TERAMO – L’Abruzzo è sempre più una regione di vecchi. Dove i residenti con età fino a 17 anni, si attestano ad un preoccupante 15,2%.  Dato inferiore alla  media dell’Italia, che a sua volta è fanalino di coda in Europa.

Un declino demografico che in Abruzzo si è accentuato negli ultimi sei anni, con un trend del meno 2,6 per cento, sopratutto nelle province di Teramo e Chieti.

Ciò è in parte dovuto all’allungamento della speranza di vita media e in parte alla riduzione del tasso di natalità, e che ha molteplici conseguenze.

La più evidente nella flessione delle iscrizioni a scuola, martedì diramate dall’Ufficio scolastico regionale: il prossimo anno 1780 alunni in meno frequenteranno le scuole abruzzesi, di cui ben 1623 concentrati tra infanzia (-598) e primaria (-1025). Questi dati indicano ovviamente che i prossimi anni saranno in diminuzione più consistente anche le scuole medie e superiori.

In gioco la possibilità del recupero socio economico  delle aree interne, e che tutti i candidati in lizza alle elezioni regionali hanno promesso di salvare dal loro destino di desertificazione.

In base ai dati dell’associazione Openpolis, che ha elaborato principalmente i dati Istat, in Italia vivono circa 9,8 milioni di bambini e adolescenti. Significa che le persone con meno di 18 anni sono il 16,2% dei residenti.  

Nei primi anni ’80 i minori residenti in Italia erano quasi 15 milioni, su una popolazione complessiva di circa 56 milioni di persone. Quindi  gli italiani che aveva meno di 18 anni era circa il 25 per cento.

La media degli under 18 in Europa è oggi del 18,94%, l’italia è dunque al di sotto della Media, terz’ultima dopo Germania e Bulgaria.

In questo quadro già poco confortante l’Abruzzo si attesta come detto ai 15,2 per cento di under 18.

Lontana dalle regioni dove vivono più minori, che sono il Trentino Alto Adige (18,3%) Campania (18,1%) e  Sicilia (17,1%).

Il dato che però deve preoccupare maggiormente l’Abruzzo, e non solo, è il trend che si è registrato negli ultimi 6 anni.

La flessione media italiana è del 3,15 per cento, e solo Solo in quattro regioni tra 2012 e 2018 è aumentato il numero di bambini e ragazzi residenti. Si tratta di Lazio (+4,98%), Emilia Romagna (+2,69%), Lombardia (+1,6%) e Toscana (+1,25%).  

L’Abruzzo ha subito una flessione del 2,6%, un dato che fotografa però uno scenario a macchia di leopardo: le flessioni maggiori si registrano in provincia di Teramo, del  4,18% in sei anni, e in provincia di Chieti, del 3,42%.

Più contenute  ed anzi inferiori alla media italiana in provincia dell’Aquila, (1,95%) e in provincia di Pescara (1,1%).

E poco vale a consolare il dato secondo il quale ci sono regioni che stanno messe ancora peggio, in particolare Basilicata e Molise, dove la contrazione supera il 9%.