L’AQUILA – Prima c’erano macerie e silenzio, ora almeno nel centro storico dell’Aquila, molto meno in quelli delle frazioni, ci sono cantieri, il brulicare operoso, decine e decine di gigantesche gru che svettano sopra la città. All’odore acre della muffa e dell’abbandono si sta sostituendo quello della calce e del cemento. In quella che è stata per anni la zona rossa invalicabile, ci sono oggi migliaia di operai, tecnici e ingegneri provenienti da tutt’Italia e da mezzo mondo.

A raccontare questa metamorfosi della città è “All’Opera. Volti e storie dai cantieri della ricostruzione aquilana”, libro fotografico curato dall’associazione L’Aquila che cambia e dallo studio Comunico. Patrocinato dall’Ance Giovani L’Aquila, presentato all’Auditorium dell’Ance dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, dal presidente di Ance L’Aquila Gianni Frattale, il presidente del Comitato di Ance Giovani L’Aquila Pierluigi Frezza. E ovviamente dagli autori del libro: il fotografo Luca Bucci, e i giornalisti aquilani, Nello Avellani, Roberto Ciuffini, Mattia Fonzi e Alessandro Tettamanti.

“E’ un viaggio – spiegano gli autori della prefazione – attraverso le storie e i volti di chi L’Aquila la sta ricostruendo giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo raccontate direttamente  dalla viva voce dei protagonisti. Un viaggio durato alcuni mesi, che ci ha portato in quattordici diversi cantieri, dislocati tra il centro la periferia e le frazioni”.

E ancora, “in tutti coloro che abbiamo intervistato abbiamo ritrovato non solo la stessa passione e la stessa dedizione per il lavoro ma anche la consapevolezza di essere coinvolti in un processo più grande, di respiro più ampio, uno di quei compiti che è esagerato definire epocale, far rinascere una città”.

All’Opera si inserisce in un nuovo filone della lettura e narrazione del post-sisma che ha come precedente ad esempio il progetto fotografico di Claudia Pajewski, “Le mani della città”, culminato con una mostra  all’Asilo Occupato dell’Aquila che si è concluso il 30 aprile scorso.

“Mai come nel cratere sismico aquilano – scrive nella prefazione Pierluigi Frezza – si era visto, a popolare le vie di una città storica, un tale esercito di imprese, con le sue maestranze, i suoni, i mezzi meccanici, le voci, la polvere. In questa città transitoria i protagonisti, le ombre che si muovono dietro i teli delle impalcature,  rischiano di restare sconosciuti. Come per il teatro, dove resta in mente il nome del regista e degli attori, mai del macchinista, dell’attrezzista o del capocomico”.