L’AQUILA – Il motivo del ritardo accumulato negli anni nell’approvazione del Pef, dipende dal fatto che le versioni proposte da Sdp non erano sostenibili e ritenute troppo onerose, “sbilanciate” a discapito degli interessi dello Stato “concedente”, e non in linea tra l’altro con le norme europee sugli aiuti di Stato, visto che prevedevano i lavori effettuati in house dal concessionario, ma con soldi pubblici.
A difendere gli interessi dello Stato nella riunione della Commissione Ambiente della Camera dei deputati, in una sessione precedente a quella in cui la concessionaria di A24 e A25 ha sferrato l’attacco, è stato Felice Morisco, responsabile della Direzione generale per le strade e le autostrade, l’alta sorveglianza sulle infrastrutture stradali e la vigilanza sui contratti concessori autostradale.
Dopo aver ripercorso tappa dopo tappa tutta la cronologia della tormentata concessione, Morisco ha spiegato che la bozza a cui lavora il commissario Sergio Fiorentino, invece “si adegua al decreto legge 34 del 2020 e ha cambiato impostazione prevedendo che le opere di messa in sicurezza non fossero più realizzate direttamente dal concessionario, ma fossero effettuate direttamente dallo Stato attraverso un commissario straordinario con delle procedure di gara”.
Per spiegare poi come si sia potuto arrivare solo ad ipotizzare incrementi monstre del 15,81% l’anno nella bozza di Fiorentino, Morisco ha aggiunto: “la A24 e la A25 hanno come caratteristica quella di essere un’autostrada di montagna, con ponti e viadotti, con un volume di traffico ridotto rispetto ad altre grosse arterie nazionali e per le quali quindi la capacità di autofinanziamento è estremamente limitata. Questo di fatto determina che anche la sola attività di manutenzione sia difficilmente auto-sostenibile. Gli incrementi cui si fa riferimento nell’ipotesi sono quelli che in teoria assicurano condizioni di equilibrio, in assenza di altre misure compensative. Il piano economico finanziario è stato già fatto oggetto di rilievi critici stante l’insostenibilità di poter applicare degli incrementi tariffari di questa portata”.
Morisco ha infine confermato che è in corso l’iter per revocare la concessione a Sdp, per inadempimento, “azione che si basa sui procedimenti di natura giudiziaria di cui è oggetto Sdp, e sullo stato dell’infrastrutture e relativamente all’attività di manutenzione”. Una procedura complessa, ha ammesso, “che richiede un contraddittorio, ha una esigenza di verifiche tecniche e le tempistiche non sono dunque predeterminabili”.
Ricostruzione dei fatti contestata in più punti dal vice presidente di Strada dei Parchi, Mauro Fabris, per il quale “inadempiente” è semmai lo Stato italiano, e la prima vittima è proprio Sdp.






