L’AQUILA – Mancano ancora “4 anni e 10 mesi” come dice lui stesso alle prossime elezioni comunali dell’Aquila, ma è già certo che lo strappo del programma di mandato del sindaco da parte di Giustino Masciocco, consigliere di Articolo 1-Movimento democratico e progressista, messo in atto la scorsa seduta, passerà alla storia come uno dei momenti clou di questa consiliatura, almeno sul piano mediatico.

Un modo per tornare sulla scena e farsi pubblicità in vista delle elezioni regionali, dicono i maligni, “ma mancano due anni e la gente se ne scorda subito”, ribatte lui ai microfoni di AbruzzoWeb, senza smentire, peraltro, le ambizioni di una candidatura all’Emiciclo di cui si parla da tempo.

Anche se c’è un problema: “Potrei stare in coalizione con Luciano D’Alfonso? No”, assicura, e questo cozza con gli scenari più aggiornati che vedono il governatore uscente sempre più vicino a una ricandidatura.

D’altronde per Masciocco “non esiste più il centrosinistra, i cittadini l’hanno bocciato e non va riproposto: Mdp nasce per unire la sinistra, noi siamo in contrapposizione e in competizione con il Partito democratico perché è questo che vuole la legge elettorale proporzionale con cui si correrà”, gettando, così, un occhio anche alle elezioni politiche, e applicandone le dinamiche a livello locale.

Ma allora perché ha stracciato il documento programmatico che, invece, altri suoi sulla carta colleghi di opposizione hanno legittimato, presentando emendamenti addirittura accolti? “Volevo dare una ‘svegliata’ alla classe politica di questa città dopo la ricreazione, perché hanno vinto le elezioni, ma ora devono amministrare. E io non sono per gli inciuci, non credo nel collaborazionismo”.

Un’altra posizione, quest’ultima, opposta a quella di esponenti anche di spicco come il candidato sindaco sconfitto al ballottaggio, Americo Di Benedetto, o il consigliere postdipietrista Lelio De Santis.