L’AQUILA – Il “tunnel intelligente” dei nuovi sottoservizi dell’Aquila esiste veramente, in alcuni casi è già posizionato nel sottosuolo e con un po’ di pazienza rivoluzionerà il modo di svolgere i lavori e condurre le reti idrica, elettrica, Internet e fognaria nel cuore della città.

Ma alcuni tratti sono bloccati dalla necessità di verificare ritrovamenti archeologici anche relativamente recenti, alcuni muri scoperti nel sottosuolo sono perfino intonacati, e intanto a via Sallustio, ferma dall’estate, l’erba è spuntata desolatamente sui lavori fermi.

Una ingente e complicata commessa pubblica: 38 milioni di euro per i 13 chilometri del primo stralcio e 80 milioni complessivi, che per fortuna in altri punti va avanti molto più spedita.

Per “aprire” comunque alla città i lavori, la stazione appaltante, la società di gestione idrica Gran Sasso Acqua, e l’azienda realizzatrice, la società consortile a responsabilità limitata (Scarl) Asse Centrale composta dalla ravennate Acmar e dalle aquilane Edilfrair e Taddei, ha organizzato un tour nel cantiere aperto alle telecamere.

Nel video di AbruzzoWeb si vede il tunnel prefabbricato posizionato lungo via delle Aquile, quella che un tempo portava dal Municipio di palazzo Margherita al Bar Tropical, passando per una cornice di Capestrani o un volume della libreria Ferri, e fa impressione vedere questa e altre strade già sventrate, farcite con i pezzi prefabbricati e ricoperte.

“I sottoservizi con questa tipologia di scelta fatta cambieranno radicalmente il sottosuolo della città – spiega il presidente di Gsa, Americo Di Benedetto – È un’opera molto invasiva, ma disagi dal punto di vista dei dissarvizi non ci sono, come organizzazione del lavoro sono soddisfatto”.

“La scoperta di realtà nel sottosuolo per i compiti della soprintendenza comporta un approfondimento – prosegue – l’impostazione dei lavori già è migliorata e per il futuro speriamo di avere una maggiore celerità delle opere. Bisogna stringere i tempi e collaborare nella maniera più opportuna possibile”.

Il punto viene fatto da Aurelio Melaragni, direttore tecnico Gsa. “Questa prima zona è una palestra, abbiamo fatto circa 350 metri – snocciola – ci sono via delle Aquile, via Patini, via Cavour, via Marrelli quasi completate e un tratto di via Sassa. In via Sallustio abbiamo cominciato e siamo fermi perché aspettiamo il parere definitivo della Soprintendenza”. Quest’ultimo ente era stato invitato all’evento ma, da quanto appreso da Di Benedetto, nessun esponente ha fatto capolino.

L’estate scorsa questo giornale ha mostrato le prime foto dei ritrovamenti che hanno fermato i lavori. All’epoca non si sapeva bene che cosa fossero né di quale epoca, ma ora è tutto più chiaro.

“Sono fondazioni degli edifici abbattuti negli anni Trenta e Quaranta, quando il Vicolaccio è stato allargato ed è divenuto via Sallustio. Niente di particolare pregio”, assicura Melaragni. Nel frattempo, sulla rena con cui è stato ricoperto il tunnel intelligente cresce la vegetazione.

“Questa è L’Aquila diversa da ieri – gongola l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano – Prima ogni volta che si faceva un’opera pubblica bisognava scavare, rompere l’asfalto, fare la connessione, richiudere e immancabilmente diventava una buca e un cedimento. Questo non ci sarà più”.