PESCARA – “Alla faccia della tutela di orso, lupo e di decine di specie di uccelli protetti la Regione Abruzzo vara una legge totalmente incostituzionale: l’addestramento cani, che rientra nella materia della caccia, permesso tutto l’anno in parchi e riserve regionali”.

A denunciarlo è il presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese, Augusto De Sanctis, che ha scritto a ministeri e commissione europea, invitando la Regione ad abrogare immediatamente la norma.

Prima di lui, contro la nuova legge regionale era intervenuto il coordinatore di Federparchi, il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise Antonio Carrara. E a chiederne l’abrogazione è anche il Wwf.

“La norma – spiega De Sanctis – costituisce un piccolo record. Oltre alle due sentenze della Corte sopra ricordate viola chiaramente molti articoli di due leggi nazionali, la Legge 157/1992 sull’attività venatoria e la Legge 394/1991 sui parchi, che fissano criteri stringenti per l’addestramento dei cani sul territorio nazionale e per prevenire il disturbo della fauna selvatica. Contrasta anche con due Convenzioni internazionali, quella di Bonn sulle specie migratrici e quella di Berna sulla protezione della fauna. Infine viola due direttive comunitarie, la Direttiva 147/2009/CE ‘Uccelli’ e la Direttiva 43/92/CEE ‘Habitat’, che obbligano gli Stati Nazionali a limitare il disturbo sulle popolazioni animali di specie protette nonché a sottoporre a Valutazione di Incidenza qualsiasi attività che può causare impatto sulle specie. Qui, invece, i parchi e le riserve, che sono quasi tutte aree tutelate a livello europeo (aree Natura2000), sono obbligati a consentire l’accesso ai cani modificando addirittura i proprio piani di gestione”.

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus ha già inviato una lettera alle autorità nazionali e comunitarie per chiedere un immediato intervento affinché il provvedimento sia impugnato davanti alla Corte e sia aperta una Procedura d’Infrazione contro l’Italia. Si chiede anche di valutare se è possibile per gli enti gestori delle aree protette interessate disapplicare immediatamente la norma in quanto contrastante con il diritto comunitario.

“Tra l’altro – sottolinea De Sanctis – non si può certo aspettare l’eventuale pronunciamento della Corte Costituzionale (i tempi sono all’incirca un anno) in quanto la legge si applica immediatamente con conseguenze nefaste per la biodiversità. Facciamo presente che tale provvedimento manda al macero una parte del PATOM, l’accordo per la salvaguardia dell’Orso bruno, specie per la quale la UE ha speso in Abruzzo ingenti risorse. È urgente che la Giunta Regionale predisponga immediatamente una norma volta ad abrogare il provvedimento e che il Consiglio la approvi subito. In caso contrario ci troveremo costretti a chiedere una condanna per lo stato italiano (stiamo parlando di diversi milioni di euro) e il risarcimento delle spese effettuate dalla UE in Abruzzo nelle aree protette interessate”.

“La Regione Abruzzo – aggiunge il Wwf – cancella d’incanto ogni sua precedente scelta ‘verde’, votando all’unanimità un provvedimento legislativo in palese contrasto con almeno due leggi nazionali (legge quadro 394/91 sulle aree protette; legge 157/92 sull’attività venatoria), con la stessa legge regionale 38, modificata in modo assurdo e incoerente, e con la delibera 451/2009 della Giunta: si tratta della legge regionale n. 11 di modifica della l.r. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile scorso e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 14 aprile) con la quale si consentono attività cinofile e cinotecniche all’interno delle aree protette regionali”, afferma il Wwf.

“In pratica diventerà possibile, se questo allucinante provvedimento non verrà immediatamente cassato, attività di addestramento e allenamento di cani, nonché lo svolgimento di gare cinofile, su tutto il territorio del Parco Regionale Velino Sirente e su quello delle Riserve regionali durante tutto l’anno. È un provvedimento di assoluta gravità che, come segnala con giusta indignazione anche Federparchi, non ha precedenti in alcuna regione italiana”.

“Un provvedimento che mette a gravissimo rischio la conservazione di specie faunistiche importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall’orso e dal camoscio. Si tratta inoltre di una norma illogica, illegale e ancora più assurda perché votata all’unanimità dai consiglieri regionali di quella che dovrebbe essere la regione verde d’Europa. La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali. Fa specie in particolare il voto favorevole di forze politiche che si dicono favorevoli alla tutela ambientale. Evidentemente il sì alla norma che apre la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli non è stato un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse”.

“È impressionante – prosegue il Wwf – anche la rapidità con la quale questa leggina è passata a confronto con i tempi biblici che il Consiglio applica quando si tratta di provvedimenti di segno opposto come ad esempio l’approvazione dei Piani di gestione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria), che giacciono nei cassetti a dispetto di una procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea sulla mancata trasformazione dei SIC stessi in Zone Speciali di Conservazione”.

Wwf, Legambiente, Ambiente e/è vita, Lipu, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l’Orso, “nel mentre si ripromettono di segnalare all’opinione pubblica i responsabili di questa vera e propria nefandezza e si riservano di contrastare in ogni sede una legge che minaccia le specie e le aree protette, si associano all’appello di Federparchi perché la norma venga immediatamente abrogata augurandosi che in seno al Governo e al Consiglio regionali torni a prevalere il buon senso”.