L’AQUILA – “Il 30 marzo 2009 c’è stata una telefonata che ha dato il via a una mistificazione mediatica che ha causato la strage del 6 aprile, ma senza verità non ci sarà ricostruzione”.

Così davanti a oltre 500 persone Vincenzo Vittorini, consigliere comunale dell’Aquila e parte civile al processo contro la commissione Grandi rischi, nel corso dell’iniziativa “Tutti convocati per una giustizia italiana che non dimentichi la strage del 6 aprile”, in riferimento alla telefonata che ci fu sette anni fa tra l’allora assessore regionale Daniela Stati e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

Quest’ultimo, come si ascolta nella chiamata intercettata, prospettò una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente” annunciando la convocazione, per il giorno seguente, della commissione Grandi rischi.

“Mi aspetto che L’Aquila risponda oggi e non dimentichi perché non possono essere in pochi a cercare la verità, la verità di una strage”, ha aggiunto Vittorini.

Con lui altre parti civili pesantemente colpite negli affetti dal sisma, come Maurizio Cora, Massimo Cinque (presidente dell’associazione 309 Martiri) e Pier Paolo Visione.

Presenti tra il pubblico il vice sindaco, Nicola Trifuoggi, alcuni assessori comunali come Pietro Di Stefano, Fabio Pelini, Giovanni Cocciante e Betty Leone, consiglieri di maggioranza e opposizione, ma non il sindaco, Massimo Cialente, contro il quale Vittorini ha polemizzato più volte in questi 4 anni di consiliatura. 

In avvio dell’evento sono state proiettate le immagini del funerale di Stato del 10 aprile 2009 e il video di una canzone di Alessandra Cora, figlia dell’avvocato Maurizio, morta tra le macerie del crollo dell’edificio in via XX settembre 79.

Parenti delle vittime hanno indossato maglie con le scritta “Rassicurato. Avevo 20 anni”,”Rassicurato. avevo 16 anni”,e con altre età delle vittime. 

Contro la Grandi rischi si è celebrato negli ultimi 6 anni un processo che si è concluso in Cassazione lo scorso novembre, con l’assoluzione definitiva di 6 scienziati (condannati in primo grado) dalle accuse di omicidio colposo e lesioni colpose e la condanna dell’ex vice capo dipartimento Bernardo De Bernardinis a 2 anni di reclusione per aver causato la morte di 13 persone con le sue dichiarazioni rassicuranti.

Con le stesse accuse, dopo una lunga trafila processale, è stato chiesto il rinvio a giudizio di Bertolaso, un procedimento vicino alla prescrizione, prevista a ottobre, con la prossima udienza fissata il 21 giugno. Bertolaso, candidato sindaco di Roma, nei mesi scorsi ha detto comunque di voler rinunciare alla prescrizione.

“Nella notte tra il 5 e 6 aprile eravamo in casa – ha ricordato Vittorini -. Qualcuno ha stravolto un nostro atavico istinto, quello di metterci in salvo”, ha aggiunto in riferimento alle presunte rassicurazioni della Cgr, smentite dalla Suprema Corte nelle motivazioni depositate lo scorso 24 marzo.

“Lo Stato ha ribaltato una sentenza di un giudice coraggioso – ha detto ancora in riferimento alle condanne iniziali del giudice monocratico Marco Billi -. Siamo stati delegittimati. Non ci interessa nulla dei risarcimenti”, ha aggiunto in riferimento alle cause civili a loro volta pendenti.

In un silenzio di tomba viene mandato quindi in onda la telefonata la Stati e Bertolaso,  subito commentata da Vittorini.

“Nelle parole di Bertolaso c’è già la teoria del rilascio graduale di energia, e Bertolaso ha ordinato che questo fosse detto dagli esperti della Commissione, convocata ad hoc a L’Aquila, ed è quello che ha detto De Bernardinis in un’intervista  subito dopo la Commissione, che si conclude con l’invito a bere un bicchiere di vino e a stare tranquilli. La Commissione grandi rischi –  osserva poi Vittorini –  in 40 minuti ha deciso il nostro destino. La Stati al termine della commissione in conferenza stampa ha detto ‘grazie delle vostre parole posso andare a rassicurare’. Perché gli scienziati della Commissione non gli hanno detto qualcosa, non l’hanno fermata, non hanno smentito?”.

Anche l’audio dell’intervista di De Bernardinis è stata mandata in onda.

“Per noi – incalza Vittorini – non è omicidio colposo, è qualcosa di più: Bertolaso è un ‘incauto idiota’, termine usato dal pm per definire Francesco Schettino, colpevole di aver provocato il naufragio della nave Costa Concordia che causò 32 morti all’isola del Giglio”.

E ancora: “Lo Stato italiano ha giocato sporco, si è schierato con la Protezione civile e con la Commissione grandi rischi. Nelle carte e nei fatti c’è però una verità diversa, rispetto alla sentenza della Cassazione, grazie a cui, apparte De Bernardinis, tutti gli imputati ne sono usciti puliti, ma solo per cavilli giuridici”.

Poi lo sfogo rivolto anche ai concittadini: “se fuori dall’aula del tribunale ci fossero state 5 mila persone, mentre noi eravamo dentro, come nel processo della strage del treno di Viareggio, un giudice non  avrebbe mai potuto dire che era un processo come un altro”.

A dare ragione a Vittorini, a margine della manifestazione, Trifuoggi, ex magistrato.

“L’essere stato magistrato per molti anni- ha detto ad Abruzzoweb –  mi aiuta a capire meglio tante cose che sono successe e che qui sono state dette. Non condivido nella forma quello che dice Vittorini, ma nella sostanza sicuramente si, e qui la sostanza è che le persone sono morte perchè sono state tranquillizzate, da chi aveva il dovere semplicemente di dire ‘non ti posso dire nulla, non posso prevedere nulla, fai come credi’. Ecco, sarebbe bastato questo”.