L’AQUILA – La Regione Abruzzo si mobilita per salvare la Saga, la società che gestisce l’Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, con una ricapitalizzazione da 5,3 milioni di euro, ma il provvedimento, oggi licenziato in prima commissione (Bilancio), e che approderà in aula martedi prossimo, rischia di incorrere nel ‘niet’ della Corte costituzionale e dell’Europa, e sembra anche contraddire quanto solennemente raccomandato dalla Corte dei conti, appena una settimana fa, in tema di società partecipate.

Il voto in prima commissione sul progetto di legge ha visto oggi compatti i consiglieri della maggioranza di centrosinistra e dell’opposizione del centrodestra, contrari solo quelli del Movimento 5 stelle. Bipartisan anche la soddisfazione.

“Il provvedimento – spiega il presidente della prima commissione, Maurizio Di Nicola, di Centro democratico – punta ad assicurare la continuità delle attività dell’Aeroporto d’Abruzzo, che è una delle infrastrutture più importanti della Regione”.

“Abbiamo garantito la crescita e il futuro dell’aeroporto di Pescara – scrivono in una nota i consiglieri di Forza Italia Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri – la proposta Legge approvata oggi non è altro che una modifica della nostra legge regionale numero 14 del 27 marzo 2014 con cui la Regione ha chiesto agli altri soci la loro disponibilità a partecipare alla ricapitalizzazione della società”.

Al di là della soddisfazione restano però tre pesanti incognite. La prima è scritta nero su bianco nel “Giudizio di parifica del rendiconto generale della regione Abruzzo per esercizio finanziario 2012”, che una settimana fa è stata illustrata dal procuratore regionale della Corte dei Conti Fausta Di Grazia.

Basta leggere un passaggio molto eloquente: “In caso di difficoltà gestionali delle società partecipate, c’è il rischio che la Regione debba intervenire con sostegni finanziari (nei confronti della quale dovrebbe però estendersi il divieto di effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, nonché di rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate”.

Poco da aggiungere: i magistrati contabili si raccomandano di non effettuare aumenti di capitali. Esattamente quello che la Regione si appresta a fare.

La seconda incognita è relativa al fato che per l’aumento di capitale si intendono utilizzare “economie vincolate” alle attività produttive, ma non utilizzate. Impossibile, però, affermare con certezza che questi soldi siano realmente disponibili, perché la Regione ancora non approva il rendiconto 2013, e ha appena approvato come accennato, in forte ritardo quello del 2012.

In altri termini: se devo usare avanzi di bilancio in un modo diverso da quello che avevo stabilito, devo prima certificarli, essere certo che questi soldi ci sono davvero.

Come già accaduto per l’aumento di capitale del 2011 la Corte costituzionale potrebbe perciò intervenire con sentenza negativa anche questa volta.

C’è infine il rischio che questa ricapitalizzazione sia considerata dall’Europa come un aiuto di Stato, che non è proibito in linea di principio, ma prima deve concordato con Bruxelles, attraverso notifica da parte in questo caso della Regione e successiva autorizzazione.

Bisognerà dimostrare, in ogni caso, che l’aumento di capitale sia finalizzato a un investimento, e non a colmare le perdite di una società, la Saga, dove le spese correnti superano le entrate.

Non a caso Di Nicola ha annunciato che, prima del passaggio in Consiglio, si è deciso di “convocare i vertici della Saga in commissione di Vigilanza, così che ognuno possa farsi un’idea precisa su quelli che dovranno essere i provvedimenti futuri per garantire l’operatività dei voli dello scalo di Pescara”.

Forti dubbi esprime però Domenico Pettinari del M5s. “L’audizione del presidente della Saga, Lucio Laureti, doveva avvenire prima del voto in aula, perché non si possono destinare 6 milioni di fondi pubblici al ripiano dei debiti di una società partecipata, senza avere ben chiaro il quadro su cui la Regione andrà a intervenire. Del resto anche la Corte dei conti, proprio qualche giorno fa – conclude – ha raccomandato maggiore attenzione sulla questione delle partecipate. Il nostro non è un voto contrario fine a se stesso, è un voto contrario rispetto a una situazione che non si può gestire con gli occhi bendati”.