VASTO – La piattaforma petrolifera Rospo Mare B di Edison si arricchirà presto di 4 nuovi pozzi al largo di Vasto, a dieci chilometri dalla costa della provincia di Chieti. Dopo l’ok dei Beni culturali, il ministero dell’Ambiente ha infatti rilasciato il decreto di compatibilità ambientale, per cui adesso Edison aspetta il definitivo via libera da parte del ministero dello Sviluppo economico. E non è tutto, In queste settimane il Ministero dell’ambiente ha dato o si accinge a dare il proprio parere positivo ad una decina di nuovi pozzi destinati alla ricerca o all’estrazione di petrolio, tutti all’interno delle 12 miglia.
Dure le reazioni da parte degli ambientalisti, in particolare da parte del Forum abruzzese movimenti per l’acqua ma anche da parte di Forza Italia, che lancia bordate contro il “doppiogiochismo” del partito democratico e del governo di Matteo Renzi. Il parlamentare di Sinistra ecologia e libertà Gianni Melilla ha subito presentato un’interrogazione.
Non è prevista va detto alcuna nuova piattaforma, restano le tre attuali del campo petrolifero. I quattro nuovi pozzi si andrebbero ad aggiungere agli attuali 12 della piattaforma Rospo Mare B.
Le altre autorizzazioni di ricerca e perforazione erano progetti fermati nel 2010 dal decreto del dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che vietava nuove trivellazioni all’interno delle 12 miglia, e “resuscitati” poi dal decreto del Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera del governo di Mario Monti nel 2012, che escludeva dall’applicazione del provvedimento i procedimenti in corso.
“E’ una follia – incalza il Forum – Gli enti facciano ricorso, i cittadini si mobilitare, si rischia di compromettere i nuovi pozzi dovrebbero funzionare per 25 anni, che si aggiungono per Elsa 2 di Petroceltic, a 7 chilometri da Ortona, e per Ombrina Mare , 6 chilometri al largo di San Vito, di Rockhopper”.
“Si tratta di operazioni a controllo remoto – incalza il Forum – che non creano un solo posto di lavoro, a beneficio esclusivo di Edison, l’azienda coinvolta nelle bonifiche a Bussi sul Tirino che restano al palo grazie ai continui e vittoriosi ricorsi nei tribunali da parte dell’azienda”.
Il Forum chiede dunque che “la Regione Abruzzo e gli enti locali debbano immediatamente fare ricorso al Tribunale amministrativo impugnando il decreto, tenendo bene a mente che ci sono 60 giorni di tempo dalla data di emanazione del provvedimento. Ai cittadini chiediamo di continuare a mobilitarsi per evitare un futuro color nero petrolio all’Adriatico”.
Dure le accuse di Forza Italia al governo Renzi, e la costituendo Parco della Costa teatina, per voce del consigliere regionale Mauro Febbo.
“Il Partito democratico – afferma Febbo – con la sua filiera ha consegnato ‘chiavi in mano’ai petrolieri e società di perforazioni il patrimonio ambientale della Costa teatina e si sta cercando di illudere i cittadini, le attività economiche e i portatori di interesse con la costituzione del Parco della Costa teatina che oggi non è altro una presa in giro e quanto mai Ente inutile visto che ormai siamo destinati ad avere un mare adriatico pieno di insediamenti per estrazioni di ogni genere.
Sarebbe curioso sapere se il sindaco di Vasto (Pd), nonché presidente dell’Anci regionale, che sgomita tra l’altro per avere nella sua città la sede del Parco, era a conoscenza delle nuove perforazioni davanti allo splendido golfo di Vasto e quali iniziative intende mettere in atto unitamente alla Regione? Il Partito democratico ha veramente inciso sull’economia regionale ma sulla pelle degli abruzzesi regalando il nostro territorio e le nostre bellezze della costa teatina a poche multinazionali. Questa è la Regione facile e veloce del presidente Luciano D’Alfonso e del Pd”
“Credo che adesso sia veramente chiaro – conclude Febbo – a tutti gli abruzzesi il motivo per cui il presidente del Consiglio Renzi non viene in Abruzzo e rinvia in continuazione la sua visita nella nostra Regione. Non solo è in difficoltà per le poche risorse messe a disposizione e dei clamorosi ritardi per la ricostruzione della città dell’Aquila, ma non saprebbe come giustificare e motivare il depauperamento e la evidente distruzione a cui assistiamo della nostra costa teatina con gravi conseguenze per la sua economia turistica e agricola”.
Infine l’interrogazione di Melilla al Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti.
“La Regione Abruzzo – esordisce Melilla – rischia di trasformarsi da regione dei Parchi e distretto petrolifero. In un recente dossier delle associazioni ambientaliste si evidenzia lo stato attuale delle ricerche e perforazioni di idrocarburi in Abruzzo (in terra e mare): 2.213,05 chilometri quadrati interessati da permessi di ricerca, 441,29 chilometri quadrati interessati da concessioni di coltivazione, 101,03 chilometri quadrati interessati da concessioni di stoccaggio, 35,72 chilometri quadrati interessati da istanze per concessione di coltivazione, 1.018,00 chilometri quadrati interessati da istanze per concessioni di stoccaggio, 4.222,80 chilometri quadrati interessati da istanze per permessi di ricerca”.
“In queste settimane –sottolinea soprattutto Melilla, il ministero dell’ambiente ha dato o si accinge a dare il proprio parere positivo ad una decina di nuovi pozzi destinati alla ricerca o all’estrazione di petrolio, tutti all’interno delle 12 miglia.
Riepilogando: Elsa2, società Petroceltic, un pozzo esplorativo a 7 chilometri dalla spiaggia di Lido Riccio ad Ortona (Ch) (parere positivo della Commissione Via a marzo 2015, in attesa del Decreto); Ombrina mare, società Rockhopper, 4-6 pozzi di estrazione a 6 chilometri miglia dalla costa di fronte a S. Vito chietino, (parere positivo della Commissione Via a marzo 2015, in attesa del Decreto); Rospo mare, società Edison, 3-4 nuovi pozzi di estrazione a 20 chilometri dalla costa di fronte a Vasto (Decreto di compatibilità ambientale emanato il 15 aprile 2015)”.
“Praticamente – prosegue l’interrogazione – è interessato tutto il fronte della costa teatina, con un progetto a nord (Elsa2), uno al centro (Ombrina) e uno al sud (Rospo mare), in un’area in cui vi è il Parco Nazionale della costa teatina”.
Progetti che hanno però grossi limiti assicura Melilla.
“Sono numerose le criticità procedurali e di contenuto.Il parere del Comitato Via considerato valido è quello rilasciato nel 2009, senza tener conto delle mutate condizioni ambientali e sociali. Non viene considerato l’effetto cumulo con gli altri progetti. Tutte queste procedure non sono state assoggettate a Valutazione ambientale strategica, con il paradosso che il Ministero dell’Ambiente le richiede al Governo Croato per le loro nuove concessioni in Adriatico e poi non applica la procedura a quelle di propria competenza”.
Infine “l’analisi del rischio per gli incidenti non è stata esaminata dalla Commissione che però l’ha richiesta entro l’avvio dei lavori (quindi è riconosciuto come aspetto critico del progetto). Ma la procedura di Valutazione di impatto ambientale così perde totalmente di significato, se gli elementi indispensabili per una corretta valutazione vengono rimandati alla fase esecutiva
Melilla chiede dunque se il Ministero non intenda “intervenire non concedendo le autorizzazioni per evitare che tutti questi interventi mettano a serio rischio il futuro ambientale della Regione Abruzzo e del mare Adriatico”.





