ROMA – “Assoluta inerzia e constatata mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare le situazioni di criticità riscontrate su più piani durante i 104 giorni di governo societario”.
Sarebbero queste le motivazioni che hanno portato alle dimissioni il cda dell’Ama, l’azienda dei rifiuti della Capitale.
Nella lettera di dimissioni, dopo appena 104 giorni di mandato, firmata dalla presidente della società, Luisa Melara, e i consiglieri d’amministrazione, Paolo Longoni e l’abruzzese Massimo Ranieri, si legge che il Campidoglio ha “abbandonato” l’azienda: “Il problema dei rifiuti non si gestisce con l’ideologia, servono azioni concrete”.
I tre, scelti proprio dal sindaco di Roma Virginia Raggi, si erano insediati lo scorso 19 giugno.
La decisione, maturata nel corso dell’ultima settimana, è stata formalizzata nelle ore precedenti all’assemblea dei soci che si sarebbe dovuta svolgere nel pomeriggio. Il management di Ama è entrato in polemica con i vertici capitolini nell’ultimo mese, da quando il Campidoglio ha contestato le modalità con cui è stata compilata la voce crediti del progetto di bilancio 2017 e alcune operazioni definite “irregolari” come la svalutazione dall’area dell’ex Centro carni.
Ranieri, geologo di Lanciano, a capo di Ecolan dal 2013, è stato il primo a commentare il passo indietro: “Se Raggi dice di essere stata lasciata sola, allora noi siamo stati abbandonati. Sono deluso e arrabbiato. Il problema dei rifiuti non si gestisce con l’ideologia ma servono azioni concrete”, dice al Fatto quotidiano.
Un concetto che si ritrova anche nel documento inviato alla prima cittadina: “Il tema – si legge – non è la posta di bilancio (il riferimento è ai 18,3 milioni di presunti crediti sui servizi cimiteriali contestati dal Campidoglio, ndr), peraltro assolutamente neutra rispetto al risultato dell’esercizio, ma è assai più grave, e probabilmente più scomodo per la sua Amministrazione, e verte esclusivamente sulla assoluta inerzia e constatata mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare le situazioni di criticità riscontrate su più piani”.
Ma c’è di più. Scrivono Melara, Longoni e Ranieri: “Tale inerzia viene stigmatizzata non tanto per questioni di natura meramente formale, ma più che altro di merito, perché le emergenze di Ama e la corretta esecuzione dei servizi senza la partecipazione di Roma Capitale, per quelle che sono le sue specifiche e uniche prerogative, con qualità di interventi e tempi di risposta e coerenti con la situazione critica ed emergenziale presupposta, non possono essere affrontare e risolte”.





