CANISTRO – “Ho convocato questa riunione per svelenire un clima che si è fatto molto pesante, per gestire nel modo meno traumatico possibile questo interregno nella Santa Croce, in attesa della nuova gestione”.
A parlare è Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione, con delega alle crisi industriali, alla vigilia dell’incontro di domani pomeriggio a via Passo Lanciano a Pescara, tra i rappresentanti sindacati e Camillo Colella, il proprietario della Santa Croce di Canistro (L’Aquila), dove si imbottiglia l’acqua minerale distribuita a livello nazionale e dove ieri i dipendenti, che il 21 novembre perderanno il lavoro, nel corso di una giornata convulsa hanno impedito l’ingresso ai numerosi camion che dovevano caricare nello stabilimento le partite di acqua minerale.
A Pescara ci sarà anche Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, che non lesina accuse all’imprenditore e conferma che “l’acqua non sarà fatta uscire neanche nei prossimi giorni”.
Ieri i lavoratori hanno bloccato lo stabilimento prima con un grosso masso, poi con un tronco d’albero, quindi con le macchine, infine sdraiandosi a terra. E hanno anche minacciato il cameraman di Abruzzoweb prendendolo a male parole. Mentre i rappresentanti sindacali dello stabilimento si negano a questa testata, che ha più volte cercato di intervistarli, Trasatti commenta l’episodio, spiegando che “c’ero anch’io durante il presidio, ma non mi sono accordo di nulla, se è così si tratta di un episodio spiacevole, consideriamo però che il clima era di fortissima tensione, il nervosismo era alle stelle, sono cose che possono accadere”.
Nell’incontro di Pescara i sindacati chiederanno a Colella di continuare ad anticipare le spettanze della cassa integrazione. Nessuna speranza invece di bloccare le procedure di mobilità, riaprendo un tavolo di concertazione. La Santa Croce ha 75 dipendenti, di cui una cinquantina da tempo in cassa integrazione: i lavoratori sono scesi in piazza dopo che la mancata intesa sindacale ha ufficializzato i termini delle procedure di mobilità: infatti, a partire dal 21 novembre prossimo, a meno di clamorosi eventi, la società Santa Croce potrà licenziare.
A questa situazione si è giunti al culmine di un muro contro muro caratterizzato da un duro contenzioso giudiziario, tra cui richieste di risarcimento danni, tra la Regione e Colella, il quale ha ripetuto di aver dovuto avviare le procedure di mobilità in seguito ai tanti dinieghi della Regione che ha revocato la concessione e posto i sigilli per irregolarità, sempre negate dall’azienda, del documento di regolarità contributiva (Durc).
L’ente regionale che ha pubblicato il nuovo bando nei giorni scorsi ha accusato la Santa Croce di aver continuato a captare acqua dalla sorgente di Canistro, nei giorni scorsi la procura di Avezzano (L’Aquila), ha dato mandato ai carabinieri di sequestrare la valvola di ingresso della conduttura.
“Se ci fosse di situazione un po’ più serena tra sindacati e proprietà – commenta ad Abruzzoweb Lolli – potremo affrontare anche il tema dell’anticipo della cassa integrazione. Ricordo però che questi anticipi vengono fatti da tutte le imprese nella totalità dei casi che conosco”.
Per quanto riguarda l’ostinazione dei sindacati a non voler far caricare le partite di acqua minerale sui camion, per rifornire i clienti della Santa Croce, Lolli si limita a commentare che “da dicembre la proprietà non può emungere l’acqua delle sorgenti di Canistro, essendo stata revocata la concessione, bisogna vedere se dentro quelle bottiglie ci sono acqua delle scorte, o acqua emunta dopo il termine della concessione, perché nel secondo caso non sarebbe un bene di sua proprietà. Ma questo non spetta a me stabilirlo”.
Non ha dubbi invece Trasatti.
“Diremo ancora no al trasporto delle partite di acqua – conferma il sindacalista – fuori dallo stabilimento, perchè riteniamo che quell’acqua non sia la sua. Colella deve togliersi dalla testa di poter fare quello che vuole. La Regione ha fatto precisi atti per impedire l’utilizzo, revocando la concessione. E aggiungo che l’utilizzo di un bene pubblico come l’acqua, deve rispondere ai principi di pubblica utilità e deve avere risvolti sociali che riguardano il territorio e i lavoratori. Per questo la soluzione della vertenza sarà il bando per una nuova gestione che, come chiesto da noi, ha posto come condizione per chi vincerà quella di garantire adeguati livelli occupazionali, e il reimpiego degli attuali addetti”.
“Chiederemo – aggiunge Trasatti – all’imprenditore di pagare quello che deve ai lavoratori. Finora Non ha rispettato l’impegno di anticipare la cassa integrazione. Colella ieri ha detto che è lui in questa vicenda a pagare il prezzo più alto. Io gli ho risposto che non è vero, a pagare sono soprattutto i lavoratori”.
Ieri, in una nota, Colella, si era detto, noinostante quello che era accaduto fiducioso del fatto che “prima o poi la quindicina di dipendenti della Santa Croce che manifesta, possano capire la responsabilità di questa situazione che mette in difficoltà tutti, non e’ certo della proprietà”.
Trasatti replica stizzito che “a manifestare sono tutti i lavoratori, uniti e compatti, e tutto il paese è con loro”. (f.t.)






