ROCCARASO – “La destra di oggi non ha più nulla a che vedere con il centrodestra di questi ultimi venti anni, quello in cui abbiamo creduto e che voleva la rivoluzione liberale. A destra ormai c’è l’opposto del liberalismo”.
A lanciare l’allarme in un’intervista ad AbruzzoWeb è il leader del Nuovo centro destra Angelino Alfano, ministro degli Esteri del governo Gentiloni, alla vigilia della sua partecipazione alla Winter School di Roccaraso (L’Aquila), il laboratorio politico che farà della località montana dell’Aquilano per tre giorni il crocevia della politica nazionale ma con la presenza di tanti giovani.
Sarà l’ultima apparizione della sigla e del simbolo di Ncd che, tra una settimana, proprio in virtù dell’allarme lanciato da Alfano sulla mutazione antiliberale del centrodestra si scioglierà per evolversi “in una nuova formazione politica con il chiaro obiettivo di unire i moderati in una nuova casa che consentirà di potenziare la naturale vocazione riformista e di contrapporsi al marasma confuso e scomposto del populismo anti europeo”.
“Quando si agisce, cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura”. Questo slogan della Winter School del 2017: come si applica al momento suo e del suo partito?
Mai parole sono state così giuste e calzanti. Noi siamo stati e siamo il partito delle decisioni. Anche di quelle più dolorose. Ma sempre con un orientamento preciso: il bene del Paese. Abbiamo avuto coraggio, infatti, a fondare un partito senza un euro di finanziamento, senza un gruppo editoriale alle spalle, senza tutti quei vantaggi che altri partiti hanno avuto. Ma ci siamo. Questa è la nostra più grande vittoria.
Non una riunione di soli amministratori e politici: a Roccaraso come relatori ci saranno medici, imprenditori e tecnici statistici. Che Italia racconteranno?
L’Italia vera, l’Italia che non si arrende e che sa andare avanti, che sa fare tesoro delle sue professionalità, che non cede alla paura e alla rabbia, che non crede che la rottamazione ‘a prescindere’ sia la via di uscita, che respinge le ruspe di Salvini che travolgerebbero tutto pur di ottenere uno squallido tornaconto elettorale, che rifiuta i ‘vaffa’ di Grillo che sono il pilastro della loro incapacità di governo, di assenza di visione, di mancanza di programma: distruzione senza costruzione, sanno solo nascondersi dietro il facile alibi degli errori degli altri. Incapaci per scelta o per inadeguatezza, perché per non sbagliare, non fanno, anche se questo significa fare arretrare il Paese. Troppo facile così.
Con quali leve si riescono a coinvolgere i giovani nella politica oggi che l’antipolitica o il disimpegno sembrano prevalere?
Perché la politica è ‘fare’ e non e’ ‘non fare’ per paura. E noi abbiamo un programma chiaro al quale i giovani possono e devono lavorare. Riscatto del ceto medio, rilancio degli immobili, questione salariale dei lavoratori pubblici e privati, dieta fiscale per le piccole e medie imprese, più cantieri al Sud per colmare il gap infrastrutturale e creare nuovi posti di lavoro, e tanto altro ancora. I giovani hanno un ruolo determinante in questi processi. Nel nostro partito puntiamo su di loro e con loro ci impegniamo per rafforzare le opportunità del domani.
Puntare ancora sulla montagna d’Abruzzo, di recente vittima di una doppia emergenza neve e sisma, è anche un segnale di vicinanza del mondo politico e di fiducia nelle potenzialità turistiche e ricettive?
Come istituzioni, nelle varie articolazioni, siamo stati a fianco delle popolazioni colpite da questi disastri. Per gestire le emergenze. Per ricostruire la loro normalità e il loro quotidiano. Abbiamo dato fiducia e abbiamo ricevuto fiducia. Siamo qui per ribadirlo con forza.
Sarà l’ultimo grande evento pubblico prima dello scioglimento di Ncd: dopo tre anni e mezzo, quanto è vicino il sogno di un “grande centrodestra, forte e radicato negli 8mila campanili italiani e in grado battere una sinistra che non è cambiata” di cui parlò alla presentazione del partito?
Preferisco dire che Ncd si evolve in una nuova formazione politica con il chiaro obiettivo di unire i moderati in una nuova casa che consentirà di potenziare la naturale vocazione riformista e di contrapporsi al marasma confuso e scomposto del populismo anti europeo, anzi euro, anti libera circolazione, anti libero mercato, anti solidarietà, anti tutto. È un’occasione da non perdere anche per le altre forze moderate che, come noi, hanno sostenuto i governi di questa legislatura senza confluire nel Pd. Ci unisce la convinzione che il protezionismo non sia mai la risposta giusta, che chiudere le frontiere sia l’anticamera delle divisioni, che il libero mercato e la solidarietà siano strategici perché il tasso di povertà e’ spesso l’indice che misura il tasso di ingiustizia. In questo quadro, dobbiamo prendere atto di una cosa: la destra di oggi non ha più nulla a che vedere con il centrodestra di questi ultimi venti anni, quello in cui abbiamo creduto e che voleva la rivoluzione liberale. A destra ormai c’è l’opposto del liberalismo: ritorno alle monete nazionali, eliminazione della libertà di circolazione, annullamento del Trattato di Schengen, ripristino delle frontiere, uscita dall’Europa, ripristino dei dazi doganali, antieuropeismo in politica estera e protezionismo in politica economica. Il Paese indietro tutta. Questo il loro slogan. Per noi inaccettabile. Come è inaccettabile il cosiddetto sovranismo che dice di renderci più ricchi e sicuri e che invece ci renderebbe più poveri e più soli, più esposti anche ai rischi terroristici. Quindi basta equivoci: a destra non c’è alcun liberale e nell’area moderata e popolare ce ne sono, invece, tanti che devono avere la generosità e la visione di unirsi per contare di più parlando con una voce sola.





