L’AQUILA – “Gestire la ricostruzione è stato un onore, ma anche un onere, che vogliamo continuare a seguire perché ci consideriamo banca del territorio nei fatti e non nelle parole”.
Così ai microfoni di AbruzzoWeb il direttore territoriale Bper L’Aquila Tarcisio Fornaciari, che guida il quartier generale aquilano del sesto gruppo bancario nazionale che nel 2013 ha definitivamente assorbito la storica Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila.
La direzione L’Aquila verrà accorpata in un unico posto di comando con sede a Lanciano (Chieti), la nuova direzione territoriale Adriatica, e proprio questo allontanamento dal capoluogo di regione ha suscitato polemiche: istituzioni e associazioni di categoria, tra le altre cose, hanno rivendicato come la Carispaq poi Bper abbia ricavato grossi vantaggi dalla gestione dei flussi finanziari della ricostruzione post-sisma.
“A fronte di benefici e di un onore a gestire ci sono anche diverse problematiche – spiega Fornaciari – Carispaq è stata l’unica istituzione privata che si è fatta carico del terremoto, mettendo a disposizione le strutture, come l’auditorium e le sale che erano l’unico punto di riferimento in quel periodo”.
Inoltre, prosegue, “la banca si è aperta ancora di più alla città, ha studiato i finanziamenti con Cassa depositi e prestiti per agevolare tutte le operazioni, ha seguito la propria clientela. Lo doveva fare, lo ha fatto, era l’unica istituzione che lo poteva fare – prosegue – La banca ha intermediato queste cifre anche in maniera superiore a quanto riportato sui giornali”.
Fornaciari però poi sottolinea che “i mutui della Cassa depositi e prestiti vengono rimborsati con il credito di imposta della banca, ma quando c’è, questo credito! Quando non c’è, rimane nei libri della banca”.
“Abbiamo allargato all’intero gruppo, siamo andati sul mercato, chiedendo autorizzazione al ministero dell’Economia per scontare questo credito di imposta presso altre istituzioni – continua ancora – però questo ha dei costi, non è sempre una cosa semplice”.
Si pone anche poi il problema della raccolta. “La raccolta ‘del terremoto’ la vado a cercare, seguo i miei clienti e questo mi consente di fare operazioni con le imprese, che vado a cercare una per una – evidenzia il direttore – ma la raccolta in eccesso, se la porto in Bce, perché la mia valvola di sfogo è quella, mi chiede un costo e io pago”. (alb.or.)






