L’AQUILA – L’ex presidente dell’azienda di recupero di rottami elettronici dell’Aquila Accord Phoenix, Ravi Shankar, ha patteggiato 3 mesi e mezzo, commutati in una pena pecunaria di circa 7 mila euro, per gestione illecita di rifiuti, nell’ambito del processo nato dall’inchiesta della Guardia di finanza sull’impresa che si è installata nel vecchio polo elettronico aquilano con 10 milioni di euro di finanziamenti pubblici.

In virtù del patteggiamento dell’amministratore, inoltre, è stata stralciata la posizione degli altri due imputati, il direttore generale Francesco Baldarelli e il responsabile della linea produttiva Hansen Joergen Lundo.

La loro posizione verrà affrontata in udienza il prossimo 24 luglio dal giudice Angelo Caporale.

Si tratta della stessa udienza in cui, al di là dell’aspetto giudiziario, il giudice Giuseppe Romano Gargarella ha disposto il dissequestro dello stabilimento e dei macchinari, offrendo all’azienda l’opportunità di ripartire e riavviare il percorso verso le 128 riassunzioni con un investimento privato previsto tra i 35 e i 50 milioni di euro.

Shankar, imprenditore anglo-indiano, nelle settimane precedenti all’udienza si era dimesso dalla carica di presidente del Consiglio d’amministrazione di Accord Phoenix proprio in vista della richiesta di patteggiamento, poi accordata dal giudice.

Resta, comunque, l’azionista di maggioranza e sarebbe già stato individuato un manager italiano che andrà a ricoprire la carica di amministratore delegato.

Il giudice ha riconosciuto “il grande impegno” con cui l’azienda ha ottemperato al piano di bonifica autorizzato dallo stesso tribunale e ha quindi stabilito il dissequestro, sia dell’area che dei macchinari dello stabilimento.

Gli indagati sono assistiti dai legali aquilani Giulio Agnelli e Roberto Madama.