L’AQUILA – La Regione Abruzzo, in testa il governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, annuncia, nel mezzo della tempesta economica causata dall’epidemia del coronavirus, di voler fare di tutto per aiutare le imprese.
C’è però un settore, finito nel completo dimenticatoio da parte di burocrazia, politica e sindacati, nel quale quindi è il caso di dire, tutto ristagna: il comparto importantissimo delle acque minerali, da cui dipendono quasi 350 posti di lavoro, più l’indotto, lo sviluppo di ampi territori e incassi da parte dell’erario di milioni di euro di royalty tenuto conto che il mercato delle acque minerali vale in Italia circa 2,8 miliardi di euro.
Accade infatti che dopo due gare andate a vuoto, il “nuovo” bando per l’aggiudicazione della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila, per cui concorrono l’ex concessionaria Santa Croce e la San Benedetto, dopo oltre un anno di iter estenuante non si è ancora concluso, con l’aggiudicazione provvisoria, e con le preziose acque che continuano a riversarsi nel fiume Liri da oltre 5 anni, e con una settantina di lavoratori che sperano di poter tornare al lavoro, dopo che la concessione è stata revocata a Santa Croce nell’autunno 2015 e senza nemmeno concedere proroghe, per garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro.
Accade anche che il bando per la sorgente fonte primavera, di Popoli in provincia di Pescara, sfruttata dal 1988 dalla San Benedetto, dal 2008 in proroga, questa volta opportunamente concessa, è stato annullato per ben due volte dal Tar, dopo un ricorso della Santa Croce sulle pertinenze inserite nella concessione, la seconda volta a luglio dell’anno scorso, e si attende con pazienza la perizia di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna, che dovrà presentare la sua relazione entro il 20 maggio prossimo, per poi poter scrivere, per terza volta il bando.
Infine, sempre Popoli si è ancora in paziente attesa dell’assegnazione definitiva della sorgente Valle Reale alla Gran Guizza del gruppo San Benedetto, concessionaria uscente, anche qui in proroga, che ha vinto la gara ancora una volta contro la Santa Croce, oramai lontano agosto 2018, con l’iter che si è poi incagliato per un anno alla commissione Via della Regione.
Tre partite che autorizzano a ipotizzare la dubbia capacità da parte della stazione appaltante, proprietaria delle sorgenti, la Regione Abruzzo, di istruire bandi e percorsi amministrativi inattaccabili dai ricorsi, e capaci di arrivare al traguardo in modo fluido e in tempi accettabili, come pure avviene altrove.
Tre partite che espongono la Regione al rischio di risarcimenti danno come accade con la Santa Croce.
Secondo quanto si è appreso, della vicenda si sono interessati l’assessore regionale all’Ambiente Nicola Campitelli, della Lega, e quello alle Attività Produttive Mauro Febbo, ma senza arrivare a dipanare la intricata matassa, anche documentale, con i dirigenti: in particolare, Campitelli sarebbe stato anche sollecitato nei mesi scorsi da Marsilio, anche in questo caso senza risultati.
Comunque, l’andazzo che proprio con l’incipiente e devastante crisi causata dall’epidemia globale e dal blocco delle attività economiche, non potrà essere più sostenibile, tanto che l’Anac e il Governo hanno a tal proposito sollecitato le Regioni ad accelerare bandi gara e concessioni, da cui dipendono entrate per l’erario, investimenti, indotto e soprattutto posti di lavoro, oggi più che mai preziosi.
Per quanto riguarda dunque la sorgente Sponga di Canistro, l’ultima puntata dell’estenuante iter risale al 11 febbraio scorso, quando sono state finalmente aperte le buste ”b” con le proposte economiche, passaggio decisivo di una partita che si trascina con forti ritardi dal febbraio 2019, allorchè è stato indetto il bando.
La commissione presieduta da Franco Gerardini, dirigente regionale del servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo, ha semplicemente verificato la completezza documentale. Si sarebbero poi dovuto esaminare le due proposte dei concorrenti e designare il concessionario provvisorio, che finalmente potrà tornerà ad imbottigliare la preziosa acqua che finisce nel fiume Liri da circa quattro anni, impegnandosi anche a riassumere i lavoratori in attesa di ritrovare l’occupazione persa.
Ma non se ne è saputo più nulla. Sempre stando a fonti regionali ci sarebbero stato in questi giorni tentativi per convocare la commissione, andati a vuoto. Con il rischio che facendo ancora ritardi, le carte potrebbero non essere più valide ed attuali.
In sostanza, tutto lascia supporre che l’iter a seguito dell’emergenza coronavirus si sia interrotto, a pochi metri dal traguardo, anche se l’Anac ha raccomandato di stringere i tempi, anche attraverso riunioni on line che evidentemente, in Regione Abruzzo non si possono fare tra i dirigenti.
In gara come detto la Santa Croce, dell’imprenditore molisano Camillo Colella, ex concessionaria della sorgente, che poi gli è stata revocata nel 2015, con conseguente licenziamento forzato dei 75 dipendenti, e che da allora sta ingaggiando una feroce battaglia legale contro Regione e Comune di Canistro. Proprio per la presenza della Santa Croce, Gerardini è subentrato al dirigente del Servizio Risorse del Territorio ed Attività Estrattive della Regione Abruzzo Iris Flacco, che alla luce di un provvedimento dell’avvocatura regionale è stata invitata ad astenersi dal trattare pratiche legate alla società di Colella, per via della controversia giudiziaria innescata dalla denuncia nei suoi confronti da parte del sodalizio di imbottigliamento dell’acqua minerale.
In gara anche la San Benedetto, che nella seduta dell’11 novembre, si era vista “sospendere” l’ammissione alla gara, in quanto i legali della Santa Croce, invece subito ammessa, hanno lamentato la mancanza dei suoi requisiti per quanto riguarda, in particolare, la compatibilità urbanistica dei terreni su cui realizzare eventualmente il nuovo stabilimento.
La San Benedetto è stata poi ammessa nella successiva seduta del 16 dicembre, a seguito della presentazione di integrazioni ai requisiti formali.
Una cosa è certa, questa volta non sono ammessi passi falsi, come avvenuto con il precedente bando assegnato a marzo 2017 alla Norda, ora Acque minerali per l’Italia, della holding dei fratelli Pessima ora caduta in disgrazia per troppi debiti e in concordato preventivo.
A Canistro l’ambizioso progetto industriale della Norda non si è mai trasformato in realtà. Subito è esploso un contenzioso con la Regione, in quanto Norda si è rifiutata di sottoporre entro 60 giorni il suo progetto industriale alla Valutazione di impatto ambientale (Via), requisito che pure era previsto nel bando, ritenendo sufficiente una più snella Verifica di assoggettabilità.
Problema insormontabile è risultato poi l’impossibilità, da parte di Norda, di realizzare lo stabilimento, in assenza di un terreno edificabile e a vocazione industriale, visto che la Santa Croce, con il dente avvelenato, non ha nè venduto nè affittato quello di sua proprietà e il Comune di Canistro non è stato in grado di offrire in tempo utile un’alternativa.
E’ andata a finire che a novembre 2018 la commissione Valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione Abruzzo ha archiviato la pratica del progetto industriale della Norda, a cui ha fatto seguito la revoca della concessione e il nuovo bando di cui si attende ancora l’esito.
Spostiamoci a Popoli dove sono in ballo ben due sorgenti.
Per quanto riguarda quelle della Fonte Primavera, oggi sfruttate in proroga dalla San Benedetto, la doccia fredda si è avuta a luglio scorso, quando il Tribunale amministrativo regionale ha clamorosamente sospeso il bando indette a maggio dalla Regione Abruzzo, a cui erano pronte a partecipare oltre all’uscente San Benedetto anche la Santa Croce.
Secondo i giudici amministrativi si ravvisavano in esso le stesse illegittimità riscontrate nel bando precedente, del novembre 2018, anch’esso bocciato: i concorrenti non avrebbero infatti la possibilità in caso di aggiudicazione di realizzare le infrastrutture necessarie ad estrarre, imbottigliare e stoccare l’acqua, visto che sono già presenti in loco le strutture utilizzate dalla San Benedetto, non inerite nell’elenco dei beni messi a bando.
A presentare con successo ricorso contro entrambi i bandi, il sodalizio di Camillo Colella.
Incerta resta poi la clausola sociale, che garantisce i sensibili sconti dei canoni di concessione (da 4 euro a 0,30 ogni mille litri di acqua), in cambio dell’eventuale riassunzione del personale già impiegato nel sito di Popoli.
Il Tar ha così imposto alla Regione la nomina di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna, con l’incarico di individuare, all’interno di tutto il perimetro della concessione, le opere da ritenersi pertinenziali e quindi da ricomprendere nell’oggetto della concessione. Senza fretta, entro il 20 maggio di quest’anno.
Presto si saprà se un anno è stato sufficiente per dirimere finalmente l’inghippo, e se si potrà finalmente pubblicare un bando secondo tutti i crismi. Certo è che la strada da percorrere è ancora lunga.
C’è infine la sorgente valle Reale, sempre a Popoli, e anche qui l’iter di assegnazione definiva procede con una lentezza estenuante e ripetuti incidenti di percorso.
La sorgente è stata aggiudicata ancora a titolo provvisorio nell’agosto del 2018 alla Gran Guizza, società del gruppo San Benedetto, già concessionaria delle stesse sorgenti, anche qui a seguito di ripetute proroghe.
L’esito del bando è stato però duramente contestato, con due ricorsi, dall’altra società in gara, ancora una volta la Santa Croce di Camillo Colella.
In particolare perché la Gran Guizza ha presentato con un ritardo di un giorno la documentazione tecnica da sottoporre all’istruttoria del Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Crr-Via) della Regione Abruzzo, l’8 ottobre 2018 e non il 7 ottobre, mentre la legge pone come termine tassativo quello dei 60 giorni rispetto all’aggiudicazione provvisoria.
L’iter si è poi a lungo impantanato proprio negli uffici del Comitato Via, che a settembre 2019 ha chiesto alla Gran Guizza documentazione integrativa rispetto a quanto richiesto dallo stesso comitato Via ad aprile 2019.
La documentazione è stata presentata a dicembre e finalmente approvata e si attende da ben quattro mesi l’agognata aggiudicazione definitiva oppure un provvedimento avverso.




