L’AQUILA – “Al pronto soccorso dell’Aquila stiamo predisponendo percorsi prioritari per persone fragili, anziani e disabili, per evitare loro tempi di attesa eccessivi, ma resta fermo il fatto che al pronto soccorso la priorità deve essere data alle emergenze, ai pazienti in imminente o potenziale pericolo di vita. Per i casi non gravi i cittadini dovrebbero rivolgersi prima di tutto al medico di famiglia”.

A parlare ad AbruzzoWeb è il direttore del pronto soccorso dell’Ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, Luigi Valenti, che non si sottrae dal commentare e fornire chiarimenti in merito ai non rari casi, segnalati anche a questa redazione, di lamentele per gli eccessivi tempi di attesa prima di essere visitati.

L’ultimo di cui ha riferito questo giornale è il caso di una signora di 84 anni che, in pronto soccorso per una lussazione alla mano, codice verde, ha atteso anche 10 ore di fila, riuscendo a farsi visitare solo dopo 3 giorni.

“Può accadere – spiega Valenti – che in determinate giornate, in particolare in estate, si registrino numerosi casi di vera emergenza, ovvero codici rossi e codici gialli, e allora è inevitabile che i casi meno gravi, verdi e bianchi, debbano aspettare di più. Ma dai dati risulta che i tempi di attesa sono assolutamente nella norma e accettabili”.

E i numeri, relativi al primo trimestre 2015, per esempio dicono che per i codici rossi l’ingresso è immediato, non c’è nessuna attesa, per codici gialli dall’accettazione alla vista passano in media 34 minuti, per i codici verdi si deve attendere un’ora mezza, appena un’ora per i codici bianchi.

Dati che vanno letti anche alla luce del grande lavoro che dovrebbe essere svolto da 18 medici, direttore compreso, e da 27 infermieri previsti in pianta organica, ma che a oggi, per motivi di salute e infortuni, sono ridotti addirittura a un terzo. Ogni anno, comunque, i dati sono del 2014, prendono in carico ben 40 mila pazienti, di cui 565 codici rossi, 16.000 circa codici gialli, 18.000 codici verdi, 1.000 codici bianchi.

Per rendere ancor più efficiente il sistema, lascia dunque intendere Valenti, “serve però una rivoluzione culturale che deve partire anche dal cittadino, che in molti casi, per pioli incidenti e patologie che rientrano nella ‘normale amministrazione’ dovrebbe in teoria rivolgersi al medico di famiglia, in quanto il pronto soccorso servire solo per le le emergenze”.

A questo uso improprio del pronto soccorso ha contribuito anche la spending review, ovvero i drastici tagli del tasso di ospedalizzazione imposto specie alle regioni commissariate come l’Abruzzo dagli ultimi governi. In Abruzzo, per esempio, non si può sforare il 3,7 per cento di posti letto ogni mille abitanti.

“Con la riduzione di 75 mila posti letto in Italia – spiega Valenti –  il pronto soccorso non si occupa più soltanto di emergenze, deve anche far diagnosi e terapie volte a evitare il ricovero, e rimandare a casa i pazienti senza rischi.  Inevitabilmente aumentano però i tempi di attesa, in particolare per i codici verdi, in quanti i pazienti più gravi restano in pronto soccorso per un tempo più lungo”.