L’AQUILA – Nubi si addensano sulla procedura di affidamento definitivo che dovrebbe portare al tanto agognato insediamento a Canistro (L’Aquila) della Norda Spa, dei fratelli Pessina, concessionaria provvisoria delle sorgenti Sponga dopo il bando vinto a marzo.
Ad avanzare forti perplessità sulla buona riuscita dell’operazione, da cui dipende il ritorno al lavoro di oltre 70 dipendenti ora in cassa integrazione, è Bruno Ricci, animatore della pagina Facebook Canistro Rinasce e, come tiene a sottolineare, cittadino semplice titolato, in base alle leggi vigenti, ad avere un ruolo attivo nella procedura che deve portare all’assegnazione del bene comune rappresentato dalla sorgente Sant’Antonio Sponga a Canistro.
Assegnazione che, prima ancora che da parte di Ricci, è contestata dalla Santa Croce di Camillo Colella, che gestiva le sorgenti prima che fosse revocata la concessione, e che ora a sua volta chiede la revoca della concessione provvisoria alla Norda, perché non avrebbe rispettato l’obbligo, entro 60 giorni, previsto dalla legge e dal bando, ai fini dell’aggiudicazione definitiva, di predisporre la necessaria documentazione per la Valutazione di impatto ambientale (Via), ma presentando una meno circostanziata e completa Verifica di Assoggettabilità.
La Santa Croce, va ricordato, è proprietaria delle condutture e dello stabilimento che non ha mai avuto alcuna intenzione di affittare o venderle ad un nuovo arrivato.
Ricci interviene a commento di un post dell’assessore comunale di Canistro Ugo Buffone in cui si fa riferimento a una lettera del 17 agosto con cui Iris Flacco, dirigente del servizio Risorse del territorio e attività estrattive della Regione, avrebbe comunicato alla Italiana Beverage del gruppo Colella che “alla luce dei rilievi prodotti dalla società Norda, la stessa ha adempiuto a quando previsto nel bando, in quanto, nel termine di 60 giorni previsti dal bando, ha avanzato istanza di Valutazione di incidenza, presentando la documentazione per verificare la disponibilità del bene e quantità di acque di derivazione”.
Ne consegue sottolinea Buffone che “la Norda Spa ha adempiuto finora a quanto richiesto nel bando, e anche nella delibera di Giunta regionale 280 del 2016 e si dovrà attenere alle disposizioni contenute nel summenzionato giudizio del Comitato Via regionale”, che come detto arriverà venerdì prossimo.
Un post dedicato, conclude soddisfatto Buffone, ai “gufi” che remano contro e sperano che la procedura non vada a buon fine.
E il presunto “gufo” Ricci commenta, tuttavia, questa notizia data da Buffone ribadendo tutte le sue perplessità.
“Purtroppo c’è poco da esultare – esordisce Ricci – resta il fatto che il bando e soprattutto la determina di assegnazione provvisoria parlava chiaro, la Via andava presentata entro 60 giorni, ma la Norda ha scelto di sottoporre a Verifica di assoggettabilità il suo progetto. Una procedura che non poteva essere adottata, in base alle stesse leggi, disposizioni, sentenze di Tar, pronunciamenti della Cassazione, oltre a specifici procedimenti d’infrazione e a varie direttive europee”.
“E poi, non si possono cambiare le carte in tavola con la partita in corso. Il che espone questa procedura a contenziosi legali”, sbotta.
“Del resto la differenza tra Via e Va è notevole – argomenta Ricci – la Via doveva, come minimo deve riguardare la tipologia e il tracciato della condotta, che dovrà essere di oltre 3 chilometri con scavo in trincea oltre le due zone di salvaguardia laterali, tenendo conto che saranno attraversate aree sensibili dal punto di vista idrogeologico, faglie e aree boscate”.
“Ma avrebbe dovuto soprattutto riguardare anche la realizzazione dello stabilimento, dal momento che è parte sostanziale insieme alla condotta ed alle opere al bottino di presa, del progetto Norda spa – prosegue ancora – La dimensione, la tipologia e soprattutto la tempistica è decisiva per il rispetto di quanto in piano Industriale secondo il quale entro due anni dalla concessione definitiva, questo andrebbe attuato. Del resto il riferimento esplicito in determina non lascia adito a dubbi”.
“Non affermò – incalza Ricci – questo anche la dirigente Iris Flacco, in un’intervista rilasciata proprio a questa testata giornalistica subito dopo aver resa pubblica la ditta assegnataria?”.
Di fatto, fa rilevare Ricci, “a oggi il Comune di Canistro non ha messo a disposizione i terreni per il nuovo stabilimento, non c’è ancora la variazione al piano regolatore e tutte le altre autorizzazioni necessarie. Siamo ancora in alto mare – si lamenta – La Via ancora non è stata pubblicata e il rischio ora è che il bando venga annullato, che si sforeranno i tempi previsti nel crono programma”.
“Del resto la stessa Norda aveva messo nero su bianco nel cronoprogramma che sarebbero potuti esser messi in discussione tutti gli accordi, se non fosse stato concluso tutto l’iter autorizzativo entro il luglio 2017, cosa che non è avvenuta”, contesta ancora.
Per Ricci, insomma, la Regione e anche il Comune hanno commesso molti errori in questa difficile partita.
“Nel bando si sarebbe dovuto prevedere un accordo preventivo dei concorrenti con il titolare dell’unico stabilimento esistente, qualora questi non fosse risultato vincitore, per la sua cessione in locazione o eventuale vendita, o almeno in alternativa si sarebbe potuto predisporre un’area dove realizzare un altro stabilimento con tutte le autorizzazioni del caso – fa notare – In modo che qualunque altro competitore avrebbe avuto la possibilità di visitare e vedere i luoghi, Prima della gara, non dopo, e con tutte le incognite del caso”.
“La Regione – conclude Ricci – ha predisposto un bando in cui si prevedeva la Via, ma poi ha accettato come buona la Va, addirittura modificando, contraddicendo se stessa, tutta la procedura, tanto che la Commissione, non ha potuto far altro che chiedere la Valutazione di impatto ambientale. Contraddizioni che stanno allungano i tempi, rendendo il terreno sempre più accidentato”.
Il Consiglio di Stato, va infine ricordato, ha respinto pochi giorni fa il ricorso della Santa Croce contro l’annullamento del bando vinto dalla Santa Croce per la concessione della sorgente Fonte Sant’Antonio Sponga di Canistro.
L’organo di secondo grado della giustizia amministrativa ha confermato dunque le argomentazioni del Tar, secondo il quale il bando era da annullare per l’omessa indicazione del limite di sfruttamento delle acque sorgive, la cui portata è 300 litri al secondo.
Ma anche e soprattutto per il “difetto di istruttoria per mancata effettuazione della procedura di valutazione di impatto ambientale”.
Le motivazioni delle due sentenze, possono però ora costituire un punto a favore proprio della Santa Croce nell’appello ancora una volta al Consiglio di Stato, contro l’ aggiudicazione provvisoria assegnata alla Norda.
Alla base del ricorso infatti anche qui la mancanza della valutazione di impatto ambientale.






