PESCARA –  “La invitiamo e diffidiamo a revocare ad horas l’ordinanza regionale n. 106 del 6 dicembre 2020, ricordandoLe le gravi responsabilità che potrebbero derivare dall’applicazione delle misure da Lei introdotte riguardo alla salute dei cittadini abruzzesi. Ci riserviamo, in mancanza, di intraprendere ogni iniziativa, anche giudiziaria, per garantire l’uniforme applicazione delle misure volte alla gestione dell’emergenza epidemiologica da Coivd-19 e salvaguardare, in particolare, il bene primario della salute delle persone”.

Lo scrivono i ministri della Salute Roberto Speranza e per gli Affari Regionali Francesco Boccia in una lettera indirizzata al governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio.

È oramai scontro tra il Governo e la Regione Abruzzo, a seguito dell’ordinanza numero 106 del presidente, Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, che ha fatto tornare da ‘rossa’ ad ‘arancione’ la regione già da oggi, prima della naturale scadenza delle tre settimane, prevista mercoledì.

A prendere subito posizione il ministro delle Autonomie regionali, Francesco Boccia, del Partito democratico che avverte Marsilio, intervenendo alla trasmissione televisiva “Non è la D’Urso'”.

“C’è la disponibilità del Governo – ha detto il ministro -, a riconoscere la fine del periodo di zona rossa nelle tre settimane che sono necessarie e sono obbligatorie, quindi se l’Abruzzo tornasse in zona arancione da mercoledì avrebbe l’intesa del ministero della Salute. Se la regione Abruzzo decide autonomamente di andare in zona arancione da domani mattina sarà diffidata”.

La decisione del presidente Marsilio  e relativo corto circuito istituzionale provoca intanto veementi reazioni da parte degli esponenti del centrosinistra e Movimento 5 stelle abruzzesi, in Regione e al parlamento. Centrodestra compatto invece al fianco del presidente.

La partita riguarda interamente il rispetto delle tempistiche e delle regole che prevedono la suddivisione delle regioni in fasce in base ai colori. Obiettivo di Marsilio è quello di far sì che l’Abruzzo possa passare in zona gialla per il Natale. Non solo: i tempi per un eventuale ricorso governativo sarebbero strettissimi, e forse fuori tempo massimo così come va sottolineato che l’ordinanza regionale precedente, quella “rossa”, fu poi validata dallo stesso Governo.

Ha detto oggi Marsilio a Rai Radio 1 nel corso della trasmissione Che giorno è: “Al momento non ho ricevuto alcuna nota di diffida. Io non cerco lo scontro istituzionale. Ho sempre collaborato e collaboro con il Governo. Credo ci sia un`interpretazione sbagliata sulle tempistiche da parte sua perché non tiene conto dei dati reali e l`esigenza di fare sintesi tra la salute e le ragioni economiche”.

Alla domanda se, come ieri è stato affermato dal Governo, si senta responsabile nel caso di nuovi casi di contagio ha replicato: “E’ l`unico aspetto sgradevole della vicenda. Non so se questa cosa mi verrò notificata, ma comunque mi chiedo allora di tutti gli altri casi, di chi è la responsabilità penale?”. Marsilio è quindi tornato a spiegare il perché della scelta di anticipare prima la zona rossa al 18 novembre, con ordinanza ministeriale del 22, e ora quella arancione che sarebbe dovuta scattare mercoledì 9 dicembre, sottolineando di aver fatto il passaggio in zona rossa “mentre gli altri presidente di Regione, anche di appartenenza di Governo, protestavano. Per me bisogna essere seri: quando c’è pericolo vanno applicate misure di salvaguardia anche estreme. Quando però la situazione è sotto controllo, e lo verificano anche i nostri Cts che non sono meno esperti di quelli di Roma, torniamo ad aprire in sicurezza”

Questo pomeriggio, alle ore 15.00, nella sede di Palazzo Silone, a L’Aquila, il presidente illustrerà alla stampa le ulteriori misure urgenti per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da covid-19 adottate con l’ordinanza.

Marsilio, con sua ordinanza, aveva imposto la zona rossa dal 18 novembre e il ministero aveva confermato quel provvedimento con un’ordinanza in vigore dal 22. Ora il governatore ritiene che siano trascorsi i 21 giorni in zona rossa e – si legge in una nota dello staff – ha “ritenuto di doversi assumere la responsabilità di evitare che un’applicazione letterale delle norme vigenti provocasse all’Abruzzo un trattamento sproporzionato e dannoso”.

“Già da domani mattina – si legge nella nota di ieri – si applica in tutto il territorio regionale la disciplina prevista nelle cosiddette zone arancioni per gli esercizi commerciali. Il completamento del percorso avverrà mercoledì 9 con la riapertura delle scuole, dopo esattamente 21 giorni di disciplina in zona rossa. L’interlocuzione con il Ministro, che è stato informato prima dell’adozione del provvedimento – prosegue il comunicato – si è svolta sempre all’insegna della reciproca correttezza e leale collaborazione istituzionale”.

“La regione Abruzzo – affermano però fonti del Governo – aveva anticipato l’ingresso in zona rossa rispetto all’ordinanza del governo. La cabina di regia che monitora i dati di tutte le regioni ha riconosciuto questa anticipazione che avrebbe potuto portare alla zona arancione nella giornata di mercoledì. La scadenza dei 21 giorni è però prevista per mercoledì, non per lunedì. Quindi non c’è avallo su questa ulteriore anticipazione”.

Attesa anche dell’incontro di oggi pomeriggio tra Regini e  ministro Boccia,  alle 18 per un aggiornamento sul piano vaccini Covid-19.

A seguire le reazioni politiche di centrosinistra e M5s contro lo “strappo” di Marsilio.

“Marsilio sta ancora una volta usando gli abruzzesi per fare propaganda, gettando una comunità intera nel caos e nella confusione con un’ordinanza che apre una contrapposizione istituzionale che la nostra Regione non ha mai conosciuto”, è il commento del capogruppo Pd al Consiglio regionale Silvio Paolucci.

“Forzare la mano e portare l’Abruzzo allo scontro istituzionale è solo vergognoso. Fare politica con il Covid è una manovra da ‘militanti’ di bassa levatura. Buttarla in confusione, a discapito dei commercianti e degli operatori economici, è da irresponsabili. Da due mesi comunica in modo avventato, fomentando sconforto, disillusione e rabbia, al posto di occuparsi di un’emergenza sanitaria esplosa per via della carenza di una guida e di quella sociale aggravata per via di risorse per l’economia da lui promesse e mai arrivate. Pensi, Marsilio, a fare l’unica cosa per cui è stato eletto due anni fa: governare l’Abruzzo. Potrà fare propaganda quando ci sarà una campagna elettorale da fare, ora c’è una pandemia da governare”, chiosa Paolucci.

Dura reazione anche dai consiglieri del Movimento 5 stelle.

“Il passaggio da zona rossa ad arancione, annunciato sul profilo Facebook del Presidente Marsilio, per di più nel tardo pomeriggio di domenica, è la sintesi perfetta di una gestione confusionaria che punta più alle logiche di consenso che al buonsenso – si legge nella nota -. Mentre si gioca con la propaganda, ci sono migliaia di esercenti che domattina alle 8.00 non sanno cosa fare. Ed è bene ricordare che le sanzioni a carico di chi apre in zona rossa sono salatissime”.

“Si continua a voler anticipare o prevedere le decisioni del Ministero lasciando gli abruzzesi in balia di informazioni discordanti tra la Regione e il Governo. Una confusione creata ad hoc, come quando si è voluta anticipare a tutti i costi la zona rossa, per nascondere sotto al tappeto i risultati di una gestione pessima dell’emergenza alimentando uno scontro istituzionale che non fa certo bene agli abruzzesi. Chi troppo spesso si riempie la bocca chiedendo di collaborare con la giunta regionale di fatto ostacola il lavoro dei Ministeri. L’Abruzzo ha bisogno di una guida responsabile e non di azioni irresponsabili di chi cerca consenso politico a danno di persone che da mesi sono provate”. Così i Consiglieri regionali M5S Abruzzo”, conclude la nota.

“Ennesima sceneggiata ormai si sta oltrepassando ogni limite. Prima Marsilio trascina nella zona rossa l’Abruzzo, senza ragione, e rimaniamo gli unici in Italia. Dopodiché il furbetto romano di notte, con il favore delle tenebre, si inventa una anticipazione fuori da ogni intesa e copertura normativa”, è il commento del deputato abruzzese di Italia Viva, Camillo D’alessandro.

Incalza anche la deputata M5S, Daniela Torto:  “Marsilio non fa altro che creare confusione: c’è da constatare, amaramente, che il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio forse non si rende conto dello stato di confusione che crea nel cittadino con Ordinanze non sincroniche alle norme e alle decisioni delle istituzioni nazionali.”  “Appena si è diffusa la notizia della nuova ordinanza, criptica nel suo contenuto, sono stata contattata da moltissimi cittadini che chiedevano, giustamente, quale comportamento avrebbero dovuto assumere da domani”, commenta la parlamentare.

Bordate da Stefania Pezzopane,  deputata Pd:  “In tutta Italia nessun presidente ha assunto questi atteggiamenti. È un atto molto grave, un gesto di arroganza. Intanto le terapie intensive in Abruzzo sono piene, i nostri malati vanno in giro per l’Italia per essere curati. Ogni giorno ci sono morti e abbiamo centinaia di focolai in tutta Ia regione. Mentre lui si diverte a fare lo sceriffo. Con quale credibilità chiederà ai cittadini di rispettare le regole, se lui stesso non le rispetta? Faccio appello al governo affinché faccia ordinanza per zona arancione mercoledì per dare certezze all’Abruzzo e lavorerò per i necessari ristori. Marsilio troverà continui argomenti polemici per occupare gli spazi mediatici, solo questo gli riesce bene”.

Centrodestra compatto invece a fianco del presidente.

“Il ritorno in zona arancione dell’Abruzzo è un segnale positivo per tutte quelle attività commerciali che da settimane fanno i conti con chiusure rigorose che hanno generato un drastico calo di vendite e fatturati. L’ordinanza del presidente, Marco Marsilio, si inquadra proprio nell’ottica di concedere, in concomitanza con il ponte dell’8 dicembre, che generalmente segna l’avvio degli acquisti e delle iniziative natalizie, una boccata d’ossigeno a tanti piccoli imprenditori così come già avvenuto in altre realtà d’Italia”, dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

“Un’iniziativa intrapresa sia alla luce di dati sanitari confortanti in riferimento alla curva dei contagi sia rispetto alla complessità di una regione che oltre alla pandemia sconta ancora gli effetti negativi di due terremoti. Sarà un Natale diverso dagli altri, difficile forse come solo quello che all’Aquila abbiamo vissuto nel 2009, e l’auspicio è che in tempi complessi come quelli che stiamo vivendo prevalgano concordia e buon senso”.

Ognuno dovrà fare la sua parte, aggiunge Biondi: “sarà indispensabile che i cittadini rispettino rigorosamente norme e regole di comportamento, nonostante le festività natalizie tradizionalmente rappresentino un momento di condivisione e socialità. Per questa ragione, come di consueto, la Polizia municipale collaborerà con le forze dell’ordine per assicurare il diligente rispetto delle disposizioni emanate per contenere la diffusione del contagio da coronavirus”.

“Ritengo, come sindaco di un piccolo comune montano, che bene abbia fatto il presidente Marsilio a riportare in anticipo l’Abruzzo in area arancione, dando un senso ai sacrifici chiesti a cittadini e imprenditori. Resto basito di fronte alle posizioni prettamente politiche, non certo nell’interesse della gente, di chi coloro che plaudivano quando lo stesso Presidente aveva anticipato l’entrata in area rossa – tanto inevitabile – proprio con lo scopo di uscirne in anticipo.
Ma ora è urgente e indispensabile pensare all’Abruzzo dei Piccoli Comuni che si spopolano, dei piccoli borghi dove non nasce più un bambino. Comuni piccolissimi ed antichissimi che rischiano di diventare paesi fantasma dopo le ultime scelte del Governo nazionale, che non differenzia le città dai piccoli comuni, favorendo il flusso economico alla base della sopravvivenza di questi posti verso i grandi centri”, dichiara invece  il sindaco di Rapino e vicepresidente Anci Abruzzo, Rocco Micucci.

“Le cause di questa desertificazione” – scrive ancora Micucci – “sono tante ma una in particolare sembra decisiva: la riduzione della spesa pubblica nelle zone interne”. I piccoli comuni pagherebbero, prima e più di altri, gli effetti della crisi economica, aggravata dalla pandemia, e della conseguente mitizzazione della riduzione della spesa pubblica. Infatti, se la politica nazionale è impegnata a mettere puntelli a maggioranze che appaiono sempre più traballanti perfino su temi che dovrebbero unire, dimenticandosi che il differenziale negativo tra nuovi nati e popolazione sempre più anziana, deriva dagli scarsi investimenti nelle zone interne, cioè nel 75% del territorio italiano, dove esiste un popolo che chiede una migliore qualità della vita e servizi a misura d’uomo, quelli che invece possiamo vantare nelle zone interne.”

“Trattare i numeri del contagio delle zone interne, al pari di quelli dei grandi centri, uniformando le aree dello stesso colore, – aggiunge il primo cittadino di Rapino – significa assestare un colpo mortale alla sopravvivenza di questi centri minori ma non meno importanti, perché la loro desertificazione significherebbe l’abbandono di porzioni ampissime di territorio che se non manutentate, solo per fare un esempio, poi provocherebbero disastri ambientali sempre più frequenti. “

“Io non mi rassegno. E mi appello al Presidente Marsilio perché le zone interne siano dichiarate subito gialle. Perché lo dicono i numeri sanitari. Perché lo dicono i numeri dell’economia ormai allo stremo. E torno ad un esempio eclatante. Per chi dovrebbero fare l’asporto i nostri ristoratori, se la popolazione è limitata a piccoli numeri ed ha un’età i cui spostamenti sono sicuramente difficili? Allora, visto che a qualcuno più in alto piace “colorare” l’Italia, forse le aree interne dovrebbero avere una colorazione che vada perfino oltre il giallo. Solo così salveremo una popolazione che costituzionalmente ha i medesimi diritti di sopravvivenza delle altre. Perciò, grazie Presidente Marsilio per aver avuto la fermezza di farci rientrare come diritto nell’area arancione, ma ora per favore andiamo oltre. Anche se oltre non è un posto alla comprensione di tutti”, conclude Micucci.

“L’obiettivo di fare uscire la regione Abruzzo il prima possibile dalla zona rossa, salvando il ponte dell’Immacolata, come promesso è stato pienamente raggiunto e – come già ampiamente spiegato – grazie alla scelta lungimirante del presidente Marsilio e della sua squadra di governo che hanno deciso di anticipare le misure più restrittive per ridurre il rischio contagio”, sottolinea il consigliere comunale di Fdi a Ortona, Angelo Di Nardo.

“Diversamente, la nostra regione avrebbe perso altri giorni importanti per il commercio e per l’economia, soprattutto quella legata all’atteso periodo natalizio. Il presidente Marsilio si conferma, dunque, guida autorevole dell’Abruzzo, capace di chiedere maggiori sacrifici alla sua gente, quando è necessario, e pronto ad assumersi grandi responsabilità sulle riaperture per salvare l’economia regionale”.

“La decisione di tornarearancioni, è un segnale importante per la ripresa economica della nostra Regione. Consentire la riapertura di tante attività, vuol dire dare respiro a migliaia di famiglie. Anche i dati epidemiologici consentono un allentamento delle restrizioni e i numeri, sono indiscutibili”, prosegue il sindaco di Città Sant’Angelo Mattia Perazzetti.

“Con grande coraggio, il presidente Marsilio ha deciso a novembre, di anticipare la zona rossa, d’altronde per prendere una rincorsa, si devono fare dei passi indietro. Con la stessa fermezza, ha deciso di riportare l’Abruzzo in area arancione. Non è un atto sovversivo, come vogliono farlo passare, ma un segno di grande consapevolezza perché, come già detto più volte, bisogna imparare a conviverci con questa situazione. Inoltre, abbiamo un ospedale covid che sta funzionando e portando buoni risultati. Non bisogna chiudere tutto per salvarci da questo maledettissimo virus, bisogna diagnosticare in tempi più veloci e dotarsi di “armi” potenti per combatterlo. Da oggi si riparte tutti insieme, indossiamo la mascherina, manteniamo il distanziamento ma torniamo a vivere”.

“Grazie alla determinazione e senso di responsabilità di Marco Marsilio, a dispetto dell’immobilismo del Governo nazionale e nonostante l’ostruzionismo del ministro Speranza, che si nasconde dietro una ‘tabellina’, l’Abruzzo con ordinanza del presidente, ridiventa ‘zona arancione’. Così la Regione ha permesso a migliaia di attività commerciali ed artigiane abruzzesi di riaprire”, afferma il dirigente nazionale di Fdi Umberto Di Primio.

“Nonostante la sterile opposizione dei nostrani sinistri e dei loro sodali amichetti a cinque stelle, interessati solo agli interessi di parte e di partito, l’Abruzzo, da oggi, e non quando avrebbe voluto un pigro ministro incapace di assumersi responsabilità, è ridiventato zona arancione”.

“Non dobbiamo abbassare la guardia rispetto all’emergenza sanitaria, ma anticipare il passaggio da zona rossa ad arancione dell’Abruzzo, rispetto a quando avrebbe voluto questo ‘governo abusivo’, anche di solo qualche giorno, come fatto dal Presidente Marsilio, è ossigeno per l’economia e vita per i commercianti ed artigiani costretti alla chiusura in queste settimane”.

“Come dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, se da una parte non posso che apprezzare la Regione Abruzzo per i provvedimenti adottati a sostegno delle imprese e delle famiglie, dall’altra esprimo preoccupazione per la pressappocaggine di un “governo abusivo”, che nonostante abbia incassato la possibilità dell’ulteriore indebitamento, tarda ad adottare i provvedimenti necessari a dare linfa alla economia del Paese e sostegno alle famiglie. Gli onorevoli abruzzesi, come ha fatto la Regione, difendano la nostra gente, anche se appartengono ad uno schieramento diverso da quello mio e del Presidente Marsilio. In gioco non c’è il consenso personale, ma la sopravvivenza della nostra terra”.

“Dobbiamo constatare che da parte del Ministro Boccia c’è un vero e proprio accanimento politico contro l’Abruzzo minacciando provvedimenti nei confronti della decisione del presidente della Regione Marsilio di portare la nostra regione in zona Arancione ridando ossigeno, così, a migliaia di attività che sono in ginocchio a causa del Covid”.

E’ quanto dice Alberto Colecchi, presidente del circolo Fdi di Roccaraso.

“Il 24 e 25 luglio 2020 – aggiunge – come tutti ricorderete il Pd, copiando a mani basse l’idea di Fratelli d’Italia, ha svolto proprio a Roccaraso gli stati generali della montagna. In quell’occasione il Ministro Boccia aveva affermato che ‘l’emergenza Covid-19 ci ha chiarito ancora una volta che alcuni diritti universali non sono negoziabili ma vengono prima dei vincoli di bilancio e lo Stato deve garantirli a tutti: salute e scuola su tutti. Reti, fibra, scuola, trasporti, punti nascita in montagna o nelle aree interne, non possono essere condizionati da un vincolo di bilancio o da un algoritmo. Tocca poi allo Stato garantire i livelli essenziali delle prestazioni e la classe politica ha il dovere di trovare le risorse ma tutelando sempre prioritariamente quelle per garantire i diritti universali”.

“Minacciare provvedimenti – continua Colecchi – contro una decisione che punta prima di tutto al bene dell’Abruzzo e non a equilibri politici ci sembra un vero e proprio accanimento e non in linea con quanto affermato solo pochi mesi fa proprio a Roccaraso. Non dimentichiamoci che i provvedimenti restrittivi per gli impianti sciistici non li ha presi Marsilio, ma sono una responsabilità diretta del Governo di cui fa parte Boccia e che viene sostenuto anche dal nostro primo cittadino. Magari la prossima volta che Boccia verrà a Roccaraso sarà per gli stati generali del disastro realizzato dal Governo Pd-M5s”.

“La riaccensione delle luci dei negozi è il segnale della città che si riaccende nei colori e nelle atmosfere delle feste natalizie. L’abbandono della Zona rossa per l’emergenza Covid-19 è per Pescara l’opportunità di agganciare la ripresa del commercio in una delle fasi più nevralgiche del calendario e di liberarsi di una pressante penalizzazione gravata su una delle categorie più emblematiche e rappresentative”, evidenzia il sindaco di Pescara, Carlo Masci che aggiunge: “Pescara ha una spiccata vocazione commerciale che ne ha fatto un importante punto di riferimento su scala regionale e lungo tutto la fascia adriatica. La riapertura dei negozi e delle attività già alla vigilia dell’Immacolata consente a imprese e aziende di ritrovare slancio ed energie per mettersi alle spalle l’onda lunga della crisi e provare a recuperare posizioni e competitività”.

“L’amministrazione comunale proprio in segno di solidarietà e vicinanza alla categoria dei commercianti e a tutte le famiglie dei dipendenti che vedevano con preoccupazione e apprensione il perdurare della chiusura dei negozi, aveva già dato un eloquente segnale decidendo di differire l’accensione delle luci natalizie rispetto al giorno prestabilito. Le saracinesche alzate e le vetrine illuminate ci aiutano a superare un difficile momento e a guardare al futuro con un pizzico di ottimismo e tanta voglia di fare, com’è nella consolidata tradizione e nella storia di Pescara”, conclude Masci.

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI BOCCIA E SPERANZA

Caro Presidente, si fa riferimento all’ordinanza regionale n. 106 del 6 dicembre u.s., con la quale è stata disposta l’applicazione, sul territorio della Regione Abruzzo, delle misure di cui all’articolo 2 del d.P.C.M. 3 dicembre 2020, con conseguente classificazione della stessa Regione in “zona arancione”. L’ordinanza regionale suddetta nel disporre l’applicazione sul territorio regionale abruzzese delle misure di prevenzione della diffusione del virus COVID19 di cui all’art. 2 del DPCM 3 dicembre 2020 viola l’art. 1 dell’Ordinanza del Ministro della Salute del 5 dicembre 2020 che, classificando la Regione Abruzzo come Regione rientrante nello “scenario di tipo 4” e con un livello di rischio alto” (c.d. Zona Rossa), dispone l’applicazione sul territorio abruzzese delle più stringenti misure di prevenzione di cui all’art. 3 del suddetto DPCM 3 dicembre 2020.

Al riguardo, si rappresenta che, ai sensi della normativa vigente, l’applicazione delle misure relative ad uno scenario inferiore (“zona arancione”) consegue all’accertamento della permanenza per quattordici giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive (“zona rossa”), come verificato dalla Cabina di regia.

Con riferimento alla Regione Abruzzo, la competente Cabina di regia, nel monitoraggio del 20 novembre u.s. – prendendo atto che la Regione si collocava da 3 o più settimane a livello di rischio alto – denotava “criticità compatibili con un possibile aumento della trasmissibilità nel breve termine che potrebbe a sua volta collocare la Regione in uno scenario più elevato. Tali considerazioni, secondo un principio di precauzione, raccomandano l’opportunità della misura più restrittiva nella Regione Abruzzo”.

Veniva, pertanto, adottata l’ordinanza 20 novembre u.s., con la quale – a decorrere dal 22 novembre u.s. – si applicavano alla Regione le misure di cui all’articolo 3 del d.P.C.M. 3 novembre 2020.

Solo in data 27 novembre è stata, per la prima volta, accertata una riduzione dello scenario epidemico, poi confermata dal monitoraggio del 4 dicembre quale effetto diretto delle misure restrittive aggiuntive, pertanto – ad oggi – non si è verificata la condizione di cui all’articolo 1, comma 16-ter, del decreto-legge n. 33 del 2020, che ai fini di una nuova classificazione, richiede “l’accertamento della permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive, effettuato ai sensi del comma 16-bis, come verificato dalla Cabina di regia”.

Si evidenzia peraltro che, come riconosciuto nel verbale della Cabina di Regia del 4 dicembre 2020, l’anticipazione delle misure adottate dalla Regione Abruzzo con l’ordinanza 102 del 18 novembre 2020, avrebbe potuto consentire la consumazione dell’intero periodo previsto per la declassificazione di cui alla normativa richiamata, non prima di mercoledì 9 dicembre.

Tutto ciò premesso, La invitiamo e diffidiamo a revocare ad horas l’ordinanza regionale n. 106 del 6 dicembre 2020, ricordandoLe le gravi responsabilità che potrebbero derivare dall’applicazione delle misure da Lei introdotte riguardo alla salute dei cittadini abruzzesi.

Ci riserviamo, in mancanza, di intraprendere ogni iniziativa, anche giudiziaria, per garantire l’uniforme applicazione delle misure volte alla gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e salvaguardare, in particolare, il bene primario della salute delle persone.