L’AQUILA – Il modello a cui si guarda per la ricostruzione delle aree in Emilia Romagna devastate dall’alluvione, è quello dell’Aquila adottato dopo il devastante terremoto del 2009. In termini di commissariamento straordinario, ma anche di protagonismo del premier Giorgia Meloni come accadde nel 2009 per l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, e il commissario straordinario Guido Bertolaso.
A sostenerlo è il Corriere della sera. E a questo proposito il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi nei giorni dell’alluvione invitò proprio il governo guidato dalla sua amica Meloni eletta nel collegio L’Aquila Teramo alle politiche di settembre, di adottare le modalità e procedure del post sisma aquilano.
Per la nomina del commissario però c’è ancora incertezza: a voler ricoprire questo ruolo ovviamente il presidente della Regione Stefano Bonaccini del Partito democratico, e altrettanto ovviamente, il governo punta a un uomo di sua fiducia tenuto conto anche che nel 2025 ci saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna e scrive il Corsera, “la ricostruzione rappresenta un’occasione Da non sprecare anche dal punto di vista”.
Aveva detto Biondi in una lunga intervista al quotidiano Il Tempo: “All’Aquila per la prima volta si è sperimentato un modello. Sull’Aquila per la prima volta si capisce che, se non si mettono subito tutte le persone sotto un tetto e se a settembre non suonano le campanelle per tutti gli studenti, L’Aquila è una città costretta alla desertificazione”.
E aveva aggiunto: “Ci sono state molte polemiche sul modello dell’Aquila, Berlusconi, Bertolaso. Io posso registrare, essendo tra l’altro sindaco all’epoca di un altro centro molto più piccolo, con problematiche sicuramente diverse, che era se non l’unico modo, uno dei modi possibili per salvare L’Aquila”, ha aggiunto Biondi, ai tempi primo cittadino di Villa Sant’Angelo.
“La ricostruzione privata è quasi ultimata, nel senso che l’aspetto burocratico delle pratiche, quindi l’istruttoria, quindi il riconoscimento dei contributi è quasi ultimato. Ne rimangono poche decine – ha spiegato – Poi la ricostruzione, naturalmente, ha i suoi effetti operativi. Per cui servono anche le capacità dei presidenti di consorzio, delle ditte, di operare con rapidità eliminando contenziosi, litigi che pur frenano in qualche modo la ricostruzione”.
“D’altra parte, c’è una ricostruzione pubblica che è andata avanti a strappi negli anni perché sappiamo bene che il sistema degli appalti pubblici è stato complicato da norme sempre più contraddittorie talvolta con un eccesso di controlli che lungi dall’aver debellato la corruzione nella pubblica amministrazione – ha concluso – hanno solo consentito ai più furbi di muoversi con maggiore capacità tra le scuciture di questo corpus giuridico gigantesco e inutile”.







