PESCARA – “Il punto non è presentare un concordato sui debiti, quello lo può fare un combinato disposto di avvocato e commercialista. Ciò che i sindaci invece hanno posto come ragionamento centrale è il funzionamento dell’Aca e la conseguente necessità di un cambiamento nella gestione”.

Così il consigliere regionale del Pd, Camillo D’Alessandro, sulla vicenda legata alla questione del rinnovo degli organi in seno all’Azienda comprensoriale acquedottistica di Pescara.

“In particolare – continua D’Alessandro che nelle passate settimane aveva giudicato negativo l’operato dell’amministratore unico uscente, Vincenzo Di Baldassarre, nominato dalla precedente Giunta – il riferimento è alla stagione balneare compromessa nella città di Pescara, danno da ascriversi al gestore del ciclo idrico integrato, alle fatturazioni farlocche, insomma si tratta di passare da una fase legata al solo concordato a una che si basa sulla programmazione degli investimenti e alla gestione delle reti”.

“Su questo obiettivo si sono trovati i sindaci del Pd, ma non solo, e chi ha lavorato a spaccare è rimasto spaccato”, conclude l’esponente del Pd riferendosi all’atteggiamento del centrodestra.

L’assemblea dell’Aca, segnata dal blitz dei forestali per un sequestro di documenti, ha stabilito il ritorno alla gestione che prevede il Cda a tre al posto dell’amministratore unico, sia pure allo stesso costo.