CANISTRO – Battaglia senza esclusione di colpi intorno alle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro: il sindaco Angelo Di Paolo ha infatti adottato un’ordinanza con cui si dispone l’interdizione da parte di terzi della “vasca di calma”, lungo la conduttura che collega le sorgenti di acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila), in località Capranica, allo stabilimento di proprietà della Santa Croce.
È la stessa vasca di calma che la società dell’imprenditore molisano Camillo Colella al termine di una lunga controversia giudiziaria aveva ripreso da pochi giorni il possesso, a seguito della decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano (L’Aquila), Anna Carla Mastelli, che ha disposto l’immediata restituzione delle chiavi che erano state consegnate in affidamento momentaneo al responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Canistro, Massimo Iafolla.
In tutta risposta la Santa Croce è però ora pronta a tornare al Tribunale amministrativo regionale, per impugnare questa ordinanza del Comune.
“Noi sicuramente questo provvidimento lo impugneremo – sostiene sempre al Tg3 il legale Roberto Fasciani – perchè è del tutto illegittima: tutte le infrastrutture sono di proprietà della Sorgente Santa Croce, e non si può consentire che vengano utilizzate per scopi diversi”.
I legali del Comune di Canistro Salvatore Braghini e Renzo Lancia sostengono invece che la vasca di calma va restituita perché da essa partono le condotte per il rifornimento idrico di molte abitazioni, ed anche della clinica Ini, dunque è un servizio di pubblica utilità. Il Comune ha agito insomma come autorità sanitaria, “al fine di assicurare l’igiene per la destinazione ad uso potabile dell’acqua”.
L’avvocato Braghini ha ribadito a tal proposito al Tg3 regionale che “questo bene non può essere detenuto da un privato a cui la concessione per l’imbottigliamento è scaduta”.
Il Comune si dice poi pronto ad adottare ogni provvedimento necessario, se la Santa Croce non provvederà alla restituzione immediata delle chiavi o alla rimozione dei lucchetti della vasca di colmo”.
La vicenda è solo un episodio del duro scontro che è esploso allorchè alla Santa Croce è stata revocata, a fine 2015, la concessione della sorgente di Sant’Antonio Sponga, a causa dell’annullamento del bando della Regione, a seguito di un ricorso del Comune di Canistro.
Il sequestro oggetto del nuovo contenzioso è avvenuto nell’ottobre 2016, allorché la polizia giudiziaria aveva rimosso i due lucchetti della porta di accesso, vista anche l’assenza di rappresentanti e delegati della Santa Croce, non avvisati dell’operazione in corso.
La porta d’ingresso è stata poi di nuovo chiusa con due nuovi lucchetti, le cui chiavi sono state affidate a Iafolla, nominato per l’occasione ausiliario di polizia giudiziaria.
Un provvedimento emesso su istanza della Regione Abruzzo, tesa a impedire alla Santa Croce, alla quale erano state negate le proroghe e revocata la concessione, di captare e imbottigliare acqua.
Prima il Riesame ha annullato l’ordinanza di sequestro della procura che aveva emesso il provvedimento per danneggiamenti della valvola e del misuratore, poi il tribunale di Avezzano, al quale si era rivolta la spa di Colella, che aveva denunciato il comune di Canistro per la riconsegna delle chiavi, ha stabilito che “l’attuale possesso delle chiavi da parte dell’affidatario” non trovava “alcun valido titolo legittimante”, dando sostanzialmente ragione a Colella: solo che i giudici non hanno disposto la riconsegna delle chiavi invitando la Santa Croce a citare direttamente il tecnico comunale.






