L’AQUILA – “Non ci sarà prima della fine del 2015 il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco alla Perdonanza Celestiniana”.

La ‘doccia fredda’ arriva ai microfoni di AbruzzoWeb da parte di Errico Centofanti, studioso aquilano che nel 1983 ha fatto rinascere, per volontà dell’allora sindaco, Tullio De Rubeis, la parte storica e culturale dell’annuale giubileo aquilano del capoluogo abruzzese.

Per 10 anni Centofanti ha svolto il ruolo di sovrintendente unico dell’evento, e in occasione del trentennale della Perdonanza moderna, celebrato quest’anno con la 720ª edizione dal 1294, ha risposto alle domande di questo giornale per fare un bilancio e capire che cosa va e che cosa ancora non funziona dopo tre decenni di tentativi.

“La data fissata per l’esame delle candidature è a novembre 2015. Lì verrà stabilito se la candidatura presentata dall’Italia verrà accolta o meno”, fa notare, rimandando, quindi, la griffe dell’Unesco all’edizione 2016, al contrario di quanto si è sempre detto in questi mesi.

Che cosa manca alla Perdonanza, dopo 30 anni ancora spesso ignota a Pescara come Avezzano, seppure in teoria dovrebbe essere una festa cristiana (ma con aspetti laici) di primo livello? Perché è ancor più sconosciuta nel mondo?

“Eventi come questo, che hanno un radicamento plurisecolare nella storia e nella tradizione, hanno una fondamentale esigenza per essere riconoscibili e attrattivi a tutti i livelli, compreso quello internazionale: la continuità del modo di essere e la stabilità della formula devono essere salve anno dopo anno”, replica Centofanti.

“Un evento tradizionale conquista l’interesse più ampio possibile se ogni anno è uguale a se stesso pur essendo sempre diverso – insiste – La continuità assicura il fascino e l’attrattiva”.

Di qui il richiamo al suo progetto originario, “non perché è mio, ma perché è stato ragionato, pensato e studiato e successivamente compiuto nell’arco di 10 anni”.

Insomma quella 1983-1993, per Centofanti, “è la fotografia del meglio possibile”, prima che la Perdonanza diventasse “Belle Epoque”, negli anni di Biagio Tempesta sindaco, con grandi nomi e grandissimi debiti, e “Cenerentola” da quando la fascia la indossa Massimo Cialente, budget risicato e cartellone moscetto.

“Dopo il periodo in cui ho curato la ricomposizione della Perdonanza dal punto di vista civile, tutto quello che è avvenuto ogni anno ha tentato di modificare, discostarsi dal progetto che si era definitivamente assestato in una formula che ha avuto un successo che è agli atti – prosegue impietoso l’ex sovrintendente – Ma la tradizione è attestata negli statuti medievali del Comune sui quali è stato costruito il mio progetto. Quella è la tradizione e su quello si è costruito il modo di farla rivivere nel tempo d’oggi”.

Di qui la raccomandazione per il futuro. “Se si pensa di fare della Perdonanza un evento internazionalmente riconosciuto, le invenzioni estemporanee lasciano il tempo che trovano e non aggiungono nulla – ammonisce – Serve una fase di studio e preparazione con la più ampia partecipazione e poi una ‘mente’ capace di governare la realizzazione dell’evento, questo vale dalla guida di una nazione alla gestione di un condominio”.

In questo modo, per Centofanti, non finirà come con la candidatura a Capitale europea della cultura 2019, guidata da lui stesso e che ha visto il capoluogo abruzzese escluso rispetto ad altre concorrenti italiane, secondo quanto si è appreso per dossier con traduzioni e documentazione carente.

“Mai è stato vero che mancasse parte della documentazione o altro – assicura l’ex coordinatore – Se il governo di qualunque composizione avesse ritenuto che L’Aquila nel 2019 avrebbe dovuto presentare un volto sostanzialmente ricostituito nella sua integrità, non vi sarebbe stato alcun dubbio che avrebbe appoggiato l’avanzamento della candidatura”.

“Così non è stato e questo dimostra che il governo non ha alcuna intenzione di fare quello che l’interesse del Paese richiederebbe, ricomporre nella sua integrità, e non solo in qualche bel palazzo, il centro storico dell’Aquila”, conclude.