L’AQUILA – “Sono state verificate 4 sezioni su 11, ma non è ancora possibile alcuna previsione, poiché le schede controllate sono state contestate da entrambe le parti, è impossibile per ora dire cosa è emerso. Inoltre, è tutto fermo, poiché tutti i funzionari della Prefettura sono impegnati necessariamente con le operazioni relative alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo”.
Così ad AbruzzoWeb l’avvocato Claudio Verini, fa il punto sul ricorso da lui presentato al Tar e accolto il 23 novembre scorso, per la verifica di tutte le sezioni elettorali contestate, per conto di alcuni candidati del centrosinistra alle elezioni amministrative dell’Aquila del giugno scorso.
“Non posso fare alcuna valutazione ufficiale – spiega l’avvocato – perché ci sono numerose schede che sono state valutate in un certo modo, ma contestate o da me o dalla controparte, è impossibile avere contezza di quello che è stato fatto finora: il numero delle schede contestate è troppo elevato”.
Situazione “molto più complessa” di quella che ha investito il Comune di Avezzano (L’Aquila), nel quale si è aperta un’infuocata discussione politica, dopo la decisione del Consiglio di Stato, che lunedì ha confermato la sentenza del Tar Abruzzo, ribaltando di fatto l’equilibrio del Consiglio comunale.
“Ad Avezzano il risultato, secondo le mie valutazioni, era scontato – aggiunge Verini – All’Aquila la situazione è decisamente diversa e molto più difficile, aspettiamo la fine di queste elezioni per vedere chi avrà ragione”.
Il Tar del capoluogo abruzzese aveva disposto la nomina di un verificatore, Rinaldo Pezzoli (e non Malgari Trematerra, viceprefetto dell’Aquila, come scritto in precedenza), supportato da un team di funzionari “totalmente impegnati fino alle politiche”, sottolinea Verini. “Dunque tutto è rimandato alla prima settimana, dopo il 4 marzo”.
Nell’istanza si chiede la verifica delle schede al fine di far recuperare al centrosinistra i 41 voti mancati alla coalizione, per poter raggiungere il 50 per cento e rivendicare la maggioranza dei seggi in Consiglio comunale, determinando, di fatto, la cosiddetta “anatra zoppa” e cioè un sindaco e un’amministrazione senza maggioranza.
Il ricorso è stato sottoscritto da Americo Di Benedetto, Maurizio Capri, Emanuela Di Giovambattista, Fabrizio D’Alessandro, Stefano Palumbo, Antonio Nardantonio e Stefano Albano del Partito democratico, Sergio Ianni di Abruzzo civico, Gianni Padovani dei Socialisti, Fabrizio Ciccarelli e Paolo Romano del Passo possibile, Massimo Scimia di Cambiare Insieme.
A rientrare in Consiglio nel caso in cui il riconteggio facesse ottenere l’effetto sperato dai ricorrenti sarebbero Capri, Di Giovambattista e D’Alessandro del Pd, Ianni di Abruzzo civico, Padovani dei Socialisti, Ciccarelli del Passo possibile, ma anche Giorgio Spacca di Articolo 1, Anna Lucia Bonanni della Coalizione sociale e Fabrizio Righetti del Movimento 5 stelle che non hanno sottoscritto il ricorso.





