AIELLI – “Uccisa dalla scelleratezza umana”.

Non ha utilizzato mezzi termini don Luigi Incerto, il parroco di Aielli che ha officiati i funerali di Sara Sforza, la 23enne che ha perso la vita in un tragico incidente stradale causato da un marocchino risultato poi positivo ad alcol e droga. Con lei in auto c’era il fidanzato Alessio Vergari, rimasto ferito.

La chiesa del paese di Sara non è riuscita a contenere il fiume di persone che ha voluto stringersi attorno alla famiglia della ragazza, al papà Fabio, alla mamma Domenica, alla sorella più piccola Silvia.

Una tragedia immane che ha sconvolto tutto l’Abruzzo.

Alle esequie hanno partecipato i sindaci di Aielli, Celano, Cerchio, Collarmele, Pescina, Civitella e San Benedetto.

Sara è entrata in chiesa in una bara completamente bianca, accompagnata da applausi scroscianti e palloncini, anch’essi bianchi e dalle sirene della Misericordia.  

Il parroco, don Luigi, è stato perentorio: “Siamo qui con il cuore che rigurgita dolore e sangue per la tragica scomparsa. Un’ora terribile scandisce il tempo delle nostre coscienze spezzate. Una voragine di vuoto avvolge il nostro animo, la ragione è sfidata e sotto assedio, ci chiediamo quale sia il senso della scomparsa”.

“Tutte queste domande non rispondono ai perché della scomparsa: il perché rivolto a Dio. Dov’era Dio nel momento dello schianto? Sara è stata crocifissa nell’amore di Dio. Lei, che ha speso la sua esistenza per amore e nel donare amore è stata uccisa dalla scelleratezza umana. Una ragazza che animava la quotidianità con la sua solarità”.

“Era la nostra principessa: aveva la passione per l’estetica che rispecchiava anche quella interiore e contrastava le brutture altrui. A tutti noi ha insegnato la grammatica dell’amore. Ricorderemo tutti le sue azioni di bontà. Era rispettosa, il suo saluto veniva sempre prima degli altri. Aveva prestato servizio civile alla Misericordia di Aielli. Trascorrerà in eterno il suo servizio nella misericordia di Dio. Sopravvivere alla scomparsa di un figlio è morire con lui. Non è umano, siamo travolti con voi nel dolore. Il vostro dolore è anche il nostro”.

“Il 2 gennaio Sara uscì di casa e non fece più ritorno per un viaggio verso l’eternità. Piani di sicurezza? Strade sicure? Non basta. Il silenzio chiede la parola e pretende ascolto. Appello da ogni pretesa di giudizio, ma espressione di dolore di sacerdozio: invito tutti bandire le insensate abitudini disordinate. Ci saranno spacciatori fin quando ci saranno consumatori. Lanciamo una petizione attraverso la fede: preghiamo per Sara”. ha concluso don Luigi.