L’AQUILA – Duecento persone in rivolta per chiedere un liceo sicuro e adeguato sismicamente all’Aquila, con il sit-in degli studenti appoggiato anche dai docenti in via Leonardo Da Vinci, attuale sede del ‘Cotugno’, istituto d’istruzione che raggruppa liceo classico, economico sociale, delle scienze umane e musicale, erede dello storico Real Liceo cittadino.
La protesta è partita dopo la scoperta di un indice di vulnerabilità sismica molto basso (0,27) in alcuni corpi dell’immobile che ospita circa 1.250 studenti, 150 dicenti e 40 tra personale e collaboratori.
Gli studenti hanno anche lanciato l’hastag #sicuridamorire con cui cercare foto, video e interventi per dare rilievo alla mobilitazione.
Come spiegato da Andrea Bernardi, rappresentante del consiglio d’istituto, “una settimana fa siamo stati convocati in una riunione con sindaco, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, una delegazione della Provincia e mamme. È emerso che avremmo dovuto abbandonare questa struttura – ha denunciato – non adeguata a livello sismico in quanto quattro lotti su otto hanno vulnerabilità tra 0,26/0,27 rispetto a 1 che è la massima sicurezza sismica”.
“Dopo quella riunione avevamo dei dubbi, ma non abbiamo voluto creare allarmismo. Mercoledì grazie alla chiusura per la neve si è evitato tutto quello che poteva succedere”, ha aggiunto.
“Da sabato – ha spiegato Andrea Amarii, rappresentante insieme a Bernardi del consiglio d’istituto – abbiamo iniziato a riprendere la situazione di cui solo noi che eravamo presenti in Comune qualche giorno prima eravamo a conoscenza. Volevamo metterci in contatto con le istituzioni per capire se sono stati presi provvedimenti”.
“Le istituzioni si sono mostrate latitanti non rispondendo a telefono – ha evidenziato lo studente Federico Pupi – capiamo il momento: Pietrucci era impegnato a Montereale, ma anche la nostra sicurezza è un valore assoluto e inviolabile. I genitori, i docenti, gli stessi studenti erano ignari del pericolo imminente. La Provincia ci aveva detto che i documenti con l’indice di vulnerabilità sismica erano stati inviati alla scuola, ma non era vero”.
“La preside ha ricevuto un disco solo pochi giorni prima di Natale e questa scuola è in funzione da poco dopo il terremoto del 2009. Questi dati erano pronti da marzo 2013 e sono arrivati solo adesso”, ha attaccato ancora.
“Una situazione particolare – ha commentato la professoressa Maurizia Marchetti, docente di storia e filosofia – Oggettivamente non riusciamo a capire: abbiamo le agibilità e questo rischio sismico elevatissimo. Come docdenti trascorriamo in questo edificio moltissimo tempo, anche più degli studenti, siamo come dei ‘ripetenti’ e ripetiamo ogni anno lo stesso iter”.
Per la prof, “se è vero che c’è il rischio, è come se fosse una risorgiva carsica, che cosa succede? Siamo confusi, abbiamo fatto delle richieste di chiarimenti e nessuno ci ha risposto, adesso vediamo cosa si deve fare – ha prosegito – Siamo al centro di un vortice mediatico che non sempre è positivo, viviamo una situazione tra il paradossale con tinte drammatiche”.
La richiesta è chiara e semplice anche da parte dei docenti: un posto sicuro dove lavorare tranquillamente e con serenità.
“Che ci diano un posto sicuro se dobbiamo andare via da qui e che ci mettano nelle condizioni di fare una didattica non solo essenziale, siamo abituati a lavorare con la tecnologia, una didattica innovativa che necessita di spazi, non è più la scuola della penna e del calamaio”, ha concluso la prof.
“C’è stato l’intervento della Protezione civile e hanno verificato la presenza di 4 aule inagibili oltre a un laboratorio – ha rimarcato Laura Lombardo, docente di inglese del liceo linguistico – Noi insegnanti siamo presenti, siamo dalla parte degli studenti e dei genitori esigiamo risposte chiare e urgenti. Noi dobbiamo entrare a scuola come professori per svolgere il nostro lavoro e per non incorrere nella violazione del pubblico servizio. Confidiamo nelle istituzioni cittadine”.
“Parlo a nome di un gruppo di persone, siamo preoccupati – ha rincarato la studentessa Anastasia Chirunet – Non ci dicono che cosa fare e come farlo. Qui non ci sentiamo al sicuro anche in base ai documenti recepiti dalla preside a dicembre. Queste interruzioni ci danneggiano. lunedì ci sono gli scrutini e non tutti hanno abbastanza voti”.




