imprese, ne sente il battito cardiaco, misura gli effetti delle norme sulle attività. I rallentamenti ho l’impressione che siano un gesto strategico del momento, tendenti a stabilizzare le aree di intervento e a far respirare la macchina amministrativa. Il modello posto in essere per la ricostruzione è un modello di struttura e di normativa, avrei preferito un modello operativo, con meno burocrazia, più responsabilità dei singoli, meno presupposti e più tecnologia operativa di campo, usando le opportunità concesse dal mondo telematico e informatico, creando soluzioni di controllo automatizzate, ma questo potrebbe non essere, al momento, il vero interesse gestionale, sarà tuttavia uno degli elementi su cui mi batterò.

La categoria dei costruttori è ritenuta privilegiata dall’afflusso di tutti questi lavori pubblici e privati e il territorio chiede di “restituire” qualcosa indietro nella cultura, sociale e sport. È d’accordo con il giudizio e con la richiesta?

Cicchetti: I costruttori, è vero, sono, insieme ad altre categorie, tra quelli che hanno visto aumentare le occasioni di lavoro in seguito a una tragedia che non avremmo voluto far vivere alle nostre famiglie. Le imprese iscritte Ance danno lavoro a circa 10.000 operai e attivano economie in 32 settori indotti. Non dobbiamo mai dimenticare che l’incidenza che l’edilizia ha sull’economia cittadina. Lo dico perché troppo spesso veniamo tacciati di ingenerosità senza conoscere il ruolo che svolgiamo con la nostra intraprendenza imprenditoriale in un momento affatto semplice per l’economia, e i notevoli contributi che vengono erogati ogni anno ad associazioni sportive, di volontariato e culturali.

Laurini: Il territorio concede, al territorio concedi. La cultura, quella vera, difende il territorio e lo valorizza, restituendo di fatto ciò che dai a essa; il comprensorio aquilano è ricco di storia, arte e cultura, molto poco noto a molti, a troppi oserei dire; per queste ragioni dovremmo agire non in modo spot, ma in maniera sinergica e quindi la cultura deve progettare e quindi valorizzare così che gli elementi diventino prima attrattori e poi attraenti, ma soprattutto difensori del territorio stesso: ciò che abbiamo noi non lo posseggono tutti, abbiamo per questo un obbligo “sostanziale” verso le cose e verso la comunicazione di esse e per esse.

In tal senso, il Fondo etico è stato fin qui un fallimento, trovando un primo progetto concreto solo molti anni dopo la sua nascita. Come si può migliorare? O va smantellato?

Cicchetti: Non credo che chiamerebbero fallimento il Fondo etico i pazienti sui quali è stato eseguito un delicatissimo intervento chirurgico nella Asl dell’Aquila, come unica struttura in Italia, grazie al robot chirurgico acquistato con il nostro Fondo etico e con una donazione della Fondazione Carispaq. Certo non sono state numerose le imprese che vi hanno aderito, ma un risultato importante è stato messo a segno. Per il futuro ragioneremo sul Fondo etico in maniera collegiale e valuteremo le volontà della maggioranza. Molti preferiscono continuare ad agire come singoli e decidere in autonomia dove destinare i propri fondi. E non mi pare una scelta condannabile.

Laurini: Le idee devono essere valorizzate nel giusto modo; l’idea del Fondo etico è certamente interessante, direi bella, ma espressa in modo a volte personale e questo è stato il suo mancato decollo; se eletto penso di avere il metodo e la proposta per la sua valorizzazione e amplificazione.

Tra i principali veicoli sociali c’è lo sport: possibile che un territorio dove affluisce 1 miliardo all’anno di fondi pubblici non sappia esprimere una classe imprenditoriale capace di mantenere quanto meno il calcio tra i professionisti e il rugby in massima serie?

Cicchetti: Anche qui vale il discorso delle singole azioni. È un tema spinoso che va affrontato con un ragionamento condiviso e complesso con le istituzioni, con le società e con i colleghi. Spero che in futuro si possa aprire una fase nuova che dia speranza ai tifosi e ai colori della città. Non posso assumere oggi una posizione certa da candidato, ma un tentativo certamente va fatto.

Laurini: Si deve tenere conto non di 1 miliardo l’anno, ma dei suoi effetti utili sul sistema aziendale e non solo. Si deve tenere conto dell’impressionante danno immobiliare prodotto dal sisma e dalla ricostruzione mancante di visione globale, di carenza di proiezione in termini temporali, e quindi il miliardo si assottiglia di molto. Infine, diventa inesorabile il dover tracciare le problematiche pre-sisma di cui poco si parla, della crisi partita dal primo luglio 2007, e pendente per anni ancora oggi, sicché molte imprese sono con il cerino acceso in mano e questo non va bene, non solo per l’impresa, ma per la collettività. Risanate le imprese, si potrà aderire a progetti di valorizzazione del calcio e del rugby, vero elemento riconoscitivo della città nero verde. I sostenitori dovrebbero pertanto essere di natura storica e sommarsi ad altri (una specie di mercato popolare d’impresa), così oltre a non marcare politicamente i club si avvicinano molti soggetti, che oggi sono risanati o in via di risanamento o almeno potenzialmente risanabili. Non dimentichiamo che imprese forti locali assicurano economia locale.

Il governo cittadino è cambiato da un anno, quello nazionale da poche settimane e quello regionale muterà tra pochi mesi: che cosa si attende l’associazione da questo nuovo panorama politico?

Cicchetti: Da chiunque sia alla guida del governo locale e nazionale, noi ci aspettiamo concretezza dalla parte politica e la capacità di rendere efficiente e responsabile l’apparato amministrativo. Siamo un comparto produttivo e, per questo, molto poco dedito ai manierismi ideologici. Non abbiamo caratterizzazioni e appartenenze univoche e abbiamo il difetto professionale di guardare al sodo. I problemi delle imprese sono noti e corrispondono spesso con quelli di tutti i cittadini: il funzionamento della macchina amministrativa, i tempi dei processi burocratici, l’economia che ha bisogno di ossigeno, il sistema fiscale troppo penalizzante, il rapporto con il credito, l’alleggerimento delle tasse sul lavoro, fino ai nodi a noi più vicini come l’ammodernamento delle infrastrutture e delle vie di comunicazione, i parcheggi, la ripopolazione del centro, le sedi pubbliche da riattivare, l’Università da valorizzare e integrare in un sistema economico dell’intelligenza. Ho citato a caso e ho omesso molto.

Laurini: Noi facciamo e peroriamo la nostra politica, di associazione di lavoro di risultato, questo purtroppo non può prescindere dalla politica locale, regionale e nazionale. Il governo cittadino che cambia è un bene per la città, perché coloro che posseggono il comando oggi devono portare a casa risultati effettivi e dimostrabili rispetto ai precedenti, in un anno è difficile vedere le modificazioni e mi aspetterei molto dal governo comunale in ordine ai concetti anche sopra espressi, ovvero una vera presa di posizione per riportare in città 15.000 persone almeno, aumentare i servizi e le attrattività, valorizzare gli aspetti monumentali, la sicurezza degli immobili dal punto di vista sismico, valorizzare le due università presenti, accelerare sulle autostrade informatiche, mettere in uso il 5G, pensare a un miglioramento dei sistemi viari classici, autostradali e ferroviari per Roma. Studiare le soluzioni alle C.a.s.e., ai Map e alle cosiddette “casette”. Per il governo regionale desidererei chiarezza, un capoluogo una regione in un solo luogo: L’Aquila. Credo sia finito il tempo di frammentazioni di comodo, diamo a ognuno il proprio, evitando di compensare con criteri da “do ut des”. Rafforzare significa riconoscere e, quindi, valorizzare anche e nel rispetto della mole di denaro pubblico, che oggi rischia di avere un valore finale inferiore all’investimento sostenuto. Ogni area possiede sue prerogative da rispettare, dando poco a tutti si ottiene il poco. Infine, il panorama politico nazionale (noi in genere lo subiamo) dopo momenti traballanti sembra avviare ad una fase moderata: dobbiamo aspettare e vedere, con attenzione, il risultato dei programmi elettorali, se applicati, e tentare di adeguare per tempo le nostre azioni nel rispetto delle norme che si accingono ad avallare: attenderei per capire bene il vero algoritmo che verrà proposto.