L’AQUILA – “Un’adunata al mese forse no, sarebbe troppo, ma ce ne vorrebbero di più di queste situazioni di festa, per far vivere questo centro!”.
È contento il signor Bruno Ciabbini, aquilano che vive alla villa Comunale, che le strade della sua vecchia L’Aquila le vede per buona parte dell’anno deserte e frequentate più che altro da operai impegnati nella ricostruzione post-sisma.
Ma non si sente spaesato in mezzo a una gioiosa bolgia dell’adunata degli alpini, tra migliaia di persone che passeggiano, con cappello con penna nera o senza, improvvisano cori, mangiano e bevono nei locali, chioschi, friggitorie, che già di prima mattina lavorano a ritmi forsennati.
Non può che dargli ragione Pietro Palumbo, titolare dell’unica macelleria che ha riaperto in centro storico dopo il terremoto, in via Leosini. “Ieri – racconta ad AbruzzoWeb – ho regalato un rotolo di pancetta a un gruppo di alpini con cui avevo fatto amicizia, anche se ho dovuto insistere molto perché accettassero”.
“Questa mattina ho trovato tre bottiglie di vino davanti alla saracinesca, me le avevano portate gli alpini per contraccambiare. Sono episodi che fanno bene. Pensando anche a quante giornate qui in centro non passa nessuno, e ti sembra di vivere in un deserto”, sottolinea.
Tanti anche gli aquilani in bicicletta, cosa non consueta, obbligati a farlo perché buona parte della viabilità cittadina è interdetta al traffico.
Tra loro Antonio Marchesani, che ferma la sua due ruote e spiega che “questa adunata è stata anche l’occasione per lasciare la macchina in garage, e girare in bicicletta, che fa bene alla salute e al portafoglio”.
Passeggia a piedi invece Gianni Camilli. “L’arrivo degli alpini – osserva – sta invogliando anche tanti aquilani a uscire di casa, a frequentare il centro, solo che ora si rischia di non entrarci tutti”.
“Qui a L’Aquila forse non siamo più abituati a vedere tanta allegria in giro. E fa un gran bell’effetto”, afferma poi Tiziana Umbrico. Suo marito, Roberto Petronio, aquilano, è un alpino che gioca in casa. “Sì, sono alpino e ne sono orgoglioso, ma è la prima volta che partecipo a un’adunata, e non immaginavo che fosse una festa così coinvolgente”.
Per molti alpini arrivati all’Aquila, poi, si tratta poi di un ritorno.
Giovanni Ferrari, dell’Ana Brescia, ha l’impressione che “qualcosa si stia muovendo a livello di ricostruzione, sono stati fati molti passi in avanti. Qui ero venuto a giugno 2009 – ricorda – e come geometra ho collaborato alla sistemazione del campo di Monticchio 1, poi sono tornato a Natale 2014 per vedere come era la situazione. E ora eccomi ancora qui. È bello vedere rinascere una città e dare anche il tuo piccolo contributo”.
“Io tanti anni fa ho fatto la Naja proprio qui all’Aquila – tiene a sottolineare Beniamino De Martin dell’Ana di Conegliano Veneto – Ero istruttore al Car, alla caserma Rossi, era una favola di caserma e spero davvero di rivederla interamente ricostruita quando un giorno tornerò in città”.
Tanti anche i familiari al seguito delle Penne nere, Onelia Pesce arriva da Sanremo, assieme al marito e i figli.
“Stiamo girando per una città dove non ero mai stata, la distruzione del terremoto mi ha fatto impressione, ma la gente è buona, accogliente. Ora vogliamo vistare i paesi qui intorno, ci hanno detto che ci sono località bellissime, speriamo però che torni il bel tempo”.






