L’AQUILA – “Una grave carenza di personale, con soli tre addetti alla vigilanza dei siti archeologici, per di più a mezzo servizio”, che ora devono presidiare gli uffici per garantire il rispetto della normativa anti-covid. 

E soprattutto: “orari di visita e numeri di telefono inseriti nell’opuscolo promozionale dal Comune dell’Aquila” senza nemmeno verificare se le visite sarebbero state effettivamente possibili, e se i recapiti fossero quelli giusti.

Per questa ragione nel week end di ferragosto, tanti turisti sono rimasti fuori dai cancelli, chiusi con un lucchetto, dello splendido sito archeologico dell’anfiteatro Amiternum di età augustea, a pochi chilometri dal capoluogo L’Aquila. 

A spiegarlo contattata da Abruzzoweb, è Alessandra Vittorini, a capo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e i Comuni del cratere, ente titolare del monumento. Soprintendenza che non aveva inteso replicare dopo l’articolo di questa testata, che ha riferito della rabbia e smarrimento di decine di visitatori per la mancato acceso al sito.
 
Nel farlo dopo due giorni, Vittorini, moglie di David Sassoli (presidente del Parlamento europeo, membro del Partito democratico e giornalista), accusa i media di “aver gettato fango sulla Soprintendenza, senza aver nemmeno provato a chiedere subito spiegazioni”.
 
In molti erano andati ad Amiternum perché in un opuscolo realizzato dal Comune dell’Aquila e distribuito in migliaia di copie, testualmente è scritto che “il sito è visitabile con orari di apertura dal lunedì alla domenica dalle 8:30 alle 13:30 ingresso gratuito”.
 
E non solo: “le aperture sono a cura della Soprintendenza archeologia belle Arti e paesaggio che può essere contattate i numeri 0862.21711 – 21730 – 21732”.
 
Vittorini su questo aspetto è molto netta: la guida turistica del Comune dell’Aquila ha inserito tra gli itinerari siti archeologici che non potevano essere tenuti aperti, “in modo arbitrario e senza farci nemmeno una telefonata. Forse l’assessorato avrebbe potuto verificare prima”.
 
E aggiunge: “su quella guida è riportato il numero della mia segreteria anche per avere informazioni sull’antica cattedrale di Forcona, che però è un sito in consegna alla Diocesi”.
 
Pur volendo, non ha potuto dire molto invece Fabrizia Aquilio, assessore comunale al Turismo, esponente della Lega, che ha realizzato l’opuscolo, le cui deleghe però sono state ritirate dal sindaco Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, dopo la crisi che è esplosa con i salviniani, a seguito delle sparate in aula contro la sua stessa maggioranza da parte del capogruppo, Francesco De Santis.
 
“Le mie deleghe sono in capo al sindaco – ha spiegato – io sono come il Visconte dimezzato di Italo Calvino. Posso dire però che non è giusto che il Comune diventi il capro espiatorio di tutto. La situazione va organizzata in modo migliore, un sito archeologico così importante non può restare chiuso”.
 
AbruzzoWeb ha dunque tentato di contattare il sindaco Biondi, ora competente in materia, ma senza successo.
 
Torniamo però a Vittorini, a dir poco contrariata per la vicenda.
 
“Da anni segnaliamo che il personale di custodia è a dir poco insufficiente – ribadisce innanzitutto -. Oggi abbiamo tre addetti e a mezzo servizio, e non è possibile tenere aperti e visitabili i nostri siti archeologici, dove in ciascuno di essi per legge ci devono essere almeno due addetti. C’è poi un processo di pensionamento che sta riducendo ai minimi termini il nostro personale. La Soprintendenza dovrebbe avere in pianta organica 105 dipendenti. Ebbene non ha mai superato in questi anni i 70 addetti, e a fine anno ne saranno 35. Non mi pare un nutritissimo numero”.
 
E ancora: “Vorrei ricordare che con il covid si è fermato il mondo, hanno abolito le olimpiadi, hanno sospeso il palio di Siena. E come ovvio anche noi abbiamo dovuto affrontare nuove e grandi difficoltà. Gli addetti alla custodia di cui sopra, li abbiamo dovuti utilizzare per presidiare gli uffici, per applicare le normative che regolano l’accesso a dipendenti ed utenti”. 
 
A differenza del sito di Amiternum, la splendida necropoli di Fossa è invece visitabile, essendo stata affidata ad un’associazione, in virtù di un accordo tra Soprintendenza, Università dell’Aquila e comune.
 
Lo stesso è avvenuto per il tempio italico di Castel di Ieri, nella valle subequana. Peccato però che sono in corso, ritardati dallo stop imposto dalla pandemia, i lavori di manutenzione straordinaria.
 
Alla domanda dunque, non si poteva affidare anche Amiternum alla gestione di un’associazione esterna? Vittorini risponde facendo notare che “l’altro ieri ho avuto finalmente conferma del trasferimento di archeologi alla nostra soprintendenza. Si deve sapere infatti che da quasi un anno ho una sola archeologa che da sola corre dietro alle mansioni relative all’archeologia preventiva, alle manutenzioni dei siti, alle scoperte fortuite nei cantieri, su tutto il territorio dell’Aquila e del cratere sismico. Certo che quel funzionario avrebbe potuto adoperarsi per una convenzione per la gestione del sito di Amiternum. Ma è una sola persona, sommersa da tante, troppe impellenze”.
 
Insomma, allo stato attuale, con i suo “non certo nutrito” organico, la Soprintendenza non può tenere aperto Amiternum.
 
Ultima e cruciale domanda a Vittorini, quella che forse sta più a cuore ai cittadini: “Per il futuro invece ci riuscirete ad aprire quel cancello?
 
“Stiamo lavorando all’organizzazione, speriamo già da settembre, delle aperture dei nostri siti, compreso Amiternum, ruotando altro personale, previa autorizzazione, perché non posso mettere certo un funzionario amministrativo a presidiare un sito archeologico, servono determinate prerogative e qualifiche”, la sua risposta.