L’AQUILA – “Non ne so niente, non facevo io i bilanci. Mi fidavo ciecamente dei revisori e non ero una figura gestionale. Forse ho sbagliato, ma avevo gente brava al lavoro con me”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commenta ad AbruzzoWeb la citazione in giudizio davanti alla Corte dei conti disposta nei confronti suoi e di altre 7 persone per il prossimo 3 giugno nell’ambito dell’inchiesta della magistratura contabile sull’Accademia dell’Immagine.

Ad assistere Cialente sarà, come confermano fonti vicine al sindaco, l’avvocato Carlo Benedetti, che è anche presidente del Consiglio comunale e che difende l’ex vice sindaco Roberto Riga nell’inchiesta tangenti, anche se Max su questo punto nicchia: “Devo ancora decidere chi mi difenderà”.

Benedetti, peraltro, ha difeso Cialente anche nella mini-inchiesta penale sempre sull’accademia, in cui è stato prosciolto dall’accusa di omesso versamento di ritenute e contributi fiscali.

Il primo cittadino affronta anche il futuro dell’istituzione culturale, sostituita dopo il terremoto nei suoi insegnamenti dalla sede aquilana del Centro sperimentale di cinema e a concreto rischio di liquidazione a causa della forte esposizione debitoria, oltre che dell’impasse amministrativa.

“Il presidente del collegio dei revisori dei conti, Nunzio Buzzi, ha scritto al presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e ha chiesto la convocazione del Consiglio d’amministrazione, che è tuttora valido – svela Cialente – Se non avrò risposta, dovrò interessare la procura della Repubblica”.

Dato che il Consiglio d’amministrazione non esiste da tempo, e l’Accademia in tempi recenti ha avuto solo commissari straordinari, il sindaco forse si riferisce all’assemblea dei soci, che comprende Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comune dell’Aquila e Istituto cinematografico “La lanterna magica”. Nell’ultima assemblea si sono spaccati 2-2 tra favorevoli e contrari alla liquidazione.

Secondo Cialente, comunque, “l’Accademia non si può liquidare. Ha un capitale tale, la sede del valore di 6 milioni di euro, della quale servirebbe solo la metà – precisa – che non c’è alcuna motivazione per scioglierla. Sarebbe una bancarotta fraudolenta”.

Eppure è stata vicina alla fine quando è stato nominato un commissario liquidatore, l’avvocato aquilano Luca Bruno, la cui investitura, poi, è risultata illegittima per un vizio formale.

“Bruno è andato al tribunale a chiedere lo scioglimento ma non aveva titolo – sbotta Cialente – E ora deve pagarlo chi lo ha nominato: lo fece l’assessore regionale De Fanis (poi dimesso per l’arresto in un’inchiesta per concussione, ndr). È stata un’operazione politica, Bruno era l’inviato di Giorgio De Matteis”, conclude con il consueto accenno polemico alla sua nemesi all’opposizione.