Diminusicono gli alunni con cittadinanza italiana ed aumentano quelli con cittadinanza straniera.

Questa la fotografia che emerge dal Notiziario del Miur sulla cittadinanza degli studenti.

Anche in Abruzzo, seppur con numeri contenuti rispetto alle regioni del nord, si conferma lo stesso trend: infatti nel 2017-2018 gli alunni con cittadinanza italiana erano 166.763, mentre nel 2015-2015 erano 171.138, con una differenza di -4.375. Invece, gli alunni con cittadinanza non italiana erano 13.3029 nel 2017-2018 e 13.260 nel 2015-2016, con un aumento di 49 alunni.

E’ L’Aquila la provincia con più alunni di cittadinanza non italiana, con 3.916, seguita da Teramo (3.648), Chieti (3.294) e Pescara (2.451). 

Per quanto riguarda i primi Paesi di provenienza, in Abruzzo al primo posto c’è l’Albania, a seguire Romania, Ucraina, Marocco, Cina e all’ultimo posto Egitto. 

Nell’anno scolastico 2017-2018 le scuole italiane hanno accolto complessivamente 8.664.000 studenti di cui circa 842.000 con cittadinanza non italiana. Rispetto al 2016-2017 la popolazione scolastica è calata complessivamente di oltre 77 mila unità, pari allo 0,9%. Gli studenti con cittadinanza italiana hanno registrato una flessione di 93 mila unità (-1,2%) a fronte di una crescita di quasi 16 mila studenti con cittadinanza non italiana (+1,9%), per cui la loro incidenza sul totale passa da 9,4% a 9,7%.

Allo stesso tempo, i dati di trend mostrano che la presenza di questi ultimi tende a stabilizzarsi. Nel decennio 2008/2009 – 2017/2018 gli studenti stranieri sono complessivamente aumentati del 33,7% (+212 mila unità) un ritmo di crescita assai lontano da quello verificatosi nel decennio precedente che aveva raggiunto il picco di oltre il 500% (+500 mila unità). Come esaminato con maggior dettaglio nel report, la maggioranza degli studenti stranieri è costituita da studenti di seconda generazione, cioè bambini e giovani nati in Italia da genitori non italiani.

I tassi di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana sono prossimi a quelli degli italiani sia nella fascia di età 6-13 anni (intorno al 100%), corrispondente alla scuola del primo ciclo, sia nella fascia 14-16 anni, corrispondente al primo triennio di secondaria di II grado (nella quale scendono al 90%). Al contrario, a 17 e 18 anni di età (ultimo biennio di secondaria II grado) il tasso di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana diminuisce fino al 65,8% rispetto al 79,7% degli studenti italiani. 

Pur tenendo presente che i dati di base utilizzati per il calcolo dei tassi portano a sovrastimare la situazione effettiva della scolarità tra gli studenti con cittadinanza non italiana e non considerando al momento la problematica del ritardo scolastico, interessa qui rilevare la brusca interruzione della frequenza scolastica che avviene a 17 e 18 anni e che di conseguenza impedisce a oltre un terzo degli studenti con cittadinanza non italiana di realizzare una formazione più completa per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Le differenze di genere evidenziano che l’interruzione scolastica investe in misura più preoccupante i ragazzi rispetto alle ragazze. Per le ragazze il calo del tasso di scolarità è notevolmente inferiore, passando dal 93,8% al 75,9% laddove per i diciassettenni l’indice crolla dal 91,7% al 58,2%.

L’altro ambito educativo in cui la scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana è nettamente inferiore a quella degli italiani, è la scuola dell’Infanzia. Tra i 3 e i 5 anni i bambini con cittadinanza non italiana presenti nelle scuole rappresentano il 79% (77% nel 2016/2017) dei bambini con cittadinanza non italiana residenti in Italia, mentre il dato raggiunge il 94% per i bambini italiani.

Le differenze di genere mostrano che sono più i bambini che le bambine a frequentare la scuola dell’Infanzia (80,0% contro 78,0%), laddove negli altri gradi di istruzione il livello di scolarità delle studentesse è sempre superiore a quello degli studenti. Una circostanza che mette in luce, con ogni probabilità, anche motivazioni culturali e familiari che svantaggiano le bambine rispetto ai bambini. 

Nella scuola dell’Infanzia e Primaria l’incidenza dei bambini con cittadinanza non italiana supera l’11%

La crescita complessiva di 15.628 mila studenti con cittadinanza non italiana deriva da andamenti piuttosto differenti nei vari gradi di istruzione. In particolare nella scuola dell’infanzia l’aumento dei bambini di origine migratoria è stato di sole 295 unità (negli ultimi due anni c’era stato anzi un decremento); continua tuttavia a crescere la loro incidenza sul totale (da 10,7% a 11,1%) per effetto del calo di entità ben maggiore degli allievi italiani.

La scuola primaria rimane il settore che assorbe il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, nell’A.S. 2017/2018 ha registrato un aumento di quasi 5.700 studenti (+1,9%). In effetti le iscrizioni nel settore tendono nel complesso a diminuire. Nel 1995/1996 frequentavano la scuola primaria il 47,7% degli studenti con cittadinanza non italiana; nel 2008/2009 la percentuale è scesa al 37,2% per arrivare al 36,6% nell’A.S. 2017/2018. Cionondimeno, i quasi 308.000 bambini con cittadinanza non italiana che attualmente frequentano la scuola primaria costituiscono ben l’11,2% del totale degli alunni di questo ordine di scuola, percentuale più elevata tra i diversi gradi di istruzione.

Nella scuola secondaria di I grado si verifica l’aumento più consistente di studenti, pari a 6.329 unità. La tendenza alla crescita è in continuità con l’anno precedente, dopo un triennio di costante diminuzione. In percentuale l’aumento è del 3,8%, valore più elevato tra tutti gli ordini di scuola. Nel 2017/2018 gli studenti con cittadinanza non italiana presenti nella scuola secondaria di II grado sono circa 195.000 unità, con un aumento dell’1,7% (+3.308) rispetto l’anno precedente. La scuola secondaria di secondo grado si può considerare il settore relativamente più dinamico per quel che riguarda l’immissione di studenti con cittadinanza non italiana. Posto uguale a 100 il numero di studenti con cittadinanza non italiana rilevato nei diversi ordini di scuola nel decennio 2008/2009 – 2017/2018 gli studenti sono cresciuti del 32% nella scuola dell’infanzia, del 31% nella scuola primaria, del 24% nella scuola secondaria di I grado, del 50% negli istituti secondari di II grado.

La Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti con cittadinanza non italiana, l’Emilia Romagna quella con la percentuale più elevata

Il dato nazionale del 9,7% di alunni con cittadinanza non italiana sul totale riassume una distribuzione territoriale tutt’altro che omogenea.

Considerando i dati a livello regionale è immediato rilevare come la distribuzione territoriale degli studenti con cittadinanza non italiana rifletta l’insediamento dei nuclei familiari nei contesti locali/regionali caratterizzati da condizioni di mercato del lavoro più favorevoli.

La Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti con cittadinanza non italiana (213.153), circa un quarto del totale presente in Italia (25,3%), laddove la regione assorbe il 15,1% degli studenti con cittadinanza italiana. Negli ultimi tre anni la regione ha registrato un aumento di oltre 9.000 studenti stranieri a fronte di un calo di oltre 11 mila studenti italiani.

Viceversa, nelle scuole della regione Campania sono iscritti appena il 3% del totale studenti con cittadinanza non italiana, a fronte del 12,1% di studenti con cittadinanza italiana. Le altre regioni con il maggior numero di studenti stranieri sono l’Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte che ne assorbono una quota compresa all’incirca tra il 9% e il 12%.

La presenza degli studenti con cittadinanza non italiana nelle diverse regioni incide, però, in misura diversa quando si studia il fenomeno in rapporto alla popolazione scolastica locale e alle sue dinamiche di crescita e/o diminuzione. Da questo punto di vista la regione in cui gli studenti con cittadinanza non italiana più incidono nel contesto scolastico locale è l’Emilia Romagna dove oltre il 16% degli studenti non ha la cittadinanza italiana. Segue la Lombardia con il 15,1%, al terzo e al quarto posto si collocano la Toscana (13,8%) e l’Umbria (13,7%) seguite dal Veneto (13,3%) e Piemonte (13,2%). In pratica per ogni 5 studenti italiani uno è straniero.

Nell’ambito delle regioni meridionali l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana è ovunque inferiore alla media nazionale del 9,7%. In particolare in Abruzzo gli studenti con cittadinanza non italiana incidono per il 7,4%, benché la regione accolga un numero modesto di studenti (1,6%) mentre in Campania l’esiguo numero di studenti con cittadinanza non italiana in rapporto alla ragguardevole consistenza della popolazione scolastica regionale fa sì che la loro incidenza non superi il 2,6%.

A livello provinciale si osserva che le prime 10 province con il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana assorbono da sole il 41,4% del totale. Prima in graduatoria è la provincia di Milano con 88.957 studenti (+3.838 rispetto al 2016/2017), seguita da Roma con 62.328 e Torino con 39.342 presenze. Tra le altre province figurano Brescia (32.950 studenti),
Bergamo (25.435), Firenze (22.034), due province dell’Emilia Romagna (Bologna 21.531 e Modena 18.326) e due del Veneto (Verona 19.946 e Treviso 17.971).

Anche in questo caso il quadro si modifica quando si considera l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana in rapporto alla popolazione scolastica locale. Infatti, la graduatoria delle province vede al primo posto la provincia di Prato dove, complessivamente, gli alunni senza cittadinanza italiana rappresentano il 26,1% del totale; seguono le province di Piacenza (22,2%), Mantova (18,4%), Cremona , Brescia, Asti, Parma (17,8%). Da segnalare la provincia di Brescia che con quasi 33 mila presenze è tra le aree con un numero di studenti con cittadinanza non italiana tra i più elevati, sia in termini assoluti sia in percentuale.

Passando al livello comunale, si rileva come la maggior parte degli studenti senza cittadinanza italiana si concentri nei comuni settentrionali e nell’Italia centrale, in particolare nei comuni situati nella dorsale appenninica e in specifiche aree del litorale tirrenico.