L’AQUILA – “Registriamo non solo una contrazione dell’occupazione nel settore edilizio nei territori di Sulmona e Avezzano, ma anche per la prima volta nel cratere sismico aquilano. Una ragione in più per batterci per scongiurare la restituzione delle agevolazioni fiscali da parte delle nostre aziende, e sbloccare gli investimenti pubblici”.
A lanciare allarme, nel corso del’intervista ad Abruzzoweb, a pochi giorni dal suo insediamento, è Adolfo Cicchetti, 42 anni, neo presidente dell’Ance provinciale dell’Aquila, comparto decisivo nel processo di ricostruzione post-sismica aquilana.
Cicchetti, figlio dell’ex presidente Ance Filiberto, ha sostituito al vertice dell’associazione dei costruttori,eletto ad ampissima maggioranza, Ettore Barattelli, che si è dovuto dimettere dalla carica, a metà mandato, per via di una condanna in primo grado nell’ambito di un processo su un appalto per la ricostruzione post terremoto.
Sulla scrivania di Cicchetti, dal primo giorno del suo insediamento, i dossier realtivi alla flessione occupazionale, allo stallo degli investimenti pubblici, e forse in questo frangente quello più scottante, anche per i costruttori edili: il rischio della restituzione delle tasse sospese da parte di circa 350 imprese e professionisti dopo il sisma del 6 aprile 2009 e richieste dalla Commissione europea, con cartelle esattoriali per circa 100 milioni di euro, perché le ingenti somme sono state considerate aiuti di Stato.
Il 16 luglio prossimo approderà alla Camera dei deputati il decreto Terremoto, che dovrebbe contenere misure volte intanto a rimandare la restituzione, per poi avviare una trattativa con la Commissione europea. Si è verificato intanto, prima della conferma di ieri da parte del sottosegretario Giancarlo Giorgetti, sulla proroga di due mesi dell’eventuale restituzione, lo scontro al calor bianco nelle commissioni parlamentari, tra gli esponenti della maggioranza giallo-verde di Lega e Movimento 5 stelle, e dell’opposizione del centrodestra e del centrosinistra, in particolare sugli emendamenti bocciati di Forza Italia e Partito democratico, che proponevano di innalzare la soglia del “de minimis”, oltre cui non si può parlare di aiuto di Stato, da 200 mila a 500 mila euro, per abbattere intanto la platea delle aziende chiamate alla restituzione.
Emendamenti “demagogici” e “strumentali”, li hanno bollati gli esponenti di maggioranza, perchè “già ricompresi nel bozza di decreto”.
“Questa vicenda si sta trascinando da tre anni – commenta Cicchetti – e ora siamo arrivati alla resa dei conti. Di certo sappiamo solo che il 20 luglio dobbiamo consegnare la perizia di valutazione del danno subito, ovvero che l’iter di restituzione va avanti. Altre certezze non ci sono, finchè non saranno approvati atti idonei e ufficiali, e questo crea profonda incertezza e preoccupazione anche da parte delle imprese coinvolte del settore che rappresento, e non sto qui a ricordare la loro importanza per l’intera economia del territorio e per il processo di ricostruzione”.
E aggiunge Cicchetti: “ci attendiamo intanto una proroga della scadenza della restituzione, per farci respirare, poi però deve arrivare la soluzione definitiva, con un’efficace interlocuzione con l’Europa. Dal nostro punto di vista sarebbe stato comunque opportuno approvare gli emendamenti che elevavano la soglia del de minimis. Ma voglio essere ancora ottimista”.
C’è poi, strettamente connesso, l’altro tema al centro delle prime preoccupazioni del presidente Ance, quello del blocco dei lavori pubblici.
“Continuiamo a registrare una contrazione occupazionale nei territori di Avezzano e Sulmona, e come detto anche, fatto inedito, nel territorio aquilano direttamente coinvolto nei cantieri della ricostruzione post sismica 2009”.
L’unica soluzione per Cicchetti è quella di “far ripartire gli investimenti in opere pubbliche, oggi al palo. Un problema oramai endemico, che riguarda tutto il Paese. Per di più negli ultimi tempi si sono registrati forti rallentamenti a causa dell’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti, che ha generato incertezze”.
Parlare di lavori pubblici significa parlare di ricostruzione pubblica, che a differenza di quella degli edifici privati, procede in modo a dir poco claudicante.
“La ricostruzione privata segue il suo iter – afferma Cicchetti – e si può fare ancora meglio. Il vero problema, noto a tutti, è rappresentato dalla ricostruzione pubblica: un buon segnale è l’accordo sottoscritto tra l’autorità nazionale anti corruzione il provveditorato alle Opere pubbliche e il Comune dell’Aquila, volto a semplificare e velocizzare gli interventi su edifici scolastici e dell’Università. Come Ance abbiamo molte proposte concrete per velocizzare l’iter burocratico della ricostruzione pubblica, proposte che rappresenteranno una priorità del mio mandato. Mi è stata accreditata una grande fiducia, e da questo deriva una grandissima responsabilità”.






