LETTOMANOPPELLO  – “Ho accertato la presenza all’interno di un terreno recintato ed alberato di sua proprietà esteso 400 metri quadrati numero due tacchini, di una papera e di 19 tra polli e galline tenuti in ottime condizioni di igiene, cura e alimentazione nel massimo ordine e con a disposizione ripari di eccellente qualità e manutenzione”.

L’occhiuta e circostanziata disamina della regolarità del costrutto e del benessere dei pennuti ivi dimoranti, è stata a messa a verbale dal maresciallo maggiore dei Carabinieri Mauro Chiavaroli in data 4 agosto,  a seguito di sopralluogo in un pollaio di Lettomanoppello, in provincia di Pescara, chiesto dallo stesso illustre residente e proprietario: il presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, ex presidente della Regione Abruzzo, nonché ex presidente della Provincia ed ex sindaco di Pescara, il plurilaureato Luciano D’Alfonso.

L’eclettico ed esuberante onorevole ha infatti da un po’ di tempo riscoperto nella sua Lettomanoppello, il piacere dell’operoso idillio campestre, nel tempo che che gli resta al netto delle fatiche nella pubblica agorà e nella gestione dell’erario statale, per di più nel pieno dello tsunami sanitario ed economico innescato dal coronavirus, e anche al netto dei sudati studi, visto che la scorsa settimana all’università di Teramo, il 55enne D’Alfonso ha conseguito la quarta laurea, in Scienze delle amministrazioni, con il massimo dei voti, con una tesi dal titolo “La città e il suo contrario”. Che si aggiunge alle lauree, conseguite sempre nell’ateneo teramano, in Scienze politiche nel 1999 e in Giurisprudenza nel 2019, e in Filosofia, nel 2004, nell’università di Chieti-Pescara, in tutti e tre i casi sempre con voto 110 con lode.

E D’Alfonso stando anche alle foto che pubblica con una certa assiduità sul sul suo profilo facebook, è anche un attento “amministratore” del pollaio di casa, un allevamento considerato modello.

Scrive del resto con grande traporto in un post: “Allevare gli animali da cortile è stato un desiderio coltivato per 40 anni, poiché l’ultima volta che ho potuto farlo è stato quando avevo 13 anni. Forse mi aiuta a tornare indietro, al tempo migliore di mia nonna Rosina Toppi,  in via Pietrara, sempre capace di parlare alla terra con il movimento delle sue mani”.

“Quando la professoressa Naide Fracassi, docente qualificatissima di Filosofia al Liceo – aggiunge D’ Alfonso  -, ci spiegava le differenze caratterizzanti ‘l’umano’ tra gli esseri viventi, si concentrava sullo specifico del pollice prensile, io avevo il privilegio di ricordarmi di mia nonna che era capace di fare le carezze alle piante e risanarle, di fronteggiare il malessere degli animali che circondavano  casa anche solo massaggiandoli, ho compreso la specialità del pollice prensile e realizzatore”.

Resta da comprendere perché il senatore D’Alfonso abbia sentito l’esigenza di richiedere preventivamente una verifica da parte dei carabinieri nel suo pollaio. Forse per prevenire i classici dissidi di paese che fanno la gioia degli avvocati di provincia con querele quasi sempre temerarie che si scatenano per minuzie, quali un muretto fuori posto di pochi centimetri, o un cattivo odore che fatalmente sospinto dal vento svalica la proprietà privata altrui.

O forse ha avuto gioco la reminiscenza dei numerosi calvari giudiziari che suo malgrado D’Alfonso, da sindaco, da presidente della Provincia e poi della Regione ha dovuto percorrere,  tutti conclusi con l’assoluzione e non luogo a procedere. Tutti o quasi relativi proprio a vicende di natura urbanistica ed edilizia, come la  realizzazione in project financing dei cimiteri di Pescara, la realizzazione della statale 81 Mare-Monti, la progettazione sul porto di Pescara, il restauro post sismico di palazzo Centi a L’Aquila.

Insomma la “specialità del pollice prensile e realizzatore”, ha scoperto D’Alfonso, è un terreno assai scivoloso.