L’AQUILA – “Quando ci è stata proposta L’Aquila, nel Consiglio direttivo dell’associazione ci abbiamo pensato un po’, valutando pro e contro. E abbiamo scelto di portare l’Adunata nazionale degli alpini in questa città con cui avevamo stretto un legame fortissimo dopo il terremoto del 2009. Il risultato è eccezionale”.

Così Sebastiano Favero, presidente dell’Ana, l’Associazione nazionale Alpini, nel giorno dell’inizio ufficiale dell’Adunata, la numero 88, che per la prima volta va in scena all’Aquila.

“Ogni Adunata per noi ha un sapore diverso – ammette Favero ad AbruzzoWeb, nel piazzale di Collemaggio – questa dell’Aquila ha un sapore particolare. Siamo venuti all’Aquila in un momento drammatico e ci siamo dati da fare, ma ci siamo anche detti che dovevamo continuare ad aiutare gli aquilani e gli abruzzesi in difficoltà. Qui, d’altra parte, c’è il cuore, perché l’Abruzzo è alpino. E qui all’Aquila c’è uno dei nostri Reggimenti, il Nono”.

“Gli alpini hanno successo ovunque perché guardano sempre ai loro valori ovunque si trovano. E sanno dare tutto per una causa comune”, dice ancora il presidente dell’Ana, che non promette né smentisce un possibile bis dell’Adunata in città tra undici anni, quando toccherà organizzare l’Adunata numero 99, il numero “simbolo” dell’Aquila: “Intanto godiamoci questa splendida Adunata, poi ragioneremo a medio termine e valuteremo passo passo il da farsi”. Roberto Santilli